Annunziante il Regno di Geova
Annunziante il Regno di Geova
Venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo cosi in terra.
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Distrutto il mondo corrotto di quel tempo
 
    Un mondo corrotto si formò quando Adamo ebbe mangiato insieme ad Eva il frutto proibito della conoscenza del bene e del male, mostrando in tal modo di approvare l’atto di disubbidienza e trasgressione che ella aveva compiuto contro la legge di Dio. Per quale periodo sarebbe durato il mondo corrotto di quel tempo? Iddio fece la decisione.
   Era il giorno in cui Adamo aveva mangiato il frutto proibito. Senza che Dio gliene parlasse affatto, la coscienza di Adamo già lo condannava. (Rom. 2 :15) Tutto ciò che ora Adamo poteva attendere per sé e per la moglie era la morte, l'annientamento. L’avrebbe Iddio mutata in una sentenza di tortura eterna onde Adamo ed Eva fossero gettati in un inferno ardente dopo la morte? Se Dio fosse mutevole riguardo alle sue leggi e ai suoi decreti non sarebbe degno di fiducia. Dato che è assolutamente degno di fede, non è possibile che egli muti sotto questo rispetto. La falsa religione della cristianità pretende che egli mutasse la condanna della sua legge in Eden, ma in Malachia 3: 6 (AS) il supremo Giudice dichiara: “Io, Geova, non muto”. Il suo giudizio mostra che egli non mutò.
   Iddio, per mezzo della sua ufficiale Parola, suo Figlio unigenito, doveva ora venire per lasciare che i colpevoli si accusassero e poi doveva pronunciare il giudizio. “Poi essi udirono la voce di Geova Dio che camminava nel giardino alla brezza del giorno, e l’uomo e sua moglie andarono a nascondersi dalla faccia di Geova Dio fra gli alberi del giardino. E Geova Dio si mise a chiamare l’uomo e a dirgli: ‘Dove sei ?’ Infine egli disse: ‘Ho udito la tua voce nel giardino, ma ho avuto paura perché ero nudo e quindi mi son nascosto’ ”. Essendo interrogato, l’uomo diede la colpa del suo peccato alla donna che aveva ricevuta da Dio, e la donna diede la colpa del proprio peccato al serpente. Non vi fu parola di pentimento. — Gen. 3 : 8-13, NW.
   Il cherubino protettore, identificandosi col serpente, si era rivolto contro la sovranità universale di Geova e contro gl’interessi dell’organizzazione universale di Geova. L’organizzazione universale è la donna di Geova o sua moglie in paragone con la perfetta moglie dell’uomo. Il cherubino protettore era uno dei figli o membri di quell’organizzazione universale, ed essa era pertanto sua madre. Con la disubbidienza, Il cherubino aveva quindi disonorato sua madre, la donna simbolica di Dio. Con la sentenza che pronunciò contro l'infedele cherubino, l’originale Serpente, Dio mostrò di aver cacciato quel malvagio, Satana il Diavolo, dalla sua risplendente organizzazione teocratica nelle tenebre di fuori e di aver posto la sua ubbidiente moglie, la sua “donna” o organizzazione, contro Satana il Diavolo, il Serpente. “E Geova Dio disse al serpente: ‘Perché hai fatto questo, sei maledetto fra tutti gli animali domestici e fra tutte le bestie selvatiche del campo. Camminerai sul tuo ventre e mangerai polvere tutti i giorni della tua vita. E io porrò inimicizia fra te e la donna e fra la tua progenie e la progenie di lei. Questa progenie ti ferirà la testa e tu le ferirai il calcagno’ ”.  Gen. 3: 14, 15, NW.
