Annunziante il Regno di Geova
Annunziante il Regno di Geova
Venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo cosi in terra.
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Nuovi Cieli e Nuova Terra
 
    La creazione di nuovi cieli e nuova terra è ora in corso. Questa è un'ottima ragione perché le persone che desiderano verità, giustizia, libertà e vita pacifica e felice trabocchino d'incontenibile gioia. Dopo quasi seimila anni di umani dolori sofferenze e morte, l'eterna liberazione è infine vicina e si compirà in questa generazione. Dinanzi a loro è un puro, giusto e sano nuovo mondo ed essi vi possono entrare. Ora, mentre le prospettive di questo vecchio mondo sono del tutto disperate, è tempo che le persone desiderose di vivere in condizioni perfette s'informino per accertare se questa sorprendente buona notizia è vera. Se è vera - e se ne può mostrare la veracità nel modo più autorevole - è soltanto logico che l'accettino facendosi guidare da essa nella loro attuale condotta. A causa della brevità del tempo, è urgentissimo che agiscano così. Questo non farà condividere loro la sicura distruzione del condannato vecchio mondo e garantirà la gioiosa entrata nel nuovo mondo che durerà per sempre con benedizioni per i suoi abitanti.
    La creazione di nuovi cieli e nuova terra avviene in maniera assai diversa da come la suppongono uomini orgoliosi. L'inconsistenza delle loro idee mostra a questo proposito che non la capiscono e che hanno molta presunzione confidando erroneamente in ciò che possono fare semplici uomini di questo vecchio mondo. Nel gennaio del 1918, alcuni mesi prima della fine della prima guerra mondiale, il Presidente degli Stati Uniti, propose per il mondo del dopoguerra la Lega delle Nazioni. L'organizzazione religiosa protestante, il Consiglio Federale delle Chiese di Cristo d'America (sostituito nel 1951 dal Consiglio Nazionale delle Chiese di Cristo degli Stati Uniti d'America), si espresse a favore della proposta. Rivelando come considerava le questioni d'importanza universale, il Consiglio religioso pubblicò nel gennaio del 1919 questa dichiarazione:
    “E venuto il tempo di organizzare il mondo per la verità, per il diritto, per la giustizia e perl'umanità. Per questo scopo noi cristiani esortiamo che alla prossima Conferenza della Pace sia istituita una Lega delle Nazioni libere. Tale lega non è semplicemente uno strumento di pace, è piuttosto l'espressione politica del regno di Dio sulla terra. La Lega delle Nazioni è radicata nell'evangelo. Come l'evangelo, il suo fine è 'Pace sulla terra, buona volontà verso gli uomini'. Come l'evangelo, il suo appello è universale.
    Gli eroici morti saranno  morti invano se dalla vittoria non verranno nuovi cieli e nuova terra nei quali abiti la giustizia. -Pietro 3:13
    La chiesa può dare uno spirito di buona volontà, senza cui nessuna Lega delle Nazioni può durare”.
    Con questa dichiarazione il Consiglio delle Chiese predisse che la Lega delle Nazioni sarebbe stata l'espressione politica del regno di Dio sulla terra e avrebbe adempiuto la profezia di 2 Pietro 3: 13 recando nuovi cieli e nuova terra nei quali avrebbe abitato la giustizia. In breve la Lega fu costituita, con l'appoggio della cristianità. Ma adempì essa la predizione del Consiglio delle Chiese? È profetizzato che il regno di Dio durerà in eterno; ma la Lega delle Nazioni, la sua cosiddetta “espressione politica”, fallì e scese nell'abisso d'inattività quando scoppiò la seconda guerra mondiale nel 1939. Non aveva portato una 'nuova terra, in cui abitasse la giustizia', nemmeno fra le nazioni che la costituivano. Gli “eroici morti” delle nazioni che avevano vinto la prima guerra mondiale erano evidentemente morti invano. Nel 1945, sopra il sangue e l'agonia di milioni di altri eroici morti, le Nazioni Unite successero alla Lega delle Nazioni. Dopo anni di attività esse non dannò alcuna speranza maggiore di quella offerta dalla defunta Lega delle Nazioni in quanto a nuovi cieli e nuova terra che verrebbero dalla vittoria della seconda guerra mondiale. Su questa terra non vi è mai stata meno giustizia, né vi è mai stata, più corruzione morale e degradazione umana. Pervenendo all'era atomica, e poi all'èra della bomba all'idrogeno, il mondo del dopoguerra non ha elevato il suo spirito né ha trasformato questa terra in un luogo di bellezza e fulgida speranza per il genere umano.
