Annunziante il Regno di Geova
Annunziante il Regno di Geova
Venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo cosi in terra.
Questo è il sito ufficiale dell' Associazione Internazionale Testimoni di Geova

Archivio argomenti

 
Creazione del pianeta terrestre
 
    Narrando il grande atto di creazione divina che produsse tutta l'enorme massa di materia impiegatavi, Genesi 1: 1 dà inizio alla Sacra Bibbia, con le parole: “Nel principio Iddio creò i cieli e la terra”.
      Il principio che viene menzionato qui non si riferisce alla creazione dell’invisibile, celeste reame spirituale e alle sue creature. Si riferisce al principio della storia dei pianeti, delle stelle e dei sistemi stellari o galassie che sono alla portata della vista dell’uomo, e del pianeta terrestre che sta sotto i suoi piedi. La, dichiarazione conclusiva di questo primo racconto generale della creazione dice: “Questa è la storia dei cieli e della terra nel tempo in cui eran creati, nel giorno che Geova Dio fece la terra e il cielo”. (Gen. 2: 4) Quanto tempo fa ebbe inizio questa storia dell’universo? La Bibbia non lo dice. La scienza moderna calcola che l’età delle stelle del sistema stellare o Via Lattea, a cui fa parte il nostro sistema solare, sia di tre o quattro miliardi di anni. Poiché Genesi 1: 1 non menziona alcuna data, lascia, che si faccia questo calcolo del tempo o che si corregga in futuro. Mediante apparecchi per misurare il tempo chiamati “orologi atomici” gli scienziati hanno calcolato che l’età della roccia terrestre sia di circa tre miliardi e mezzo d’anni. Tuttavia, vi è un certo numero di fattori relativi al calcolo dell’età della terra con questi mezzi per cui non possiamo esserne sicuri. Quindi la valutazione dell’età della terra fatta con questi mezzi non è completamente degna di fiducia. Il più grande fattore che la scienza moderna trascura nei suoi calcoli e nelle sue investigazioni è Dio, il Creatore. Questo non può far altro che confondere tutti i loro calcoli. “Dalla parola di Jahveh furon fatti i cieli, e dal soffio della sua bocca tutto l'esercito loro”. - Sal. 33: 6, Lu.
      “Iddio creò”. (Gen. 1: 1) La parola ebraica tradotta, “Iddio” é Elohìm. Questo è il numero plurale della parola Elòah, che significa “Dio”. Benché la parole Elohìm sia al numero plurale, il verbo “creò” (ebraico, barà) è al numero singolare, in modo che non possiamo tradurre “Dei creò”, come vogliono fare gli atei. Alcuni vorrebbero tradurre Genesi 1: 1: “Nel principio egli creò gli dèi con i cieli e la terra”, Vorrebbero farlo concordare col poema babilonese della creazione, che dice: “Quando di sopra il cielo non era stato chiamato per nome, la terra di sotto un nome non aveva ricevuto - . . . quando gli dèi non eran nati, non [ancora] chiamati per nome, non essendo [ancora] fissati i loro destini - allora gli dèi in essi furon creati”. Ma il loro tentativo di traduzione rivela una notevole ignoranza dell’ebraico, perché nell’intero racconto della creazione da Genesi 1: 1 a 2: 4 Elohìm ricorre trentacinque volte rispetto a ciò che Dio fece e disse, e ogni volta il verbo è al numero singolare, mostrando che Elohìm è il soggetto del verbo e significa una Persona.
      Molti ecclesiastici seguono i pagani credendo ad una trinità. Nel titolo plurale Elohìm cercano di vedere una prova del loro insegnamento che ci siano “tre persone in un solo Dio”, cioè Dio il Padre, Dio il Figlio e Dio lo Spirito Santo. Ma, elohìm significa “dei” soltanto quando le Scritture si riferiscono con questa parola plurale alle false divinità pagane. I pagani Filistei davano il titolo elohìm al loro dio-pesce Dagon. (Giud. 16:23, 24; 1 Sam. 5:7) Se ora i trinitari sostengono che quando si usa Elohìm con un verbo singolare si vuol dire che ci siano tre Persone coeterne, coeguali, in un solo Dio, la stessa cosa deve dirsi riguardo al dio-pesce Dagon: egli dev’essere tre persone in un solo dio. Inoltre, c’è la parola ebraica (adòn) che significa “padrone” o “signore”. Nelle Scritture essa è spesso adoperata nella sua forma plurale (adonìm) per indicare un uomo o una persona, come in Genesi 24: 9, 10, 51; 39: 2-20; 40: 1; 42: 30, 33; Esodo 21: 4, 6, 8; Giudici 19:11, 12; Isaia 19:4; Malachia 1: 6. Il numero plurale di un titolo è in tal modo adoperato per indicare una sola persona, per qualificarne l'eccellenza, le maestà e le superiorità. In modo simile, Elohìm, quando si riferisce al Creatore, è il plurale di maestà, eccellenza e supremazia; non vuol dire che egli sia una misteriosa trinità. In armonia con questo fatto la Versione greca dei Settanta2 delle Scritture traduce Elohìm col titolo singolare ho Theòs, e la Vulgata, latina col singolare Deus. Perciò Elohìm si collega prima di tutto con la creazione. Egli è il Creatore.