   Iddio non uccise subito il serpente letterale ma lo degradò. Questo raffigurò che Dio non distrusse subito l’infedele cherubino protettore, ma lo degradò, cacciandolo dal monte di Dio, dalla teocratica organizzazione universale dei figli celesti di Dio. Notate che Dio non condannò quel malvagio ad un inferno di fuoco e zolfo, o perché ne fosse il capo o perché vi fosse tormentato. Iddio lo condannò onde la sua testa fosse ferita. Perché non fece Dio frantumare all’istante la testa del grande Serpente da qualche progenie o membro della sua organizzazione celeste della sua donna? Perché il Serpente doveva avere il tempo di fondare una progenie o discendenza. Inoltre il Serpente non avrebbe potuto ferire il calcagno di un celeste figlio di Dio, specialmente dell’unigenito Figlio di Dio, di cui Dio si era servito per creare l’unto cherubino protettore e che era più grande e più potente di quel cherubino. Il Serpente avrebbe dovuto porre l'unigenito Figlio di Dio in una condizione inferiore a quella degli angeli, nella quale avrebbe veramente potuto ferirlo, cioè nella condizione di un uomo sulla terra, su cui egli avrebbe potuto anche mettere alla prova la sua integrità come aveva messo alla, prova l’integrità di Adamo. Fino a quel tempo non vi era stata né la morte né l’uccisione di alcun angelo, e la Parola di Dio dice chiaramente che questo non avverrà fino alla “guerra del gran giorno di Dio l’Onnipotente”, nel nostro giorno.
   In Eden non era il tempo o il luogo di distruggere l’originale Serpente, Satana il Diavolo. Come nel caso del Faraone d’Egitto che resistette al profeta Mosè, Dio avrebbe lasciato che Satana vivesse e s’indurasse sempre più contro Dio e la sua donna, generando la propria progenie di malvagi per combattere contro Dio e la progenie della sua donna. La distruzione a cui il grande Serpente era stato condannato sarebbe avvenuta nel tempo stabilito da Dio, dopo che egli fosse servito a provare secondo il proposito di Dio l’integrità dell’organizzazione universale di Dio e della progenie d’essa. Quindi Satana servi da vaso ‘preparato per la distruzione’. - Rom. 9 ;14-24; 16: 20, NW.
   Se Dio non distrusse subito il grande promotore del peccato nell’universo, non dovremmo attenderci che egli distruggesse subito le prime vittime, Eva e Adamo. Né Dio fece questo. Il suo grande giorno sabatico di 7.000 anni era ora in corso ed egli aveva desistito dalla creazione terrestre. Perciò si astenne dal mettere immediatamente a morte la coppia peccatrice e non creo una nuova coppia umana per riempire la terra con una razza giusta, per assoggettare tutta la terra rendendola simile al paradiso di Eden e per tenere sottoposte le creature inferiori. Dio aveva un modo migliore di questo per adempiere il suo proposito originale e dimostrare la sua supremazia sopra Satana, che voleva pervertire o intralciare il suo proposito. Dio avrebbe fatto trionfare con esattezza il suo proposito originale nonostante qualsiasi ostacolo che il Diavolo avrebbe suscitato, manifestando in tal modo la sua invincibile potenza sopra il Diavolo. Dio avrebbe fatto questo per mezzo della progenie della sua donna che veniva ora promessa.
   Essendo permesso ad Adamo e ad Eva, di vivere nella loro condizione condannata per un certo tempo Eva poteva generare figli, ma ora li avrebbe partoriti con gran dolore, mentre nello stesso tempo il marito l'avrebbe dominata. Iddio non pronuncio la sentenza di morte su di lei, ma su Adamo quale suo capo responsabile. “E ad Adamo disse: ‘Perché hai ascoltato la voce della tua moglie e hai mangiato dell’albero circa il quale ti avevo dato questo comando: “Non ne devi mangiare”, il suolo è maledetto per causa tua. Con affanno ne mangerai il prodotto tutti i giorni della tua vita. Esso ti germoglierà spine e triboli, e tu devi mangiare la vegetazione del campo. Col sudore del tuo volto mangerai il pane finché ritorni alla terra, perché da essa sei stato tratto. Poiché tu sei polvere e in polvere ritornerai’ ”.  Gen. 3: 16-19, NW.
