Annunziante il Regno di Geova
Annunziante il Regno di Geova
Venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo cosi in terra.
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Inizio della formazione di questo cosmo
 
    Il cosmo o mondo che esiste oggi ebbe inizio poco dopo il diluvio che vi fu ai giorni di Noè nel 2.370 a. C. Dopo aver descritto la distruzione del mondo antidiluviano con i suoi cieli e terra, L’apostolo Pietro ci avverte scrivendo: “Ma per mezzo della medesima parola [di Dio] i cieli e la tetra che sono ora si custodiscono per il fuoco e sono riservati al giorno del giudizio e della distruzione degli uomini empi”. (2 Piet. 3; 7, NW) Quindi, il pianeta della tetra letterale e i cieli letterali di sopra non scomparvero col diluvio, ma quelli simbolici sì; perciò dobbiamo comprendere che i “cieli e la terra che sono ora” i quali son riservati alla distruzione ardente devono essere quelli simbolici. Chi li creò?
   Oltre a depositare sulla terra le acque che erano rimaste sospese supra la distesa sin dal secondo giorno creativo di Dio, il Diluvio produsse grandi cambiamenti sulla superficie della terra, sconvolgendola fino alla profondità di un chilometro e mezzo. Per cinque mesi lunari, 150 giorni, le acque del diluvio coprirono la crosta terrestre facendo depositare gran quantità di sedimento prima che cominciassero a scemare. Fu un miracoloso atto di Dio, ma, ciò nonostante, Dio preservò il pianeta terrestre, perché rimanesse per sempre quale eterna dimora del genere umano ubbidiente: “Egli ha fondato la terra sulle sue basi; non sarà smossa mai in perpetuo. Tu l’avevi coperta dell’abisso come d’una veste, le acque s’erano fermate sui monti. Alla tua minaccia esse si ritirarono, alla voce del tuono fuggirono spaventate. Le montagne sorsero, le valli s’abbassarono nel luogo che tu avevi stabilito per loro. Tu hai posto alle acque un limite che non trapasseranno; esse non torneranno a coprire la terra”. (Sal. 104: 5-9) Iddio non ripeté l’opera che aveva fatta il secondo giorno creativo riponendo le acque sopra la distesa. Egli lasciò che le acque cadute dal disopra della distesa restassero dove si erano depositate. Questo era il secondo millennio del suo grande giorno sabatico di 7.000 anni, quindi fece assestare la terra sotto le acque del diluvio producendo grandi bacini per le acque e lasciando riapparire l’asciutto, il primo giorno del decimo mese del 2.369 a. C. - Gen. 8: 1-5, NW.
   Dal giorno che Geova chiuse la porta dell’arca dietro a Noè e ai suoi compagni di viaggio fino a che Dio comandò loro di uscire sull’asciutto, che produceva di nuovo ulivi, viti, ed altra vita vegetale, passarono dodici mesi lunari e dieci giorni. Questo corrisponde a quasi un anno solare. (Gen. 7: 11; 8: 13-19) Il fedele testimone di Geova, Noè, diede un buon esempio a tutti i suoi discendenti che hanno vissuto fino ad oggi. La prima cosa che fece fare alla sua famiglia quando usci vivente dall’arca di preservazione fu l’offerta di un grande sacri?cio al suo grande Preservatore, Geova Dio. Senza dubbio si servi dei settimi o dispari di ciascun gruppo di animali e uccelli puri. Con questo atto di pura adorazione egli prefigurò come Gesù Cristo, il Re del nuovo mondo, darà inizio al cosmo giusto ed eterno Geova Dio si compiacque che Noè introducesse la pura adorazione nella terra purificata, e benedisse lui e la sua famiglia. Egli ripeté loro il comando che in origine aveva dato all’uomo e alla donna perfetti nel giusto mondo edenico, affinché riempissero la tetra con la loro progenie. Ma specificando ciò che avrebbero potuto mangiare estese la loro dieta oltre i cibi permessi nell’Eden, per comprendere il cibo della carne animale: “Ogni animale che striscia e ha vita vi servirà di cibo. Come la verde vegetazione, io vi do tutto questo”. - Gen. 9; 1-3, NW.