      Il suo ispirato racconto della creazione prosegue: “Or la terra era informe e vuota e tenebre coprivano le superficie delle ondeggianti acque, e la forza attiva di Dio andava e veniva sulla superficie delle acque”. - Gen. 1:2.
      “La teoria una volta molto nota che il globo terrestre avesse avuto un'origine secondaria, cioè che la sua massa si fosse staccata de quelle del sole a causa della forza di attrazione di qualche sole più grande che sarebbe passato vicino, e stata ora abbandonata da quasi tutti gli scienziati. La Bibbia non suggerisce tale teoria di attrazione rispetto alla creazione della terra. La teoria scientifica dice tuttavia che ad un certo punto del suo sviluppo la terra era una incandescente palla luminosa formata di gas che infine si liquefecero e quindi si solidificarono. Vi fu dunque un tempo in cui la terra nascente era un radioso globo di roccia fusa e non esisteva la sua solida crosta. In seguito a processi interni questo sferoide fuso fu circondato da una densa atmosfera di aria, vapore acqueo e, probabilmente, alcune altre sostanze assai vaporizzate. La scienza dice che la terra fu circondata da un “avvolgimento liquido”. Tutto questo sarebbe avvenuto prima dei sei giorni creativi nei quali Dio preparò la terra per farla abitare dalle creature umane. Senza descrivere come ebbe luogo, il suo racconto afferma che ondeggianti acque coprivano il globo. Sotto quel grande abisso acqueo era la dura crosta della terra. Si comprende che il calore interno della terra riscaldava ancora quelle acque, ma in esse non esisteva alcuna forma di vita, non vi era alcun organismo unicellulare né vita di vegetazione subacquea. Quando il Creature guardò a questo punto la terra, la superficie delle acque era informe, cioè priva di particolare aspetto, essendo vuote. Al disopra della loro superficie non si ergeva nulla.
      Le tenebre coprivano la superficie delle ondeggianti acque. Come mai? A causa della volontà di Dio. “Io sono Geova, e non ve n’è alcun altro; io formo la luce, creo le tenebre”. (Isa. 45: 6, 7) In una lezione sulla creazione Geova chiese al paziente Giobbe: “Chi chiuse con porte il mare balzante fuor dal seno materno, quando gli detti le nubi per vestimento e per fasce l’oscurità?” (Giob. 38: 8, 9) E noto che nella nostra Via Lattea o Galassia ci sono regioni difficili a osservarsi le quali son nascoste agli occhi umani da strati di polvere cosmica, che nemmeno il telescopio di 500 centimetri posto sul Monte Palomar, in California, riesce a raggiungere, sebbene il “cieco” radio-telescopio vi penetri. E possibile che con tali mezzi Dio Onnipotente avvolgesse la terra coperta d’acqua e vapore in una fitta oscurità, fino al momento stabilito. Nonostante le tenebre “la forza attiva di Dio andava e veniva sulla superficie delle acque”. La traduzione di Ferrar Fenton dice: “Ma il respiro di Dio soffiava sopra la sua fluida faccia”. (Gen. 1: 2) L'espressione “forza attiva” traduce qui la parola ebraica rùahh. An American Translation la rende “un vento tempestoso”, che avrebbe disperso la densa nuvola di vapore in cui era avvolta la terra. “Vento tempestoso” non rende altro pensiero che la forza di un burrascoso vento che soffiasse sopra le acque. E vero che rùahh viene dai traduttori reso in altri luoghi “raffica, respiro, tempesta, vento, spirito”; ma il movimento di questo rùahh causava più che la semplice agitazione della superficie dell’acqua come se fosse stata investita, da vento impetuoso. Vi era l'invisibile “forza attiva” del Creatore, non necessariamente violenta o rumorosa, che operava per adempiere la sua volontà. Essa non era la supposta terza persona di un'immaginaria, antiscritturale “trinità”.