    Come potrebbero gli uomini di questo vecchio mondo, con l'unione di nazioni e l'appoggio delle organizzazioni religiose della cristianità, creare nuovi cieli e nuova terra nei quali domini la giustizia! Il debole, imperfetto, egoistico uomo non ne ha il potere. Questo è stato ammesso anche dal Presidente americano che fece gettare la bomba atomica su Hiroshima, nel Giappone, e che, nel 1950, in una corsa internazionale agli armamenti diede ordine alla Commissione per l'Energia Atomica di produrre la bomba all'idrogeno e chiese al Congresso Americano la grande somma di denaro necessario. L'anno dopo, come fu pubblicato nel Times di New York dell'8 ottobre 1951, fece questa dichiarazione: “CINCINNATI 7 ott. -Il presidente Truman ha invitato oggi ecclesiastici protestanti che rappresentano più di venti organizzazioni maggiori perché 'volgano i cuori e le anime degli uomini dal rancore e dall'odio all'amore e allo spirito di vera fraternità. In un messaggio letto nella sessione inaugurale degli Uomini della Chiesa Unita, il Presidente ha detto ai laici radunati che mentre attualmente 'potrebbero non avere la speranza di creare nuovi cieli è nuova terra', con la preghiera e col lavoro essi potrebbero 'cercar di lasciare questo mondo in un po' meglio' di come l'hanno trovato”. L'anno successivo, l'esplosione della prima bomba all'idrogeno mise in sconcertante rilievo le parole del Presidente.
    A nessun uomo fu mai concessa l'autorità di creare nuovi cieli e nuova terra. È una presunzione pensare di far questo in qualsiasi tempo, presente o futuro. L'espressione “nuovi cieli e nuova terra” è infatti presa a prestito ed applicata erratamente. Persone fiduciose sono state così grandemente deluse e l'attenzione del genere umano è stata allontanata dal vero e solo creatore del giusto nuovo mondo. Benché le speranze degli uomini che confidano negli uomini crollino nell'amaro insuccesso, la creazione dei nuovi cieli e della nuova terra prosegue verso il pieno adempimento. Uomini fedeli e illuminati che scrutano la giusta fonte di questi attesi avvenimenti vedono la grande opera che si compie e se ne rallegrano. Essi contemplano l'adempiersi dell'antica promessa di queste buone cose. Hanno fede nella stessa promessa dello scrittore ispirato, che diciannove secoli fa scrisse: “Ci sono nuovi cieli e nuova terra che noi aspettiamo secondo la sua promessa, e in questi dimorerà la giustizia”. Questo scrittore fu Simone Pietro, della città di Betsaida. Egli fu un leale seguace e fedele apostolo di Gesù Cristo, e scrisse queste sublimi parole nella seconda lettera che indirizzò ai suoi conservi cristiani, nel capitolo terzo, versetto tredicesimo. Il tempo di attendere tutte queste cose è ora quasi trascorso.
    A quale promessa si riferiva l'apostolo Pietro con la fiducia che non sarebbe venuta meno ma si sarebbe venuta meno ma si sarebbe adempiuta? Non alla promessa di un semplice uomo. Infatti, il profeta “Isaia aveva pronunciato e scritto la promessa più di sette secoli prima che l'apostolo Pietro componesse la sua lettera, ma egli citava per ispirazione il grande Promettitore, che disse: “Ecco io creo nuovi cieli e nuova terra; non si ricorderan più le cose passate, non torneranno più in mente”. (Isa. 65:17, Ti) Chi promette queste cose nuove ne è anche il Creatore. Per questo egli dichiara la promessa come se stesse già per adempierla, nonostante che fosse fatta ventisei secoli prima.
