Annunziante il Regno di Geova
Annunziante il Regno di Geova
Venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo cosi in terra.
Questo è il sito ufficiale dell' Associazione Internazionale Testimoni di Geova

Archivio argomenti

 
Destino della terra dopo la fine di questo mondo
 
    “Poi vidi un gran trono bianco e Colui che vi sedeva sopra, dalla cui presenza fuggiron terra e cielo; e non fu più trovato posto per loro. Poi vidi un nuovo cielo e una nuova terra, perchè il primo cielo e la prima terra erano passati, e il mare no era più!” Apoc. 20:11 e 21:1.
    Geova è la Maestà che siede come Giudice sul “gran trono bianco” nei cieli. È a lui che fu innalzata durante i trascorsi 1900 anni la preghiera: “Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome; venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà anche in terra com’è fatta nel cielo.” (Matteo 6:9,10) È evidente che quando fu insegnata per la prima volta questa preghiera modello il regno di Geova Dio non era ancora venuto alla nostra terra e la sua volontà non veniva fatta ancora sulla terra come nei cieli dove risiede in giustiziaci cieli e la terra sono sua creazione, perciò il nostro pianeta terrestre è il luogo dove il suo regno dovrebbe signoreggiare e la sua giusta volontà dovrebbe esser fatta fra tutti i suoi sudditi terreni come in tutto il resto dell’universo. Egli ebbe un maraviglioso proposito nel creare la terra, e il suo proposito non sarà inceppato e non mancherà di realizzarsi. Al suo proprio tempo avrà la terra pienamente abitata da uomini e donne perfetti, ciascuno dei quali sarà un suddito dedicato a fare con amore la volontà divina. Questo proposito è indelebilmente registrato con le seguenti parole: “Poiché così parla l’Eterno che ha creato i cieli, l’Iddio che ha formato la terra, l’ha fatta, l’ha stabilita, non l’ha creata perchè rimanesse deserta [o non l’ha creata invano], ma l’ha formata perchè fosse abitata: Io sono l’Eterno e non ve n’è alcun altro.” (Isaia 45:18) D’accordo con il suo proposito egli ha in fine oggi assunto il suo grande potere per signoreggiare e per far sentire l’autorità del suo trono a tutti gli uomini della terra. Apoc 11:17,18.
    Non esiste alcun motivo conosciuto per cui Geova Dio debba distruggere il nostro pianeta terrestre che fa parte di un universo per creare il quale impiegò incalcolabili trilioni di anni. Quale motivo avrebbe egli di distruggere la terra dopo che il suo proposito per essa è stato realizzato e la sua volontà viene perfettamente compiuta su di essa da tutti i suoi abitanti umani? Ma voi chiederete: Perchè dunque dice la visione data all’apostolo Giovanni che quando Iddio siede sul gran trono bianco del giudizio e volge la necessaria attenzione alla nostra terra, dalla sua presenza fuggono “terra e cielo”? (Apoc. 20:11) È perchè tale terra e tal cielo sono simbolici. Non sono la terra e il cielo letterali da Lui creati. In quanto al cielo e alla terra da lui formati, e che perciò sono buoni, leggiamo: “Così parla l’Eterno; Il cielo è il mio trono, e la terra è lo sgabello de’ miei piedi.” (Isaia 66:1) È ragionevole pensare che Geova Dio il Creatore non avrebbe distrutto il suo proprio trono e lo sgabello dei suoi piedi. Il suo santuario è nei cieli, e la terra è altrettanto eterna, poiché leggiamo: “Edificò il suo santuario a guisa de’ luoghi eccelsi, come la terra ch’egli ha fondata per sempre.” (Salmo 78: 69) Dato che la terra letterale e il cielo che Iddio ha creati devono sussistere per sempre, secondo il suo buon proposito, dobbiamo comprendere che il cielo e la terra che fuggono sono simbolici. Questi sono disapprovati da Dio perchè furono creati dai suoi nemici, e devono far posto al glorioso regno di Dio.
    II fatto che “non fu più trovato posto per loro” (Apoc. 20:11) mostra che questo cielo e questa terra disapprovati vengono distrutti. La loro fuga verso la loro propria distruzione ha luogo alla fine di questo mondo. Molti passi delle Scritture lo rivelano. L’apostolo Pietro, per esempio, dopo aver parlato della fine del mondo antidiluviano dei giorni di Noè descrive la fine del presente mondo dovuta a una devastazione mediante fuoco, dicendo: “Aspettando, affrettando la venuta del giorno del Signore, nel quale giorno i cieli ardenti si dissolveranno, e gli elementi saranno fusi dall’ardore del fuoco? Ma noi aspettiamo, secondo la promessa di lui, nuovi celi e nuova terra, nei quali abiti la giustizia.” (2 Pietro 3:12,13, Tintori) È dunque chiaro che la fuga del cielo e della terra dalla presenza di Dio seduto sul suo gran trono bianco avviene prima del regno millenario di Gesù Cristo, suo Figliuolo. Dato questo, la distruzione di tale cielo e di tal terra corrisponde a quanto è descritto in Apocalisse 19:11 a 20: 3. Perchè dunque? Perchè le cose descritte in questi versetti avvengono nel cielo e sulla terra imme-diatamente prima che abbia inizio il regno millenario di Cristo.