      PRIMO GIORNO
 
      “E Dio disse: ‘Si faccia luce’. Quindi si fece luce”. (Gen. 1: 3) Questo comando divino relativo alla nostra terra segnò il principio di una nuova epoca nota come la “settimana creativa”. Allora, l’ostacolo che causava l'oscurità si allontanò o disciolse e raggi di luce giunsero fine alla volta di vapore che stava sopra la terra. Certamente era la luce del sole, di cui la terra e un satellite. Essa non giungeva ancora sino alle ondeggianti acque che ricoprivano la terra. “Poi Dio vide che la luce era buona, e Dio fece la divisione fra la luce e le tenebre”. (Gen. 1:4) Questa separazione della luce dalle tenebre indica che la terra ruotava mentre girava intorno al sole. In questo racconto della creazione e nel resto della Bibbia non c’è niente che insegni l'opinione geocentrica della terra., cioè che la terra sia il centro dell'universo e che i corpi celesti, sole, luna e stelle, girino intorno ad essa, e che la terra sia piana. Tremila anni prima di Copernico e di Galileo Galilei nella Parola di Dio furono scritte le parole di Giobbe: “Egli distende il settentrione sul vuoto, e sospende la terra sul nulla”. (Giob. 26: 7) Oppure: “Egli distende l'estensione settentrionale, e sospende la terra sullo spazio!” Questo fatto addita il suo movimento di rivoluzione intorno al sole. In armonia con questo è la successiva dichiarazione ispirata che si legge in Isaia 40: 18, 22: “A chi dunque avete voi rassomigliato Dio? ... Egli è che siede sopra il globo della terra”. Oppure: “Che Egli siede sopra la rotonda terra”. Poiché la terra riceveva la luce del giorno soltanto dal sole, la luce sulla terra era separata dalle tenebre; e poiché la terra ruotava sul suo asse, entrambi gli emisferi, orientale e occidentale, avevano alterni periodi di luce e di tenebre.
      La scienza  moderna non sa ancora che cos'è la luce. Non ne conosce il Creatore, intorno a cui è scritto: “Dio e luce e in unione con lui non ci sono tenebre alcune”. (1 Giov. 1:5) Ma il Creatore lo sa ed egli vide che la luce era buona per le creazioni terrestri che ne avrebbero avuto bisogno per vivere. “E Dio cominciò a chiamare la luce Giorno, ma chiamò la tenebre Notte. E si fece sera e si fece mattina, il prima giorno”. (Gen. 1: 5) Iddio terminò cosi il suo primo giorno creativo.”‘ Si sostiene accanitamente che siccome i giorni creativi, dei quali questo era il primo, son numerati, la lunghezza di ciascun giorno sia limitata alla durata di ventiquattro ore. Questo fa sorgere la domanda: Se la sera e la mattina formarono il primo giorno letterale, fu forse la luna, che appare la sera, creata prima del sole del mattino? Inoltre, le tenebre coprivano la superficie delle ondeggianti acque prima del primo giorno; e poiché le tenebre calano la sera prima del mattino o dell’alba, come si fecero le tenebre che coprivano la superficie delle ondeggianti acque più tenebrose di prima, e quando mutarono quelle tenebre primordiali nelle tenebre della sera del primo giorno creativo! Poiché il racconto del quarto giorno creativo parla del sole del mattino prima della luna e delle stelle della sera, perché, nel prime giorno creativo, non si fece mattino e poi sera! Il mattino avrebbe dissipato le primordiali tenebre e ne avrebbe mostrato la fine più che la sera. E per-tanto evidente che nei giorni creativi la sera o il mattino sono figurativi anziché letterali, e devono intendersi in modo diverso dalle semplici tenebre e luce, chiamate Notte e Giorno. “A causa dell'inclinazione del1’asse della terra la lunghezza del Giorno e della Notte è diversa in differenti latitudini della superficie della terra e in differenti stagioni. Ma la sera e il mattino di ciascun giorno creativo hanno la stessa lunghezza di tempo. Questo vuol dire che ciascun giorno creativo ha la stessa lunghezza. Ma se non è lungo 24 ore, quante è lungo! Come possiamo saperlo? Misurando il settimo giorno, il che ora è possibile. Che un giorno