    La morte non significava che un’anima presa dal cielo e racchiusa nel corpo terrestre di Adamo sarebbe fuggita per tornare al cielo e vivervi immortalmente. No! Alla morte Adamo sarebbe tornato in polvere. Il suo corpo era stato preso di qui ed era stato vivificato dalla potenza di Dio in modo che Adamo divenne un’ “anima vivente”. Perciò, quando Adamo fosse tornato in polvere, quell’anima vivente sarebbe morta; era un’anima mortale e Dio poteva distruggerla. La Parola di Dio non ha mai mutato a questo proposito. Più di 3.400 anni dopo il peccato di Adamo, Geova Dio ispirò il profeta Ezechiele onde scrivesse: “Ecco, tutte le anime sono mie; è mia tanto l’anima del padre quanto quella del figliuolo; l'anima che pecca sarà quella che morrà”. (Ezech. 18: 4, 20) Quindi per Adamo la morte significò il ritorno all'inesistenza. “La polvere torni alla terra com’era prima, e lo spirito torni a Dio che l’ha dato”. (Eccl. 12: 9) L’invisibile forza attiva che diede energia al corpo di Adamo si sarebbe dipartita per tornare al suo Datore, Dio, e il corpo sarebbe caduto nella polvere. La peccaminosa anima Adamo non avrebbe più avuto quella forza energetica o spirito nel suo corpo. Egli sarebbe divenuto un’ “anima morta”. - Num. 6: 6 e Lev. 19 :28; 21: 1, NW.
   Adamo non arrecò la morte soltanto su se stesso ma anche su tutta la razza che è stata generata da lui. La Parola di Dio è esplicita su questo: “Per il fallo di un uomo molti son morti, ... Poiché il giudizio ha recato la condanna per un fallo, ... per il fallo di un uomo la morte regno mediante quell’uno come regina, ... mediante un solo fallo è venuta a uomini di tutte le specie la condanna, ... per la disubbidienza di un solo uomo molti furono costituiti peccatori”. (Rom. 5;15-19, NW)  Questa disastrosa conseguenza si trasmise all’intera razza umana, perché la razza che non era ancora stata generata si trovava nei lombi di Adamo quando segui la moglie nel peccato. “Per mezzo di un sol uomo il peccato entrò nel mondo e per mezzo del peccato la morte, e cosi la morte si estese a tutti gli uomini perché essi ebbero tutti peccato”. “In Adamo tutti muoiono”. (Rom. 5: 12 e 1 Cor. 15: 22, NW) Iddio non commise un’ingiustizia, poiché egli non doveva far vivere Adamo ed Eva come condannati peccatori affinché generassero la razza. Iddio manifestò misericordia e tolleranza facendo generare una razza imperfetta e peccatrice. Inoltre, faceva una saggia economia. Come la razza aveva ereditato il peccato e la morte per mezzo di un sol uomo, Dio permeteva che la salvezza fosse giustamente offerta ad ogni specie di discendenti di quell’uomo per mezzo di un uomo fedele, “Cristo Gesù uomo, il quale diede se stesso come riscatto corrispondente per tutti”. (1 Tim. 2: 5, 6, NW) Quindi, a rivendicazione di Dio, “per l’ubbidienza di una sola persona molti saranno costituiti giusti”.—Rom. 5:19, NW.
    Il giardino d’Eden in mezzo al quale si ergeva l'albero della vita non era il luogo in cui i peccatori condannati a morte potessero continuare a vivere generando la loro peccaminosa progenie. Iddio dichiarò questo alla sua ufficiale Parola, suo Figlio unigenito. “E Geova Dio disse: ‘Ecco, l’uomo è divenuto come uno di noi conoscendo il bene e il male, ed ora affinché non stenda la mano e veramente prenda anche il frutto dell’albero della vita, lo mangi e viva per sempre, —’ Quindi Geova Dio lo cacciò dal giardino d’Eden perché coltivasse la terra dalla quale era stato tratto. Così egli mandò via l'uomo e pose ad oriente del giardino d’Eden i cherubini e la fiammeggiante lama di una spada che roteava continuamente per custodire la via dell’albero della vita”.—Gen. 3: 22-24, NW.
   La narrazione non rivela qui la forma visibile all’uomo che fu assunta dai cherubini, benché altrove ce ne faccia una descrizione simbolica. (Eso. 25: 18-22; 1 Re 6:23-35; Ezech. 9;3; 10:1-20; 41:18-25) L’infedele cherubino protettore avrebbe desiderato di condurre Adamo ed Eva in Eden a mangiare dell’albero della vita affinché vivessero come suoi sudditi e adoratori per sempre, ma i cherubini che erano presso l’entrata dell’Eden sostenevano la sovranità universale di Geova. Essi osservarono fedelmente l’ordine ricevuto attenendosi alla donna o organizzazione di Dio.