    Con numerose espressioni simboliche Apocalisse 19:11-21 descrive l’apparizione del legittimo Sovrano dell’umanità, Cristo Gesù, il Re dei re e Signor dei signori, e la guerra totale che i “re della terra e i loro eserciti” muovono contro di lui. L’Apocalisse non fa alcuna distinzione politica fra questi re o capi terrestri, ma mostra che sono tutti contro di lui e tutti dalla parte della bestia e del falso profeta simbolici. Fanno tutti parte di questo mondo condannato.
    Lasciamo a tutte le persone oneste di giudicare se non è vero che questo mondo si comporta in modo bestiale e segue profezie contrarie alla Parola di Dio. È un fatto accertato che i “re della terra”, entro e fuori la cosi detta Cristianità, non desiderano che il reale, vivente Cristo Gesù signoreggi personalmente su questo pianeta con potere assoluto. Desiderano avere essi stessi il dominio sulla terrà mediante le loro rispettive forme politiche di governo. E a favore di tale loro politica questi “re della terra” hanno le preghiere e l’appoggio di tutti i capi religiosi entro e fuori la Cristianità. Descrivendo la distruzione di tutti questi “re della terra” e dei loro sostenitori e seguaci alla fine del mondo, Apocalisse 19:20,21 dice: “E la bestia fu presa, e con lei il falso profeta che davanti ad essa aveva fatto prodigi, coi quali aveva sedotti coloro che avevano ricevuta l’impronta della bestia e ne avevano adorato l’immagine. Tutti e due furono messi vivi in uno stagno di fuoco fiammante per lo zolfo. Gli altri poi furono uccisi dalla spada che usciva dalla bocca di colui [Cristo Gesù] che stava sul cavallo; e tutti gli uccelli si saziarono delle loro carni.” (Apoc. 19: 20, 21, Tintori) Questo denota che una tremenda perdita di vite umane contrassegnerà la fine di questo mondo e che molti corpi giaceranno insepolti cosicché le belve e gli uccelli rapaci se ne satolleranno. Questo sarà il totale adempimento della profezia di Geremia 25: 31-33, la quale dice:
    “Cosi parla l’Eterno degli eserciti : Ecco, una calamità passa di nazione in nazione, un gran turbine si leva dalla estremità della terra, In quel giorno, gli uccisi dall’Eterno copriranno la terra dall’una all’altra estremità di essa, e non saranno rimpianti, né raccolti, né seppelliti; serviranno di letame sulla faccia del suolo.”
    La profezia di Ezechiele 39:1-21 che dà i particolari della lotta di Gog e Magog e di tutti i suoi al-leati alla fine di questo mondo, si riferisce alla stessa cosa di cui parlano le suindicate profezie dell’Apocalisse e di Geremia. Tutti gli osservatori politici d’oggi devono riconoscere che tale immane distruzione dei “re della terra” e dei loro sostenitori e seguaci significherà la fine dell’attuale cosi detta “civiltà”, la fine della nostra presente organizzazione terrena e sistemazione di cose. In quest’èra elettronica, con la sua bomba atomica, chi può dire che la fine della presente sistemazione terrena della società umana non avverrà in un tempo infuocato sia letteralmente che figurativamente? Tale distruzione di tutte le presenti sistemazioni politiche, commerciali e religiose sotto la disapprovazione di Dio è quanto fu simbolizzato dalla fuga della terra dalla sua presenza. E se non si troverà più posto per loro, certamente non esisteranno mai più sul nostro pianeta terrestre, che è lo sgabello dei piedi di Dio.
    In armonia con questo fatto, Apocalisse 19:20 preannunzia che la “bestia” e il “falso profeta” saranno “gettati vivi nello stagno ardente di fuoco e di zolfo”, e Apocalisse 20:14,15 dice : “Questa è la morte seconda, cioè, lo stagno di fuoco. E se qualcuno non fu trovato scritto nel libro della vita, fu gettato nello stagno di fuoco.” È chiaro che le cose simbolizzate dalla “bestia” e dal “falso profeta” sono giudicate indegne di vivere più oltre. Esse meritano l’annientamento, poiché inducono i “re della terra e i loro eserciti” a combattere contro il Re dei re e Signor dei signori eletto da Dio.