creativo non debba essere considerato come un letterale giorno di 24 ore e mostrato da Genesi 2: 4, che non parla di sei giorni, ma del “giorno che Geova Dio fece la terra e il cielo". Quando esaminiamo Genesi 2:1-3 in quanto al settimo giorno notiamo che non dice come rispetto ai precedenti giorni: ‘E Dio vide che era buono. Così fu sera, poi fu mattina: e fu il settimo giorno’. No, lascia il giorno incompleto. Secondo la New World Translation dice: “Così furono completati i cieli e la terra e tutto il loro esercito. E il settimo giorno Dio completò l'opera che aveva fatta, e si riposò nel settimo giorno tutta l’opera che aveva fatta. E Dio benedisse il settimo giorno e lo rese sacro, perché in esso si e riposato da tutta l'opera che Dio ha creata allo scopo di farla”. Questo concorda con l’argomento del apostolo Paolo, espresso in Ebrei 4: 3-11, che Dio continuava a riposarsi ai giorni del re Davide il salmista e che si stava ancora riposando ai giorni di Paolo nell’era cristiana.
      L’era cristiana si sta avvicinando ora alla sua fine e noi siamo a quasi seimila anni della creazione dell’uomo, da che Dio cominciò a riposarsi o cessò di compiere la sua creazione terrestre;  e dinanzi al genere umano e ora il regno millenario di Gesù Cristo, alla fine del quale egli rimetterà tutte le cose a Dio suo Padre. Quindi, non secondo interpretazione umana, ma secondo l’interpretazione di Dio, il settimo giorno di riposo è di settemila anni.
      Come i profeti ebraici non conobbero tutto il significato di ciò che profetizzarono, cosi gli scrittori della Bibbia non dovettero conoscere per forza la lunghezza del giorno creativo, l'apostolo Pietro mostrò che la parola “giorno" potrebbe significare più che 24 ore, dicendo: “Per Geova un giorno e come mille anni e mille anni come un giorno”_ (2 Piet. 3: 8) Ora noi viviamo nel giorno dell’adempimento della profezia biblica e possiamo capire la lunghezza del settimo giorno di Dio in cui la creazione terrestre cessò. Questo ci aiuta a capire il significato figurativo di una sera e un mattino che formano un giorno creativo. Nel periodo serale le cose sarebbero indistinte, ma la mattina si potrebbero discernere con chiarezza. Ciò che sarebbe avvenuto nel settimo giorno creative di Dio al suo inizio era come una sera tenebrosa, perché dipendeva della condotta di libero arbitrio de1l’uomo. Risultò oscuro in quanto a come sarebbe state un giorno di benedizione. Ma quando l'unigenito Figlio di Dio venne sulla terra per portare alla luce la vita e l'incorruttibilità mediante la buona notizia, il mattino ebbe inizio. Non molto tempo prima della sua venuta, la profezia biblica cominciò ad avverarsi in grandi proporzioni con la liberazione del fedele rimanente giudaico da Babilonia e col loro ritorno alla Città Santa, Gerusalemme, nel 537 a. C. Questo accadeva verso la meta del settimo giorno creativo, o circa 3.500 anni dopo la creazione dell’uomo.
      Questo giorno è quindi come lo descrive Proverbi 4: 18: “La via dei giusti è come la luce che spunta; essa va crescendo fino al giorno perfetto”.
      Simili a queste furono i precedenti sei giorni creativi. Essi cominciarono indistintamente ma finirono con piena luce in quanto a ciò che in ciascun giorno fu determinato e compiuto. Poiché il Quarto Comandamento relativo al giorno del sabato settimanale è basato sul modello della settimana creativa, e perché i giorni della settimana indicati dal Quarto Comandamento son tutti uguali, ne consegue che ciascuno dei giorni della settimana creativa furono pure di uguale lunghezza, di 7.000 anni. Dato che il periodo menzionato in Genesi 1:1, 2 precedette la settimana creativa, questo, secondo la volontà di Dio, rivela che il periodo della creazione originale fu di una lunghezza indefinita, molto più lungo di tutti i 49.000 anni (7 X 7.000) della settimana creativa. La settimana creativa cominciò verso il 46.025 a. C., secondo il calcolo della Bibbia.
 