   SI FORMA LA PROGENIE DEL SERPENTE

   L’originale Serpente, Satana il Diavolo, cominciò a formare la sua malvagia progenie fuori dell’Eden, costituendo una società umana e terrestre secondo il suo egoistico modello. Il primo ad esser nominato come parte della progenie del Serpente fu Caino, il primo figlio di Adamo ed Eva. Egli non provava amore per il fratello minore Abele. “Che ci amiamo gli uni gli altri; non come Caino, il quale ebbe origine dal malvagio e massacrò il suo fratello. E per quale motivo lo uccise? Perché le sue opere eran malvage, ma quelle del suo fratello erano giuste”. (1 Giov. 3: 11, 12, NW; Gen. 4:1-16) Abele dimostrò d'essere il primo testimone di Geova fuori dell’Eden. Sin da quel tempo Geova ha sempre avuto testimoni umani. — Ebr. 11: 4 fino a 12: 2.
    Rimase forse solo Satana il Diavolo nella sua disubbidienza in cielo? No, poiché altri angeli seguirono il suo esempio di disubbidienza e divennero parte invisibile della progenie del Serpente. “Dio non si trattenne dal punire gli angeli che peccarono”. (2 Piet. 2:4, NW) Quando peccarono essi? Non accettando nulla per sicuro, ma consultando la rivelata Parola, siamo informati che questo avvenne al più tardi nei giorni di Noè. Rispetto al Gesù Cristo in forma spirituale è scritto: “E in questa condizione andò a predicare agli spiriti in prigione, i quali una volta erano stati disubbidienti quando la pazienza di Dio aspettava ai giorni di Noè, mentre si costruiva l’arca, nella quale poche persone, cioè otto anime, furono portate in salvo attraverso l’acqua”. (1 Piet. 3:18-20, NW) Il racconto dei giorni di Noè non ci lascia dubbi circa la forma della loro disubbidienza.
   I giorni di Noè cominciarono 599 anni prima del Diluvio, o nel 2.969 a.C. Questo avveniva circa 1.056 anni dopo la ribellione del cherubino protettore contro la sovranità di Geova. Allora vi erano molte donne sulla terra. La prima figlia di Adamo che viene menzionata (ma non nominata) è quella che sposò il suo micidiale figlio Caino. “Nel frattempo divenne padre di figli e figlie. Quindi tutti i giorni che Adamo visse ammontarono a novecentotrent’anni [o settanta anni meno di un giorno di mille anni], poi morì”. (Gen. 4: 17; 5:4, 5, NW) Noè, il nono da Adamo, nacque 127 anni dopo la morte di Adamo.
   “Or avvenne che quando gli uomini cominciarono a crescere di numero sulla superficie della terra e furon nate loro delle figlie, i figli di Dio cominciarono a notare che le figlie degli uomini erano di bell’aspetto, ed andarono a prendersi per mogli quelle che scelsero fra tutte. Poi Geova disse: ‘Il mio spirito non agirà verso l’uomo indefinitamente poiché egli non è che carne. I suoi giorni ammonteranno quindi a centoventi anni’. I Nefilim erano sulla tetra in quei giorni, ed anche dopo ciò, quando i figli di Dio continuarono ad avere rapporti con le ?glie degli uomini e fecero loro dei figli, essi furono i potenti che appartenevano a quel mondo, gli uomini famosi”. — Gen. 6: 1-4, NW.
   Questi ?gli di Dio avevan fatto parte di quei “figli di Dio” che avevano dato gridi di giubilo in cielo quando Dio fondava il pianeta terrestre. (Giob. 38: 7) Il cherubino protettore aveva desiderato usurpare l’adorazione e il servizio della famiglia umana. I figli spirituali di Dio che divennero disubbidienti desiderarono ardentemente la compagnia sessuale delle ?glie della famiglia umana. Gli angeli non si sposano fra di loro. Il loro adeguato luogo di dimora è nei cieli invisibili. Il loro pesto originale e permanente è in un livello spirituale superiore al genere umano, non in un livello umano. Gli spiriti disubbidienti, che in principio erano figli celesti di Dio, divennero scontenti e non trovarono piena soddisfazione nella compagnia dei soli angeli. Il loro desiderio era, rivolto alla tetra e li indusse alla tentazione. No, essi non volevano soltanto ossessionare o impossessarsi invisibilmente delle creature umane, sia uomini che donne. Ma vedendo che le figlie degli uomini erano di bell’aspetto bramarono di avere rapporti sessuali con la loro carne. Volero imitare gli uomini e sposare queste donne inferiori agli angeli, rendendo loro ciò che avrebbero dovuto come mariti. Questo significava che tali ?gli di Dio avrebbero dovuto materializzarsi nella carne, come avevano fatto senza dubbio i cherubini posti all’entrata dell’Eden, e avrebbero dovuto vivere con le loro mogli umane abbandonando il servizio che rendevano a Dio nella sua invisibile e celeste organizzazione teocratica. Il matrimonio di ?glie umane con angeli non era naturale. Quindi, come gli omosessuali di Sodoma che bramarono i corpi dei due angeli recatisi quali maschi a visitare Lot, i disubbidienti ?gli di Dio concupirono la carne femminile per usi contro natura.