   Qui, comunque, egli stabili leggi che si riferiscono a tutti i discendenti di Noè, compresi tutti noi oggi: proibì di adoperare come cibo il sangue animale, l’omicidio e l’inutile uccisione di vita animale. Il suo linguaggio su questo è chiaro: “Soltanto non dovete mangiare la carne con la sua anima, col suo sangue. Ed oltre a ciò, io richiederò il sangue delle vostre anime. Lo richiederò dalla mano di ogni creatura vivente; o dalla mano dell’uomo, dalla memo di chi gli è fratello, richiederò l’anima dell’uomo. Il sangue di chiunque sparge il sangue dell’uomo sarà sparso dall’uomo, poiché Dio ha fatto l’uomo a sua immagine”. (Gen. 9: 4-6, NW) Gli apostoli di Gesù Cristo riconobbero che queste leggi date a Noè si sarebbero applicate a tutta la congregazione cristiana dai loro giorni fino ad ora. Quando si tenne la conferenza degli apostoli e di altri discepoli anziani a Gerusalemme nel 49 d. C. essi emanarono questo autorevole decreto ai non Giudei che s’erano fatti credenti: “Lo spirito santo [di ispirazione] e noi ci siamo compiaciuti di non imporvi altro peso, eccetto queste cose necessarie: che vi asteniate dalle cose sacrificate agli idoli, dal sangue, da cose uccise senza scolarne il sangue e dalla fornicazione”. - Atti 15: 22-39, NW.
   La condanna dell’omicidio e che il sangue sia adoperato come cibo fu inclusa da Dio nel patto o solenne accordo che fece con tutto il genere umano. In tale patto egli incorporò questa inviolabile promessa: “Ogni carne non sarà più annientata dalle acque di un diluvio, e non vi sarà più un diluvio che rovini la terra”. Geova diede quindi per la prima volta il segno che ora fa ricordare questo patto in cui sono contenuti la promessa di Dio e i nostri obblighi umani: “Io pongo nella nuvola il mio arcobaleno, e servirà come segno del patto fra me e la terra”. Poiché le acque che erano sopra la distesa erano cadute per formare la tomba acquea dell’antico mondo, il sole irradiava ora senza impedimento la superficie della terra e Dio formò il primo arcobaleno visibile al genere umano, per inaugurare il patto che fece con Noè e con tutti i suoi discendenti. Oggi quando Dio guarda l’arcobaleno si ricorda del suo patto e lo osserva. Vedendo l’arcobaleno il genere umano, specialmente i cristiani, dovrebbero ricordarsi del patto e dei loro relativi obblighi. - Gen. 9: 8-17, NW
   Omettendo Nimrod il gran cacciatore, che è lasciato senza la menzione di un figlio, il decimo capitolo di Genesi riporta settanta famiglie che da Noè si dividono in tre grandi rami razziali, jafetico, camitico e semitico, dai tre figli di Noè, Jafet, Cam e Sem. Settanta è un multiple di sette e di dieci, numeri che simbolizzano la perfezione spirituale e terrena. Quindi le settanta famiglie servono come segno di adempimento del comando di Dio che la famiglia di Noè riempisse la terra col genere umano. Noè stesso non aveva altri figli per creare ulteriori rami della famiglia umana; i suoi figli sposati compirono la procreazione per riempire la terra. L’anno dopo la fine del diluvio nacque il figlio di Sem, Arpacsad. Questo notevole fatto mette in risalto che, anche quando v’è stata la fine di un mondo con la distruzione dei suoi cieli e terra, la famiglia umana sopravvive per mezzo di coloro che il Creatore preserva, e il suo proposito di far riempire questa terra di una giusta famiglia umana viene adempiuto per la sua rivendicazione. I superstiti, come i figli e le nuore di Noè, avranno il privilegio di generare giusti figli dopo tale fine del mondo. Ai suoi discepoli, ma non ad altri, Gesù disse: “Voi siete il sale della terra”. (Matt. 5: 13, NW) Noè e la sua famiglia ai loro giorni erano il “sale della terra”. Per mezzo di quei testimoni di Geova la famiglia umana fu preservata senza interruzione causata da morte durante la fine del mondo antico. Cosi avverrà alla ?ne di questo cosmo.