      SECONDO GIORNO

        Il mattino del primo giorno creativo e era trascorso, ed e tempo che cominci la sera del secondo giorno. “E Dio disse: ‘Si faccia una distesa tra le acque e si separino le acque delle acque”’. (Gen. 116). La scienza attuale dice che, prima della formazione di grandi estensioni d’acqua sulla superficie della terra, tutta la sua acqua era esistita in forma di vapore atmosferico, perché allora la superficie della terra dev’essere stata estremamente calda. Infine la temperatura scese al disotto del grado di ebollizione dell’acqua, e quindi molto vapore si condense e si depose sopra la terra come grande estensione d’acqua, o con grandi piogge o con altri processi. Ma non tutto il vapore atmosferico si depose sopra la terra. Un denso anello avvolgeva il globo terrestre, e non vi era spazio aperto con atmosfera. Iddio vide che era necessaria per i futuri abitanti della terra. A suo tempo egli fece formare una distesa. La sua potenza fu in grado di adempiere la sua espressa volontà: “Iddio fece quindi la distesa e separò le acque che dovevano essere sotto la distesa dalle acque che dovevano essere sopra la distesa. E cosi fu”. - Gen. 1: 7.
      Una gran quantità d'acqua fu dunque innalzata al disopra della superficie della terra e ruotava con la rotazione della terra, come una volta al disopra d’essa. Senza dubbio rifletteva la luce del sole cosi brillantemente come il pianeta che gli uomini chiamano Venere, che finora è avvolto in uno strato di nubi. La Volta acquea era tenuta sospesa non dalla distesa inferiore, ma dal decreto e dalla potenza di Dio. Assieme alla forza di gravita della terra, essa impedì al atmosfera terrestre di espandersi dissipandosi oltre ogni limite.
      “E Dio cominciò a chiamare Cielo la distesa. E si fece sera e si fece mattina, il secondo giorno”. (Gen. 1: 8). La distesa che si creò intorno a tutta la terra in questo secondo giorno, e che Dio chiamò Cielo, non erano “i cieli” dei quali parla Genesi 1:1. Quei cieli furon creati prima del primo giorno creativo e comprendevano tutti i corpi celesti del nostro universo materiale. La distesa che ora si chiamava Cielo fu costituita mediante la separazione degli elementi acquei che erano sopra e intorno alla terra nel secondo giorno creativo. Le acque sospese sopra di essa non racchiudevano alcuna stella dei cieli di fuori. Attraverso questa grande quantità d’acqua che era sopra la distesa, il sole, la luna e le stelle non si vedevano dalla superficie delle acque che erano sotto la distesa, La separazione delle acque di sopra dalle acque di sotto doveva terminare nel tempo stabilito da Dio, per adempiere il suo meraviglioso proposito, ma senza distruggere questa distesa chiamata Cielo.
 