   Il discepolo cristiano Giuda indica che quei figli di Dio erano angeli quando mostra. Che anche gli angeli possono allontanarsi dalla condizione di sicurezza o salvezza e assoggettarsi al giudizio di morte: “Gli angeli che non serbarono il loro posto originario ma abbandonarono la loro adeguata dimora li ha riservati con legami eterni sotto ?tte tenebre per il giudizio del gran giorno”. (Giuda. 5-7, NW) Il matrimonio contro natura non produsse angeli per il cielo. Poiché le figlie degli uomini potevano produrre soltanto la specie umana e poiché è la madre che da il corpo (un corpo carnale) alla progenie, il matrimonio contro natura produsse degli ibridi, mostri umani, che avevano statura e vitalità fuori dell’originario a causa dei loro padri angelici. “Essi furono i potenti che appartenevano a quel mondo, gli uomini famosi”. Poiché erano violenti, brutali o oppressivi verso la più debole e imperfetta razza umana furono chiamati Nefilim, che significa “abbattitori”, o coloro che fanno abbattere altri. “E la terra si era corrotta dinanzi a Dio, e la terra si era empita di violenza. E Dio vide la terra, ed ecco! era corrotta, perché ogni carne aveva corrotto la sua via sulla terra”.— Gen. 6:11, 12, NW.
   I disubbidienti “figli di Dio”, padri dei Nefilim, dominavano quindi la terra. Insieme a Satana, che esercitava il suo invisibile potere sopra i1 genere umano e che approvava la condotta degli spiriti disubbidienti, essi formavano un celeste corpo direttivo, “cieli” simbolici sopra il genere umano. Il genere umano moralmente corrotto nelle sue istituzioni sociali, religiose e politiche d’allora formava un’organizzazione terrestre, una terra simbolica. Insieme, questi cieli e terra simbolici costituivano il “mondo di quel tempo”. Esso era corrotto dinanzi a Dio. Come rispetto alla terra ?sica, le sue condizioni erano quelle descritte in 2 Pietro 3: 5, 6 (NW) : “Nei tempi antichi ci furono dei cieli e una terra che stava saldamente fuori dell’acqua e in mezzo all’acqua mediante la parola di Dio, e con quei mezzi il mondo di quel tempo subi la distruzione quando fu inondato dall’acqua”. Questo corrispondeva al modo in cui la terra fu lasciata nel terzo giorno creativo di Dio: Comparve l’asciutto chiamato terra, che “stava saldamente fuori dell’acqua”. Nello stesso tempo era “in mezzo all’acqua” perché le acque che Dio aveva fatto sospendere sopra la distesa si trovavano ancora lassù e impedivano che il genere umano avesse sulla terra una chiara, libera vista del sole, della luna e delle stelle. Ma non sarebbe stato cosi per molto tempo.
   Il fedele profeta Enoc aveva lasciato la scena terrestre nel 3.039 a.C., o 70 anni prima della nascita di Noè; ed ora Noè era divenuto il preminente testimone di Geova e suo profeta. Noè aveva 479 anni quando Dio dichiarò che il mondo di quei giorni sarebbe stato tollerato soltanto per altri 120 anni. In quel mondo non prevaleva la fede nel vero Iddio. Ma Noè non faceva parte di quel mondo. Mediante la sua fede “Noè camminò con Dio”. Quindi fu considerato giusto dinanzi a Dio e ottenne il Suo favore. Nel grande dramma profetico che Dio ora compi furono impiegati (1) Noè come figura profetica di Gesù Cristo, (2) la moglie di Noè come ?gura profetica della congregazione degli unti seguaci di Gesù, e (3) i tre figli di Noè con le mogli come un gruppo profetico raffigurante il fedele popolo di buona volontà verso Dio del nostro memorabile giorno. Di questo parleremo più particolarmente in un prossimo capitolo. Facciamo bene a prestare molta attenzione alle condizioni e agli avvenimenti del giorno di Noè, perché il più grande Noè, Gesù Cristo, fece una profezia intorno al nostro giorno di corruzione e violenza mondiale e predisse: “Come furono i giorni di Noè, così sarà la presenza del Figlio dell’uomo”. (Matt. 24:37, NW; Gen. 6: 8-10) Perciò noi non dovremmo imitare la condotta del mondo, ma quella della famiglia di Noè.