   Noè diede alla terra un giusto e retto inizio dopo il diluvio. Come si son formati la terra e il mondo d’oggi? Con l’allontanamento dal fedele esempio di Noè, sotto l’influenza del nemico di ogni giustizia, l’originale Serpente, Satana il Diavolo. Ancora ambizioso di dominio mondiale, egli si dispose di nuovo a edificare un mondo suo con uomini che gli fossero schiavi e 1’adorassero. I cieli che avrebbe formati avrebbero dominato la terra, la popolazione umana costituente una ingiusta e antiteocratica forma di società. I disubbidienti figli di Dio che si erano smaterializzati al diluvio erano ora tornati nel regno spirituale. Ma ora erano “spiriti in prigione”, perché erano stati degradati dall’organizzazione teocratica di Geova e non si potevano più materializzare come uomini per immischiarsi nelle questioni umane. Eran tenuti in “legami eterni” come entro “abissi di fitte tenebre”, come in un Tartaro. Erano privati degli illuminanti consigli di Dio e avevano dinanzi solo la tenebrosa condanna della distruzione eterna, che avrebbero subìta quando sarebbe venuto il giorno del giudizio di Dio. (1 Piet. 3; 19; 2 Piet. 2: 4 e Giuda 6, NW) Ma essi avevano ancora un grande campo di libera azione, pure negli alti strati del cielo presso i santi angeli. Mentre erano stati degradati nelle profondità del Tartaro rispetto all’onore e al disfavore divino, non erano stati ancora cacciati dal cielo. Si doveva attendere il giorno del giudizio. Incidenti che illustrano il loro continuo accesso al cielo si notano quando Satana s’insinua in una riunione dei fedeli figli di Dio e sfida1’altruistica integrità di Giobbe, fedele servitore di Dio sulla tetra.
   Satana il Diavolo, promotore della ribellione contro Geova Dio, si fece governante o principe di questi “spiriti in prigione”. Egli istituì un regno e si rese “governante dei demoni”, che i Giudei chiamarono con disprezzo “Beelzebul”, che vuol dire “signore del letame”. (Matt. 9: 34; 10: 25; 12: 24-26, NW) Egli edificò forze o cieli spirituali molto organizzati per opporsi al l’organizzazione teocratica di Geova e per accusare falsamente o perseguitare il Suo popolo sulla terra. L’apostolo Paolo ci da un’idea dell’intricata organizzazione di Satana il Diavolo quando avverte i cristiani con queste parole: “Indossate la completa armatura di Dio onde possiate star saldi contro le macchinazioni del Diavolo; perché abbiamo un combattimento, non contro sangue e carne ma contro i governi contro le autorità, contro i dominatori mondiali di queste tenebre contro le forze spirituali malvage dei luoghi celesti”. (Efes. 6: 11, 12, NW) Che questi avessero accesso al cielo dopo il diluvio è ulteriormente indicate dall’opposizione che il principe spirituale del regno di Persia fece all’angelo di Geova per ventuno giorni finché l’arcangelo Michele andò in aiuto dell’angelo. - Dan. 10: 12-14.
   Ancora per mostrare che il malvagio e i suoi demoni avrebbero avuto accesso al cielo fino all’istituzione del regno di Dio, l’apostolo Giovanni scrive sotto ispirazione: “E fu visto un altro segno in cielo, ed ecco! Un gran dragone di colore rosso acceso, con sette teste e dieci corna e sulle sue teste sette diademi; e la sua coda trascina un terzo delle stelle del cielo, e le scagliò sulla terra”. Egli chiama questo dragone “originale serpente colui che è chiamato Diavolo e Satana che sta traviando l’intera terra abitata”. (Apoc. 12: 13, 4, 9, NW) Le teste con diademi del dragone indicavano profeticamente che il grande Divoratore o Dragone avrebbe dominato sette successive potenze mondiali fino al tempo in cui sarebbe state espulso dal cielo. Ai giorni di Giovanni il Dragone dominava la sesta, l’impero romano. Le cinque che l’avevano preceduta nell’ordine della loro ascesa a potenza mondiale erano state Egitto, Assiria Babilonia Media-Persia, e Grecia. (Apoc. 17: 9, 10) Quella avvenire, la settima, sarebbe stata la più grande di tutte, il sistema imperiale che dominò la terra fino al 1914 d.C. senza interruzione divina. Daniele 10: 13, 20 rivela che il grande Dragone aveva principi spirituali sopra le potenze mondiali di Persia e di Grecia, fatto indicante che ciascuna delle successive sette potenze mondiali visibili ha un principe spirituale sopra di sé, una potenza sovrumana, invisibile, che sostiene la potenza mondiale terrestre. Le sette teste del Dragone comandavano i sette principi spirituali. In armonia con questo l’apostolo Giovanni scrive ai cristiani durante il dominio di Roma: “Noi sappiamo di avere origine da Dio, ma il mondo [kòsmos, greco] intero giace nella potenza del malvagio”. — 1 Giov. 5:19, NW.