      TERZO GIORNO

        Al principio della storia della creazione ondeggianti acque coprivano l'intera superficie del globo. L'acqua continuò a coprire il globo anche dopo che le acque erano state separate per costituire una distesa atmosferica, fino al termine del secondo giorno creativo. “E Dio disse: “Le acque che sono sotto i cieli si raccolgano in un sol luogo ed apparisca l'asciutto'. E così fu”. (Gen. 1: 9) L'aspetto privo di caratteristiche particolari di questa sfera coperta d'acqua si mutò con la comparsa dell”asciutto sopra le acque. Questo fu certamente causato dalla contrazione e restrizione del globo, che fece sporgere la crosta terrestre in modo che superfici asciutte vennero fuori dalle acque. La circonferenza dell'intera terra in tale maniera diminuì. Le acque poggiavano così sopra la terra; e la terra non galleggiava sopra le acque come alcuni critici religiosi della Bibbia vorrebbero interpretare Salmo 24: 2. La terra era la base del nostro pianeta, e le acque erano semplicemente casuali. Esodo 20:4, 5 dice che le acque erano “sotto la terra”; ma questo significava soltanto che erano sottoterra e non sotto tutta la terra senza alcun sostegno inferiore della terra. In questo il Datore dei Dieci Comandamenti è perfettamente scientifico.
      “E Dio cominciò a chiamare l'asciutto Terra, ma chiamò la raccolta delle acque Mari. E Dio vide che questo era buono”. (Gen. 1:10). Il termine “mari” avrebbe compreso i laghi, in paragone con l'odierno “Mare di Galilea” lungo circa 20 chilometri, i mari di maggiore estensione e i grandi oceani. Oggi gli oceani e i mari coprono tre quarti della superficie del nostro pianeta, ma non sappiamo quanta ne occupava allora nel terzo giorno creativo. Erano esse acque dolci? L'evidenza geologica mostra con chiarezza che nel loro primo periodo erano interamente costituite di acque dolci. La salsedine degli oceani si formò in seguito, quando la terra si prosciugò. Com'è anche oggi, la superficie della terra che sporgeva dalle acque era senza dubbio discontinua. L'asciutto non racchiudeva i mari o oceani, ma i sette o più o meno mari circondavano le superfici di asciutto. Vi era poi un vasto oceano, che poteva arrivare fino ai confini della terra, benché la terra non fosse piana. Staccandosene la persona non cadeva nello sconfinato spazio; s'immergeva nell'acqua circostante.
      Fino ad allora non vi fu alcuna forma di vita nel primitivo mare del globo; e non vi fu alcuna forma di vita sull'asciutto al suo primo apparire. Come ebbe dunque inizio la vita su questo pianeta? Non mediante una cosiddetta “generazione spontanea”. Non cominciò perché le condizioni chimiche e fisiche della materia morta le fossero divenute favorevoli, e perché a caso la ricostituzione strutturale e chimica della molecola di materia morta desse alla vita il barlume di un debole, modesto inizio. Il principio della vita non fu casuale, come non esiste per caso la materia. Fu un miracolo del grande Datore di vita, a cui son rivolte le parole: “Poiché in te è la fonte della vita, e per la tua luce noi vediamo la luce”. (Sal. 36:9) Ma prima si doveva fare una preparazione della rocciosa superficie della terra formando un suolo su cui la vita vegetale avrebbe potuto vivere, sia sull'asciutto che sotto il mare. “E Dio disse: 'Produca la terra erba, vegetazione che faccia seme, alberi fruttiferi che diano frutto secondo la loro specie ed abbiano in sé il proprio seme, sopra la terra”. E così fu”. - Gen. 1: 11.
      Ora vi fu qualche cosa di meraviglioso quando il potere divino impose il principio della vita agli atomi della materia e produsse materia vivente, materia vegetale, materia organica. Fu ora che il regno vegetale ebbe inizio. Ora ebbe inizio la vita dei bacteri; e la formazione della complessa molecola organica non avvenne durante centinaia di milioni di anni, come dicono atei e falsi scienziati, per mezzo della complicata ricostituzione interna di precedente materia morta. Essa fu istantaneamente creata da Dio.
      La dichiarazione di Dio ripartì il mondo vegetale in tre divisioni generali: erba, la più bassa e disseminata; poi vegetazione che faceva seme, divisione più grande e alta ; e infine alberi fruttiferi che davano frutto secondo la loro specie. Tutta questa vita vegetale poteva riprodursi e così mantenere adorna la terra, e poteva anche provvedere il cibo al futuro regno animale. Il carbone presente nei mari primitivi e nella crosta della terra sarebbe stato prezioso per entrambi questi regni di vita. In quel tempo l'aria era senza dubbio satura di carbonio. La funzione che compiono le piante assorbendo l'anidride carbonica dell'aria ed emettendo l'ossigeno sarebbe servita a purificare l'atmosfera e a render libero l'ossigeno che il successivo regno animale avrebbe respirato. Sin dal principio Dio creò le numerose e diverse specie di famiglie vegetali ed impose a ciascuna specie delle limitazioni che non avrebbero potuto essere infrante; ed egli dispose di preservare queste distinte specie facendole riprodurre ciascuna secondo la sua specie. Questa regola divina, che non può esser violata, è espressa dal decreto che gli alberi dovevano dar “frutto secondo la loro specie”. Il regno vegetale non ebbe inizio da una sola pianta originale dalla quale si sarebbero avute tutte le diverse specie. Creando in principio le diverse specie e permettendo che ciascuna specie avesse varie famiglie fu subito rivelata la “grandemente svariate, sapienza di Dio”. (Efes. 3: 10) Egli stabilì un principio che avrebbe seguito creando successive forme di vita.
      Quanta luce solare raggiungesse ora la superficie dell'asciutto per nutrire questa vita vegetale non è indicato. Ma poiché la creazione del regno vegetale ebbe luogo dopo l'apparizione dell'asciutto, essa si verificò indubbiamente al mattino di questo terzo giorno creativo. Quanto mancasse al quarto giorno col suo grande aumento di luce, non lo sappiamo. “E la terra cominciò a produrre erba, vegetazione che faceva seme secondo la sua specie, e alberi fruttiferi che avevano in sé il seme secondo la propria specie. E Dio vide che questo era buono. E si fece sera e si fece mattina, il terzo giorno”. (Gen. 1: 12, 13). Il terzo giorno creativo finì quindi splendidamente, essendo stato adempiuto il suo scopo, non soltanto con la lussureggiante vita vegetale che rivestiva la terra ma con numerose forme di piante sottomarine che adornavano il letto dei mari.