   “In quanto a me”, disse Geova a Noè, “ecco, io porterò il diluvio* di acque sopra la terra per distruggere ogni carne in cui è attiva la forza della vita di sotto i cieli”. Noè ebbe quindi l’ordine di costruire una grande arca o cassa a tre piani, con suf?cienti celle, cabine o scompartimenti, e di condurre nell’arca sua moglie, i suoi tre figli e le loro tre mogli con almeno una coppia di ciascuna specie di famiglia degli animali terrestri e delle creature volatili per preservare tutte queste specie di creature viventi dal diluvio universale. Egli doveva anche mettere nell’arca bastante cibo per nutrire tutte queste forme di vita durante il periodo del diluvio. Questa fu una grande prova della fede e del coraggio di Noè, ma egli la sostenne. “Per fede Noè, dopo aver ricevuto divino avvertimento di cose non ancora vedute, mostrò devoto timore e costruì un’arca per la salvezza della sua famiglia, e con questa fede condannò il mondo, e divenne erede della giustizia che è conforme alla fede”. —Ebr. 11: 7, NW; Gen. 6:13-22, NW.
   Vedendo che Noè e i suoi figli nel corso degli anni costruivano l’arca e apprendendone la ragione gli uomini di quel mondo si fecero beffe della possibilità di un diluvio universale. Così oggi, scienziati si fanno beffe dell’effettivo adempimento di tale catastrofe mondiale. Ma noi abbiamo la testimonianza scritta di tre testimoni oculari di quella paurosa inondazione d’un intero mondo corrotto. Oltre a ciò, Gesù Cristo, che ne fu testimone dall’invisibile reame spirituale, confermò la veracità della loro testimonianza scritta. Noi abbiamo fede per accettarla e citarla. Dopo forse alcuni decenni di lavoro sull’arca essa fu completata nel seicentesimo anno della vita di Noè. Secondo il calendario che abbiamo attualmente venne il mese di ottobre, o il mese ebraico di Bul, il cui nome si crede che voglia dire “pioggia”. Con perfetto calcolo Geova disse a Noè di entrare nell’arca con tutta la sua famiglia e il precisato numero di animali e uccelli, due di ciascuna specie impura e sette di ciascuna specie pura. Noè ubbidì senza perder tempo. “Ed essi andavano da Noè nell’arca, a due a due, di ogni carne in cui era attiva la forza della vita. E quelli che andavano dentro, maschi e femmine di ogni carne, entravano come Dio gli aveva, comandato”. (Gen. 7: 1-10, 13-16, NW) Poi, se qualcuno dal di fuori cercò di entrare nell’arca in quello stesso giorno quando l’acqua aveva cominciato a diluviare la terra, egli “perse la nave”.
   Ma, in modo fisico e scientifico, come poteva avvenire tale inondazione totale nella maniera predetta? Semplicemente ponendo di nuovo l’acqua sopra tutto il globo dove era quando Dio cominciò la sua settimana creativa, come dice Genesi 1: 1, 2. Sem, Cam e Jafet, tre testimoni oculari e superstiti del diluvio, ci spiegano il fenomeno. Il loro racconto scritto afferma: “Nell’anno seicentesimo della vita di Noè, il secondo mese [Bul], il diciassettesimo giorno del mese, in quel giorno si ruppero tutte le fonti della grande volta acquea [o, molte ondeggianti acque] e le cateratte dei cieli furono aperte. E la pioggia cadde sopra la terra per quaranta giorni e quaranta notti. ... il diluvio durò quaranta giorni sulla terra, e le acque crebbero e sollevarono l’arca ed essa galleggiava molto al disopra della terra. E le acque ingrossarono e crebbero grandemente sopra la terra, ma l’arca si teneva sulla super?cie delle acque. E le acque ingrossarono tanto grandemente sopra la terra che tutte le alte montagne che erano sotto tutti i cieli furono coperte. Fino a quindici cubiti le acque salirono sopra le montagne che avevano ricoperte. E questa è la storia dei figli di Noè, Sem, Cam e Jafet”.—Gen. 7: 11, 12, 17-20; 10 : 1, NW.