    E chi è questo fiducioso Promettitore e Creatore? Non un innominato “signore”, la cui identità si perderebbe fra i molti personaggi del cielo e della terra che si chiamano “signori”. No, ma egli rivela il suo nome, onde non attendiamo da errata fonte o direzione l'adempimento della promessa; e pone il suo eletto nome prima della dichiarazione della sua promessa, affermando: “Perciò, così ha detto il Signore Geova”. (Isa. 65:13, Yg) Egli è il grande Creatore di tutte le cose, il Fattore dei cieli e della terra. Nei primi duemila anni dopo la creazione dell'uomo fu conosciuto dagli uomini fedeli con quésto nome di “Geova”; ma in seguito per oltre millenovecento anni, a cominciare dal fedele Abrahamo l'Ebreo, ebbe rapporti quasi esclusivamente con gli Ebrei, con gli Israeliti e coi Giudei. Egli è il vivente e vero Iddio.
    Gli Ebrei, gli Israeliti e i Giudei non hanno dato a Dio il suo raro nome. Egli non l'ha ricevuto da alcuna creatura del cielo o della terra. Lo scelse da sé. Se lo diede. Lo dichiarò suo, dicendo: “Io sono Geova, questo è il mio nome; e io non darò la mia gloria ad un altro, né la mia lode agl'idoli scolpiti”. (Isa. 42: 8, AS) Uomini che pretendono conoscere, rappresentare ed adorare Dio hanno avuto vergogna di questo nome; ma il suo esclusivo Possessore non ne ha vergogna. Egli non teme che il suo nome sia conosciuto a causa delle opere che narrano sul suo conto le antiche Scritture Ebraiche, come un ricercato criminale teme di essere riconosciuto a causa delle sue oscure azioni e di amici che lo accusano. Non teme che ad alcuno si farà male se il suo nome viene fatto conoscere rispetto alle sue opere, alle sue promesse e al suo popolo. Non ha scelto un povero nome, ma lo ha già ricoperto di incomparabile gloria e lo glorificherà ancora di più nel futuro.
    Se non avesse un nome personale con cui potremmo parlare di lui e chiamarlo, il terzo dei Dieci Comandamenti dati alla nazione d'Israele mediante il profeta Mosè sarebbe privo di significato. Egli comanda: “Non devi prendere il nome di Geova il tuo Dio in modo indegno, perché Geova non lascerà impunito chi prende il suo nome in modo indegno”. Così, priva di significato sarebbe la preghiera che Gesù Cristo insegna di rivolgere a Dio, dicendo ai suoi seguaci: “Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome”. (Eso 20: 7 e Matt. 6:9, NW) Il comando divino di non prendere il nome di Dio in modo indegno non fu il comando di non pronunciarlo mai, né fu il comando di usare qualche altro nome disapprovato e inferiore, ma fu il comando di non usarlo mai invano. Perché il vero Creatore dei nuovi cieli e terra sia onorevolmente riconosciuto dobbiamo menzionare il suo incomparabile nome “Geova” tutte le volte che le circostanze lo richiedono.

    LA SUA PROMESSA È DEGNA DI FEDE

    La promessa di nuovi cieli e nuova terra è sostenuta da un Personaggio vivente, che ha ampio potere di adempierla per quanto queste cose nuove siano meravigliose. È stolto che il piccolo uomo, il cui telescopio di 500 centimetri, secondo il più recente estimo, scruta le profondità dell'universo fino alla distanza di circa due miliardi di anni luce, dica: “Come sappiamo noi che c'è un Dio? Nessuno di quelli che sono sulla terra lo ha mai visto”. È un bene che il genere umano, dal primo uomo in poi, non abbia mai visto. L'uomo non è fatto in modo che possa vedere Il suo Creatore e rimanere in vita. Quando il profeta Mosè sulla sommità del Monte Sinai, in Arabia, chiese di vedere la sua faccia Geova rispose ivi mediante il suo invisibile rappresentante: “Non puoi vedere la mia faccia, perché nessun uomo può vedermi e restar vivo”. (Eso. 33:20, NW) La nazione d'Israele ai piedi del Monte Sinai fu tanto terrorizzata dall'esteriore manifestazione dell'invisibile presenza di Geova che si faceva sul monte e dalla sua voce che veniva dall'invisibile da dire a Mosè, mediatore tra essi e Dio: “Parla tu con noi e noi ascolteremo, ma non ci parli Dio che non abbiamo a morire”. “Che io non oda più la voce di Geova mio Dio e non veda più questo gran fuoco, onde non muoia”. Iddio disse che si espressero assennatamente parlando così. (Eso. 20:18, 19 e Deut. 18:16,17, NW) Soltanto lo stolto chiede di vedere la persona di Dio per convincersi che esiste. Tutta la creazione che l'uomo percepisce per mezzo dei sensi della vista, dell'udito, del gusto, del tatto e dell'odorato testifica che Dio il Creatore di tutti esiste, perciò tale domanda di vedere prima di credere è senza scusa. — Rom. 1:19, 20.