        QUARTO GIORNO

        Mentre comincia il tempo della sera del seguente giorno creativo, ciò che accade può paragonarsi a ciò che avvenne nel primo giorno, quando Dio disse: “Si faccia luce”, e senza contraddizione. “E Dio disse: 'Si facciano dei luminari nella distesa dei cieli per dividere il giorno dalla notte, e siano dei segni per le stagioni, per i giorni e per gli anni. E servano da luminari nella distesa dei cieli per illuminare la terra'. E cosi fu”. (Gen. 1: 14, 15) Non troviamo che questo giorno creativo fosse preceduto da tenebre, che dovessero disperdersi con la luce. Quindi questo differisce da ciò che accadde per comando di Dio nel Primo Giorno. Abbiamo detto che la luce di quel giorno veniva dal sole. Perché, quindi, comandò Dio che nella distesa apparissero dei luminari?
      Prima di questo giorno la parte esteriore del Panello acqueo che avvolgeva la terra aveva ricevuto tutto il calore dei raggi solari. Sotto, l'atmosfera della distesa creata di recente non si era ancora diradata disperdendo le sue tenebre, in modo che la luce che riusciva a penetrarvi era diffusa, e la sua sorgente non si discerneva. Ora Dio decretò un cambiamento. “E Dio fece i due grandi luminari, il luminare più grande che presiedesse al giorno e il luminare più piccolo che presiedesse alla notte, e fece anche le stelle. E Dio li mise nella distesa dei cieli perché dessero luce alla terra, presiedessero al giorno e alla notte, e dividessero la luce dalle tenebre. E Dio vide che questo era buono. E si fece sera e si fece mattina, il quarto giorno”.-Gen. 1:16-19.
      E significativo che rispetto a questi luminari la narrazione adopera il verbo “fare” invece di “creare”. Il sole, considerate per lungo tempo un parente della nostra terra, era stato creato prima del primo giorno creativo. La stessa cosa può dirsi della luna e delle stelle. Essi sono compresi nei “cieli” menzionati in Genesi 1: 1. Ma ora nel quarto giorno creativo Dio fa porre questi corpi celesti in una nuova relazione rispetto alla superficie della terra e alla soprastante distesa. La dichiarazione che “Dio li mise nella distesa dei cieli perché dessero luce alla terra” indica che ora si potevano discernere, come se fossero stati nella distesa, e che la loro luce raggiungeva la superficie della terra con intensità maggiore di quella precedente. Di giorno si vedeva che la sorgente della luce era un luminare potente, e si scorgeva che di notte la luce era diffusa da un luminare più offuscato. Nonostante che l'atmosfera della distesa si fosse diradata abbastanza per creare questo effetto, i chiari contorni e particolari di questi luminari non si vedevano dalla superficie della terra, a causa delle acque che erano state sospese al disopra della distesa nel secondo giorno creativo.
      Il fatto che i due grandi luminari non sono nominati fa pensare che allora non si distinguevano in modo visibile ma creavano un effetto simile alla illuminazione indiretta di una casa. La Bibbia nomina per la prima volta il sole e, poi, per la prima volta la luna non prima del diluvio universale dei giorni di Noè. (Gen. 15: 12; 37: 9) Vi è la chiara evidenza che dopo il diluvio la intermedia massa d'acqua sospesa sopra la distesa si era rotta depositandosi sulla terra. Che facesse più caldo in tutta la terra l'hanno dovuto ammettere anche gli scienziati atei. La geologia mostra innegabilmente che la vegetazione della nostra attuale zona temperata cresceva in luoghi molto vicini al polo nord come l'Alasca, la Groenlandia meridionale, l'Islanda e lo Spitzbergen, e che le piante subtropicali erano in abbondanza più a settentrione, con palmeti perfino nell”Inghilterra meridionale. In modo corrispondente varie forme di vita animale della terra e dei mari si trovavano pure più a nord. Il fatto che depositi di carbone sono stati trovati lungo la costa dell'Antartico viene considerato come prova inconfutabile che una ricca vegetazione copriva un tempo quel vasto continente ora quasi del tutto coperto di ghiaccio. Il generale calore del globo era procurato senza dubbio dalla volta di acque che stava sopra la distesa atmosferica, che faceva passare i raggi di luce e di calore del sole diffondendoli dappertutto, ma che, come una serra, impediva al calore di disperdersi.
      L'irrigazione della vita vegetale della terra era compiuta in questo tempo come e descritta nel più completo racconto della creazione che si legge nel secondo capitolo di Genesi: “Geova Dio non aveva fatto piovere sulla terra e non c'era uomo che coltivasse il suolo. Ma un vapore saliva continuamente dalla terra e innaffiava tutta la superficie del suolo”. (Gen. 2:5, 6) Questo significa che l'umidità saliva dal basso in alto anziché scendere dall'alto in basso in forma di pioggia. Di notte questo vapore si condensava provvedendo con regolarità sufficiente umore alle piante che crescevano. Nonostante che il vapore ascendesse alla luce del giorno, non si vedeva nessun arcobaleno. E scritto che gli uomini videro per la prima volta l'arcobaleno dopo il Diluvio, allorché Dio ne fece un segno per rammentare al genere umane il patto che aveva fatto con loro e gli obblighi ch'essi avevano di ritener sacra la vita animale rappresentata dal sangue. Se l'arcobaleno si fosse sempre visto, sin da quando nel Quarto Giorno apparve il luminare più grande nella distesa che era sopra la terra, privo di forza o effetto sarebbe stato l'atto di Dio con cui ne fece un notevole segno del patto di non annientare più con un diluvio di acque il genere umano sulla superficie della terra. (Gen. 9:8-17) Esso sarebbe stato un gesto comune non nuovo, non il contrassegno di un mutamento, di cose nuove.
      Oltre a dar luce di giorno e di notte, il sole, la luna e le stelle dovevano essere per l'uomo una guida in altri modi, come “segni per le stagioni, per i giorni e per gli anni”. Essi han brillato dall'alto come “segni” dell'esistenza di Dio, della “sua eterna potenza e divinità”; e, mentre si sviluppavano le profezie, son serviti da simboli di attori che prendevano parte alla grande controversia della sovranità universale di Geova. Hanno segnato non soltanto le stagioni, i giorni e gli anni naturali, ma anche quelli che avevano speciale significato nella disposizione teocratica del Creatore riguardo al suo popolo eletto. Benché sian muti e inanimati, essi hanno contribuito potentemente all'universale cantico di lode a cui Salmo 148: 1-6 invita: “Lodate Geova! Lodate Geova dai cieli, lodatelo nei luoghi eccelsi. Lodatelo, voi tutti i suoi angeli, lodatelo, voi tutti i suoi eserciti. Lodatelo, sole e luna. Lodatelo, voi tutte stelle luminose. Lodatelo, cieli dei cieli; e voi acque che siete sopra i cieli. Lodino il nume di Geova, perché egli comandò, e furono creati. Egli li ha stabiliti per sempre, in perpetuo; egli diede loro uno statuto che non passera”.
 
      HA INIZIO SULLA TERRA LA VITA COSCIENTE

        Gli astronomi attuali non conoscono alcun pianeta del noto universo che sia tanto idealmente adatto alla vita di creature intelligenti quanto la nostra terra. Ogni cosa mostra che è la speciale creazione di un Dio intelligente. Egli scientificamente la preparò perché fosse abitata da creature viventi e pensanti, e il suo ispirato racconto della settimana creativa rivela le ordinate opere che compì per tale scopo, Alla fine del quarto giorno aveva creato condizioni perfette affinché la vita di creature coscienti fosse sostenuta dal grande deposito alimentare della terra riempiendo questa terra di movimento e azione.