   Con quelle forze degli elementi il mondo antidiluviano fini subitamente nel termine di quaranta giorni. “Con quei mezzi”, dice 2 Pietro 3:6 (NW), “il mondo di quel tempo subi la distruzione quando fu inondato dall’acqua”. Quando, con la potenza di Dio, “le fonti della volta acquea e le cateratte dei cieli furono chiuse e la pioggia dai cieli si arrestò”, il pianeta presentava lo spettacolo di un globo acqueo. Era come il pianeta appariva prima che cominciasse la settimana creativa di Dio, salvo che alla luce del sole e della luna che ora lo illuminavano chiaramente su di esso galleggiava un’arca ricoperta di catrame, carica di quattro coppie umane sposate e di appaiate coppie delle numerose specie di famiglie dei regni degli animali e degli uccelli, tutti salvati dalla distruzione mondiale. Nelle zone estreme del settentrione e del meridione le acque si erano congelate e s’erano subito formati vasti manti di ghiaccio, gelando molte forme di vita. La vita marina si riversò nelle altre parti del globo sommerso, le balene andarono a sbuffare in cibo che ora è il Vermont, in America, e i pesci volanti saltavano fuori delle acque e i del?ni inarcavano graziosamente i loro corpi sopra le acque.
   In quanta alla terra simbolica, o società umana che viveva secondo le varie disposizioni e i sistemi di cose di quel tempo, fu soppressa con l’acqua. In quanto ai cieli simbolici di quel mondo corrotto, i Nefilim annegarono e i loro padri, i disubbidienti figli spirituali di Dio, non potevano vivere come pesci nei loro corpi umani nelle profondità del diluvio. I loro matrimoni furono sciolti dalla morte delle loro mogli, ed essi furon costretti a smaterializzarsi tornando al loro adeguato luogo di abitazione, ma non al loro posto originale. Perché no? Diavolo, essi avevano cessato d’esser figli di Dio. Erano divenuti demoni, diavoli, e non avevano più relazione con Dio. Non potevano essere riammessi nel loro precedente posto di favore e servizio nell’organizzazione teocratica di Geova, la sua “donna” che aveva generato molti figli spirituali. Essi eran divenuti l’invisibile progenie del Serpente. Ma il gran Giudice Geova non li distrusse allora, come non distrusse Satana il Diavolo al Diluvio. Egli li condannò veramente alla distruzione, ma per punizione immediata li degradò al più basso livello, raffigurato dal Tartaro. Dice 2 Pietro 2: 4, 5 (NW) : “Dio non si trattenne dal punire gli angeli che peccarono, ma gettandoli nel Tartaro, li consegnò ad abissi di fitte tenebre perché fossero riservati al giudizio; e non si trattenne dal punire un mondo antico, ma preservò Noè, un predicatore di giustizia, con sette altri quando portò un diluvio su un mondo di empi”. Quegli angeli peccatori non devono essere preservati e salvati come non lo fu quell’antico mondo di cui essi si fecero parte visibile e sovrumana. Dio li ha riservati “con legami eterni sotto fitte tenebre per il giudizio del gran giorno”. Questo gran giorno è ora vicino. Finora tali disubbidienti angeli han potuto vivere col grande Serpente, ma sotto fitte tenebre, lontano dallo splendore del favore e della luce spirituale di Dio, e senza il potere di materializzarsi di nuovo e sposar donne. Tutt’al più ora possono soltanto ossessionare le povere vittime umane.
   Il mondo corrotto era realmente terminato, sia rispetto ai suoi cieli che rispetto alla sua terra. Ma il pianeta terrestre rimase, e otto testimoni umani di Geova Dio sopravvissero sotto la sua protezione, per adempiere il suo proposito riguardo alla terra e riguardo agli uomini e agli animali che erano supra di essa. —Eccl. 1: 4.