   Il mondo, di cui i cristiani non fanno parte, non ebbe origine da Dio. La parte visibile o terrestre di questo mondo o cosmo ebbe origine dall’arcinemico di Dio, Satana il Diavolo. Rappresentandone il padre, la parte visibile e terrestre del mondo del Diavolo o paragonata ad una complessa bestia selvaggia. Il Diavolo o Dragone la forma con gli elementi umani malvagi che non sono soggetti ai governo teocratico di Dio e che sono perciò paragonati ad un mare turbato ed irrequieto. (Isa. 57: 20, 21) Giovanni descrive simbolicamente questo, dicendo: “Ed esso [il dragone] stette fermo sulla sabbia del mare. E io vidi salire dal mare una bestia selvaggia, con dieci corna e sette teste, e sulle sue corna dieci diademi, ma sulle sue teste nomi di bestemmia. Or la bestia selvaggia che vidi era come un leopardo, ma i suoi piedi erano come quelli di un orso, e la sua bocca come quella di un leone. E il dragone diede alla bestia la sua potenza e il suo trono e grande autorità”. (Apoc. 13:1, 2, NW) Dio tollerò questa “bestia selvaggia” per i suoi propositi. Egli permise perfino i “fissati tempi delle nazioni” nei quali le potenze mondane avrebbero avuto incontrastato e ininterrotto dominio sul globo. Tuttavia le sette successive potenze mondiali del genere umano ricevettero potere, trono e grande autorità dall’originale Serpente, il Dragone, Satana il Diavolo. Offrendo a Gesù Cristo di farlo governante della settima potenza mondiale se si fosse soltanto allontanato dall’adorazione di Geova e avesse compiuto un atto di adorazione verso il Dragone, Satana il Diavolo mostrò a Gesù tutti i regni della terra abitata e gli disse sul monte della tentazione: “Ti darò tutta questa autorità e la loro gloria, perché m’è stata data e io la do a chi voglio”. Contra la bestia, Gesù rifiuto. - Luca 4: 5-8, NW
   Circa 130 anni dopo la fine del diluvio, uomini ribelli cominciarono a costruire la città di Babele o Babilonia, con la sua famosa torre. Questo accadeva ai giorni di Nimrod, pronipote di Noè. Babele, che i Greci successivamente chiamarono Babilonia, divenne il principio del governo di Nimrod che fu contrario all’in?uenza patriarcale del devoto Noè, il quale visse per 350 anni dopo il diluvio. La storia di Sem ci dice brevemente: “E i figli di Cam furono Cus, Misraim, Put e Canaan, E Cus fu il padre di Nimrod. Egli cominciò a esser potente sulla terra. Si mostro come un potente cacciatore contro Geova. Per questo c’è un detto: ‘Come Nimrod potente cacciatore contro Geova’. E il principio del suo regno fu Babele, Erec, Accad e Calne, nel paese di Scinear. Da quel paese andò in Assiria e si mise ad edificare Ninive, Reobot-Ir e Cala, e Resen fra Ninive e Cala: questa è la gran città”. (Gen. 10: 6, 8-12; 11:10, NW) Nimrod divenne uno strumento del Diavolo, parte della progenie visibile del grande Serpente. Come il Diavolo, Nimrod sfido la sovranità universale di Geova e si stabili quale salvatore del genere umano, primo re sulla terra dopo il diluvio. Egli voleva essere adorato come potente cacciatore, benché questo significasse che era un violento violatore del patto istituito da Dio con Noè riguardo all’omicidio e alla santità del sangue delle creature. Egli ebbe potenza, trono e autorità dal Dragone e comincio a formare la bestia con le sette teste.