    La grande verità dichiarata nella sua Parola scritta, che Dio è sempre stato e non ha avuto principio, potrebbe farci sbalordire. Le nostre menti possono difficilmente assimilarla, ma non è impassibile per la ragionevole fede. Non dobbiamo paragonare Dio a noi stessi imponendogli le nostre limitazioni. Poiché è la grande Causa Prima di tutta la creazione egli deve sempre essere stato, nell'infinito passato, in modo che ciò che a noi mortali sembra un lungo periodo di tempo per lui è soltanto un breve intervallo. Pregando, Mosè gli disse: “Avanti che i monti fossero nati e che tu avessi formato la terra e il mondo, anzi, ab eterno in eterno, tu sei Dio. Perché mille anni, agli occhi tuoi, sono come il giorno d'ieri quand'è passato, e come una veglia nella notte”. (Sal. 90:2,4) Mettendo in rilievo la Sua eternità, l'apostolo Paolo pregò: “Or al Re d'eternità, incorruttibile, invisibile, unico Dio, siano onore e gloria per i secoli dei secoli. Amen”. (1 Tim. 1:17, NW) È scritto che angeli giurarono “per colui che vive in eterno”, sì, “per Colui che vive nei secoli dei secoli, che creò il cielo e le cose che sono in esso e la terra e le cose che sono in essa e il mare e le cose che sono in esso”. (Dan. 12:7; Apoc. 10:6, NW) È lui “che abita l'eternità, e che ha nome 'il Santo' ”. (Isa. 57:15) A causa della sua esistenza eterna e della sua incorruttibilità egli sarà sempre il supremo e vero Dio, e tutti i falsi dèi di questo breve tempo periranno mostrando di non esser dèi. Avverrà come scrisse il profeta Geremia: “Ma l'Eterno [Geova] è il vero Dio, egli è l'Iddio vivente, e il re eterno; per l'ira sua trema la terra, e le nazioni non possono reggere dinanzi al suo sdegno. Così direte loro: 'Gli dèi che non han fatto i cieli e la terra, scompariranno di sulla terra e di sotto il cielo'. Egli, con la sua potenza, ha fatto la terra; con la sua sapienza ha stabilito fermamente il mondo; con la sua inteligenza ha disteso i cieli”. (Ger. 10:10-12) Soltanto per il fatto che questo vero e vivente Iddio è senza principio e senza fine il genere umano sarà sostenuto nella vita eterna della nuova terra che egli crea insieme ai nuovi cieli.
    Anche i suoi nemici e quelli che sulla terra dubitano della sua esistenza saranno prossimamente costretti a riconoscere che egli è il supremo e che tutte le creature sono inferiori a lui. La fervida preghiera che si legge nella Sacra Bibbia non gli fu rivolta invano: “Sieno confusi e spaventati per sempre, arrossiscano e periscano, e sappiano che Tu solo, il cui nome è JEHOVA, sei l'Altissimo sopra tutta la terra”. (Sai. 83:17, 18, Co) Per vendicarsi il Supremo Sovrano adempirà questa preghiera del su fedele servitore. Come si conviene alla sua ineguagliata posizione, il suo trono è nei cieli e il nostro globo terrestre è sotto i suoi piedi. “Così parla l'Eterno [Geova] : Il cielo è il mio trono, e la terra è lo sgabello de' miei piedi”. (Isa. 66:1) Il centro dello sconfinato universo è dunque al trono di Dio; non è al centro astrale della grande galassia d'innumerevoli sistemi stellari o galassie che ora esistono entro o oltre la sfera delle facoltà visive dell'uomo. Quale centro creativo, Dio è il necessario fondamento di tutta la creazione. Tutta la creazione gira intorno a lui, alla sua fonte. La forza centripeta di questo vasto sistema di creazioni animate e inanimate attrae verso di lui. Tutto è inseparabilmente unito a lui.