        QUINTO GIORNO

        Secondo il calcolo della Bibbia si era ora 28.000 anni dopo il principio della settimana, o intorno al 18.025 a. C., per cui la vita animale è recente sulla terra in paragone con le fantastiche supposizioni della “scienza” atea. Le acque non divennero ora la culla della vita dell'uomo, ma della vita di animali marini. “E Dio disse: 'Pullulino le acque di branchi di anime viventi e creature volatili aleggino sopra la terra in seno alla distesa dei cieli”. (Gen. 1: 20). Non vien dato il comando che nelle acque viva una creatura sola per dare inizio alla vita animale, ma branchi di creature di molte diverse specie di famiglie appaiono ad un tratto. Nello stesso tempo creature volatili di molte specie aleggiano non semplicemente sopra le acque, ma “sopra la terra”, contro il netto sfondo della distesa dei cieli.
      Notate ciò che il Creatore chiamò quelle viventi creature delle acque, “anime viventi”. In tal modo il Creatore ci da la sua definizione di “anima”. Ci fa sapere che cos'è un” “anima” terrestre e ci fa sorprendere col fatto che i pesci e i rettili marini sono “anime”. Egli differisce quindi dalla filosofia del paganesimo e della cristianità rispetto a ciò che è l'anima, cioè non dice che sia un qualche cosa di invisibile, intoccabile, intelligente ed immortale, che abiti in un corpo mortale e materiale solo per un certo tempo, e poi se ne vada nel regno dello spirito. Non si può sostenere che il Creatore chiamò gli animali marini “anime” perché una tale supposta “anima” (nèfesc) fosse la loro parte più importante. Poiché la parola ebraica nèfesc deriva dal verbo nafàsc, che vuol dire “respirare”, la parola “anima” (nèfesc) significa qui creatura cosciente che respira. Per essa il Creatore aveva preparato l'atmosfera della distesa.
      Il racconto ispirato si attiene alla definizione di “anima” data dal Creatore quando narra ciò che avvenne per comando divino: “E Dio creò i grandi mostri marini ed ogni anima vivente che si muove, i quali le acque produssero a branchi secondo le loro specie, ed ogni alata creatura volatile secondo la sua specie. E Dio vide che questa era buono”. (Gen. 1: 21). Questa è la seconda volta che il racconto della creazione adopera la parola “creò” una parola adoperata dalle Scritture Ebraiche per dire soltanto ciò che Dio compie. L'uso che se ne fa qui mostra che “creò” non significa sempre, come in Genesi 1:1, produrre qualche cosa dal nulla, ma può significare produrre qualche cosa nuova da materia che già esiste. Questo è ciò che Dio fece nel quinto giorno dando vita ad animali del mare e ad alate creature volatili. Mostrando la sua incomparabile capacità di progettista, egli creò molte specie in una volta, ciascuna specie distinta dalle altre. Fra le creature dei mari in quel tempo vi erano rettili come l'ittiosauro e il plesiosauro, di cui sono stati scoperti i fossili, e il noto pesce coelacanthus, che è stato a lungo considerato estinto ma di cui se ne prese uno nel 1938 ed un altro di diverso tipo al largo dell'Africa sud-orientale nel dicembre 1952. La scienza moderna riconosce l'archeoptèryx come il “primo uccello”, di cui si son trovati i fossili; ma il Creatore non fece soltanto quell'uccello. Egli ne creò molte specie. “Alate creature volatili” non si devono ritenere semplicemente gli uccelli, ma anche grandi creature volanti dei tempi antichissimi, come il pterodattilo con la sua apertura d'ali di oltre sette metri. Queste possono comprendere anche gl'insetti alati, dei quali oggi ve ne sono centinaia di migliaia.
      Iddio si compiacque di ciò che produsse; era buono, come lo sono tutte le sue opere. “E Dio li benedisse, dicendo: 'Crescete, moltiplicatevi e riempite le acque dei bacini dei mari, e le creature volatili si moltiplichino sulla terra'. E si fece sera e si fece mattina, il quinto giorno”. (Gen. 1: 22, 23). Secondo la legge di Mosè, la benedizione che Dio diede al popolo eletto dell'antichità significò che avrebbero avuto abbondanza di cibo e che egli avrebbe benedetto la loro facoltà di riprodursi facendone una nazione popolosa, La benedizione che Dio diede alle creature viventi del mare e dell'aria significò la stessa cosa, esse avrebbero avuto cibo adatto al loro nutrimento e le specie delle loro famiglie si sarebbero grandemente moltiplicate. Il salmista indica questo fatto, dicendo: “Quanto son numerose le tue opere, o Geova! Tu le hai fatte tutte con sapienza; la terra è piena delle tue ricchezze. Ecco il mare, grande ed ampio, dove si muovon creature senza numero, animali piccoli e grandi; Là vogano le navi e quel leviatan che hai creato per scherzare in esso. Tutti quanti sperano in te che tu dia loro il lor cibo a suo tempo. Tu lo dai loro ed essi lo raccolgono; tu apri la mano ed essi son saziati di beni”. - Sal. 104: 24-28.