   Babele e la sua torre erano costruite nelle pianure di Scinear nella valle della Mesopotamia allo scopo di concentrare in un solo luogo il potere che avrebbe retto il genere umano ostacolando l’adempimento del comando che Dio diede alla famiglia di Noè di riempire la terra di persone. Parlando quindi una stessa lingua e le stesse parole, “ora dissero: ‘Venite! Edifichiamoci una città e anche una torre con la cima nei cieli, e facciamoci un nome celebre, affinché non siamo sparsi su tutta la superficie della terra’ ”. Per questo Geova Dio parlò col suo unigenito Figlio. Ciò che successe non fu la Pentecoste della diffusione del dono di lingue estere per mezzo dello spirito santo. Dio Onnipotente confuse il loro linguaggio, togliendo all’improvviso il loro linguaggio comune e facendo pensare le loro menti e facendo parlare le loro lingue in una desolante varietà di linguaggi diversi da quello di Noè. Nello stesso tempo egli non impartì, come alla Pentecoste del 33 d, C., il dono di interpretare le lingue estere. Non potendo lavorare insieme con reciproca comprensione in una causa antiteocratica, gli ideatori e i costruttori della città si sparsero secondo i loro gruppi di lingue su tutto il globo.
   Quindi, Babele al suo inizio non riuscì a divenire prima potenza mondiale. La storia biblica mostra che essa divenne la terza testa della simbolica bestia selvaggia uscita dal mare. Ma, Babele o Babilonia forni il modello del governo politico della terra contro il vero Dio ubbidendo all’ “iddio di questo sistema di cose”, che “ha accecato le menti degl’increduli, affinché la luce della gloriosa buona notizia riguardo al Cristo,che è l’imagine di Dio, non risplenda loro”. (Gen. 11: 1-9; 2 Cor. 4: 4, NW) Perciò tutt’e dieci le potenze mondiali e i loro satelliti sono di genere babilonico. Essi commettono fornicazione spirituale con la “donna” di Satana.
   La donna di Satana? Sì; cioè l’antiteocratica organizzazione di Satana. Essa è l’opposto della donna di Geova, della sua, organizzazione teocratica, che è la celeste madre della promessa progenie destinata a ferire la testa del Serpente e della sua progenie. (Gen. 3: 15) Ciò che venne chiamato l’organizzazione di Geova si vedrà fra breve. La “donna” di Satana, organizzazione soggetta a lui come una moglie, si chiamò “Babilonia”, perché Babele o Babilonia fu il principio della, parte visibile della sua organizzazione sopra il genere umano. Babilonia, come una prostituta, cavalca dunque la bestia selvaggia di Satana.
   Geova, supremo Sovrano dell’universo, non trovò difficoltà a lasciare che il cosmo o mondo di Satana dopo il Diluvio ascendesse fino a raggiungere l’apice della sua potenza per sfrenarsi come una bestia selvaggia sulla terra persino in quest’èra atomica. Geova sapeva che avrebbe adempiuto il suo patto edenico di generare la progenie della sua donna per ferire la testa del Serpente. Ma prima questa progenie avrebbe dovuto esser ferita al calcagno dal Serpente e avrebbe dovuto esserci ostilità fra la progenie della sua donna e la progenie di quel Serpente. Dio aveva distrutto la progenie terrestre del Serpente nel diluvio. Perché ora la sua profezia edenica fosse adempiuta, egli avrebbe dovuto promettere che dopo il diluvio si formasse la donna di Satana, Babilonia, onde generasse la progenie del Serpente che avrebbe prodotto la ferita. La donna di Geova, la sua celeste organizzazione teocratica, e la donna del Serpente, la sua antiteocratica organizzazione babilonica, furono ora l’una contro l’altra. Nel 2020 a.C., circa 219 anni dopo che Geova aveva manifestato il suo potere sopra Babele e la sua torre religiosa, Noè morì, testimone di Geova fedele sino alla fine. Egli aveva specialmente benedetto suo figlio Sem, dicendo: “Benedetto sia Geova, l’Iddio di Sem, e sia Canaan suo schiavo”. (Gen. 9: 26, NW) L’Iddio di Sem è Geova, quello di Canaan è Satana. Questo significava che la progenie della donna, nella sua discendenza umana, sarebbe venuta dalla linea di Sem.