    Poiché Dio esiste ed è supremo, in ogni parte della creazione, alta o bassa, vi dev'essere la teocrazia. Spiegata semplicemente, teocrazia significa “governo di Dio”, cioè l'assoluto governo retto da Dio. Questo significa che la sua creazione è diretta e dominata dalla legge divina. Questa è la formula scientifica che regola tanto i grandi sistemi stellari o galassie che il semplice atomo della materia. La legge naturale, che i nostri scienziati investigano e capiscono a malapena, è soltanto una parte della legge teocratica. Non vi è regione in tutto il cielo e la terra che sia separata dal governo teocratico, dalla giusta sovranità di Dio. Non vi è sistema che sia isolato dall'immenso campo della sua creazione. Non vi è parte della creazione così lontana che egli non possa controllarla. Non sarebbe possibile vivere o esistere in luoghi di isolamento.
    Tutto dipende dal Sovrano Creatore. Le sue universali leggi teocratiche sono più grandi e più alte degli umani mortali. Noi non possiamo arrestare o alterare il processo delle sue leggi, né l'uomo, fornito della bomba atomica e della bomba all'idrogeno, può ora rovinare l'universo del Creatore. Quando si cerca di andare contro gli stabiliti limiti delle sue leggi si crea sempre la nostra infelicità, danno e distruzione. Se ci mettiamo in armonia con la sua legge e col suo ordine teocratico acquistiamo saggezza e intendimento. La nostra vita eterna nel giusto nuovo mondo del Creatore è resa certa.
    Non ci sarebbe possibile conoscere l'intera verità intorno a questo Dio Creatore solo cercando di leggere l'universo visibile come un libro, compreso il cosiddetto “libro della natura”, che dev'essere decifrato o spiegato. Ben sapendo questo, il Creatore si è rivelato con piacere a fedeli uomini indagatori. Per il bene delle generazioni avvenire egli si è costituito Autore e ha fatto scrivere questa rivelazione nelle ispirate Sacre Scritture. La Sacra Bibbia è una sua creazione. Se non l'avessimo, come conosceremmo il nome di Dio, le sue opere miracolose e il suo proposito di creare ora nuovi cieli e nuova terra nei quali abiti la giustizia? Gli scienziati mondani cercano di capire come secondo quali leggi fisiche operano le cose create, ma non imparano mai come opera il Creatore di tali cose. Essi trascurano la Parola scritta dal Creatore, il Libro della sua Legge. Considerandola in base alle credenze e alle tradizioni religiose, criticano la Bibbia, la chiamano antiscientifica e pongono la legge e la materia fisica al disopra della Bibbia. Perciò rimangono in mortali tenebre. Noi non li seguiremo. Noi riconosceremo Dio, il nostro Creatore, e accetteremo la sua Parola.
    Iddio non desidera tenerci nell'ignoranza facendoci dipendere da scienziati mondani. Egli ci dice di interrogarlo riguardo ai suoi propositi e alle sue opere, e di chiedere la risposta: “Così parla Geova, il Santo d'Israele, il suo plasmatore: 'Interrogatemi sulle cose future, sopra i miei figli, datemi ordini sopra l'opera delle mie mani. Io feci la terra, e sopra di essa creai l'uomo, le mie mani distesero i cieli, io diedi gli ordini a tutto il loro esercito”. (Isa. 45:11, 12, Ti; AS) Per seguire questo invito a indagare che viene fatto da Geova il Creatore, ci dobbiamo rivolgere alla sua rivelazione scritta, la Sacra Bibbia, studiandola con l'aiuto della sua organizzazione teocratica. Noi non dobbiamo sfidare con tracotanza il suo diritto e la sua capacità di far accadere le cose come desidera, né comandargli di agire in nostro favore ordinando l'opera delle sue mani, ma dobbiamo chiedere con umiltà e sincerità informazioni e guida domandando con fede una risposta. (Giac. 1:5) Questo noi ora faremo, onde apprendiamo come egli crea i giusti nuovi cieli e terra e come possiamo ottenere la vita eterna in quel glorioso nuovo mondo.