   Il decimo nella linea genealogica che cominciava da Sem, cioè Abrahamo, manifestò di essere colui dal quale Geova aveva promesso che sarebbe venuta la progenie della donna. Abrahamo, in principio chiamato Abramo, visse a Ur dei Caldei, antica cittià sumera edificata in mattoni con tempio in mattoni su una collina chiamata ziggurat. Qui a Ur gli scavi che furono fatti nel marzo del 1929 scoprirono due metri e mezzo di argilla depositata dall’acqua. Questo strato era pulito e privo dei cocci di vasi di qualsiasi civilizzazione; era stato depositato lì e a Kis, centinaia di chilometri lontano, dal diluvio dei giorni di Noè. Abrahamo seppe che c’era stato quel devastante diluvio universale. L’evidenza biblica mostra che Abrahamo ebbe le tavolette d’argilla contenenti i racconti del diluvio scritti da Sem, Cam e Jafet e che ebbe anche le altre storie risalenti fino alla prima, “la storia dei cieli e della terra”, scritta da Adamo o sotto sua dettatura. (Gen. 2:4, NW,’ 5:1; 6:9; 10:1; 11:10; 11:27) Abrahamo ebbe fede in Geova, nell’Iddio di Sem.
   Per provare la fede di Abrahamo e per dimostrare quindi che era degno d’essere il mezzo per benedire tutte le persone che avrebbero avuto una fede come la sua, Geova disse ad Abrahamo di partire dal suo paese per una terra sconosciuta nella quale Geova l’avrebbe condotto. Abrahamo allora aveva circa settantacinque anni ed era senza figli. Se avesse ubbidito, disse Geova: “Io farò di te una grande nazione e ti benedirò e renderò grande il tuo nome; e sii una benedizione. Ed io benedirò quelli che ti benediranno, e maledirò chi ti augurerà il male, e tutte le famiglie della terra saranno certamente benedette per mezzo tuo”. (Gen. 12: 1-3, NW) Abrahamo ubbidì e il patto di Geova entrò in vigore quando Abrahamo attraversò il fiume Eufrate per entrare nella Terra Promessa. Seguirono altri venticinque anni di sterilità per lui e per la sua diletta moglie Sara in questa terra straniera in cui erano immigrati. Quindi Dio Onnipotente fece un miracolo per adempiere la sua promessa su Abrahamo; egli benedisse la moglie col loro unico figlio Isacco. (Gen. 21; 1-7) Con questo Geova Dio rappresentava un grande dramma profetico in cui Sara raffigurava la “donna” o celeste organizzazione teocratica di Geova, la madre della progenie promessa. Perciò nella profezia questa organizzazione materna poté chiamarsi Sara o l’organizzazione di Sara. —Isa. 51: 1-3; Gal. 4: 21-31.
   Da questo punto di vista Isacco rappresentò profeticamente la progenie della donna di Dio. Questa comprensione è rafforzata dal sacrificio umano che Geova comandò ad Abrahamo di compiere offrendo il suo unico figlio Isacco, sul Monte Moria. Quando Abrahamo ebbe mostrato la sua volontà di ubbidire fino al limite, l’angelo di Geova che seguiva Abrahamo arrestò la sua mano e disse: “Io giuro per me stesso, dichiara Geova, che siccome hai fatto questo e non hai trattenuto tuo figlio, il tuo unico, io certo ti benedirò e certo moltiplicherò la tua progenie come le stelle dei cieli e come i granelli della sabbia che è sulla riva del mare, e la tua progenie prenderà possesso della porta dei suoi nemici. E per mezzo della tua progenie tutte le nazioni della tetra si benediranno certamente poiché tu hai ascoltato la mia voce”. (Gen. 22: 15-18, NW) Gesù Cristo è primariamente la progenie della “donna” di Dio, la più grande Sara. Senza dubbio egli pensava ad Abrahamo e ad Isacco quando disse: “Poiché Dio ha tanto amato il mondo che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque esercita fede in lui non sia distrutto ma abbia vita eterna”. (Giov. 3: 16, NW) La benedizione per mezzo della promessa progenie non doveva venire su “tutte le nazioni della terra” automaticamente. Sarebbe stata resa possibile per loro, e le persone di tutte le nazioni avrebbero dovuto benedire se stesse per mezzo della progenie di benedizione. Esse avrebbero dovuto fare qualche cosa in merito. Avrebbero dovuto procurarsi la benedizione mostrando fede nella progenie, l’unigenito Figlio di Dio. Quindi non sarebbero state distrutte ma avrebbero ottenuto la vita eterna nel giusto mondo di nuovi cieli e nuova terra, nel mondo che Dio ha amato tanto.