    La fuga dei cieli

    Anche in senso fisico il nostro pianeta è dominato dai cieli dai quali il sole, la luna e le stelle esercitano un’influenza su di essa e raggi cosmici la colpiscono incessantemente. Allo stesso modo la terra simbolica, la sistemazione attuale della società umana, è influenzata e dominata da intelligenze superiori invisibili. L’organizzazione formata da queste intelligenze superiori invisibili è quella che la Bibbia chiama in senso simbolico cielo. Dai giorni del diluvio questo cielo è stato empio. Ha esercitato sulla società umana un’influenza deleteria d’egoismo e d’empietà. Molti uomini vorrebbero sbaraz-zarsi dell’influenza degradante di questo empio cielo, ma finora ne sono lutati incapaci. Il genere umano ai trova nell’impossibilità di disfarsi dell’invisibile dominio di questo cielo. Solo l’Onnipotente Iddio, Geova, può eliminarlo, e tosto lo eliminerà mediante Cristo Gesù, il suo Re dei re e Signor dei signori. Dopo aver descritto come la terra simbolica fugge nel luogo dove scomparirà per sempre, la visione dell’Apocalisse mostra immediatamente come avviene la fuga del cielo simbolico dalla presenza del Giudice Supremo seduto sul suo bianco trono. In Apocalisse 20:1-3 l'apostolo Giovanni dice:
    “Poi vidi un angelo che scendeva dal cielo e avea la chiave dell’abisso e una gran catena in mano. Ed egli afferrò il dragone, il serpente antico, che è il Diavolo e Satana e lo legò per mille anni, lo gettò nell’abisso che chiuse e suggellò sopra di lui onde non seducesse più le nazioni finché fossero compiti i mille anni; dopo di che egli ha da essere sciolto per un po’ di tempo.”
    Così la visione preannunzia pittorescamente che alla fine di questo mondo il Diavolo sarà legato e gettato nell’abisso. Questo avverrà mille anni prima che sia gettato nello “stagno di fuoco”, dove si trovano la “bestia” e il “falso profeta”. Come mostrò La Torre di Guardia nel suo numero del 15 Maggio 1949, l’angelo o messaggero di Dio che lega Satana il Diavolo e lo precipita nell’abisso dove lo rinchiude è Cristo Gesù, che ha ricevuto ogni potere nel cielo e sulla terra. Da quando egli, Cristo Gesù, salì sul trono nel cielo nel 1914, Satana il Diavolo è stato cacciato dal cielo insieme ai suoi angeli empi, e tutti sono stati confinati nell’immediata vicinanza della nostra terra. Sono loro i responsabili dei guai politici, commerciali, religiosi, sociali e fisici che si sono abbattuti sul genere umano dal 1918 in poi. A dimostrazione di ciò Apocalisse 12:12, dice: “Guai a voi, o terra, o mare! perchè il diavolo è disceso a voi con gran furore, sapendo di non aver che breve tempo.” Durante parecchie migliaia d'anni gli angeli empi hanno cooperato col Diavolo nel sedurre il mondo intero, e quindi se il “dragone, il serpente antico, che è il Diavolo e Satana”, non deve più sedurre le nazioni per i mille anni a venire, anche i suoi angeli devono essere confinati con lui quand’egli viene messo nell’impossibilità di continuare la sua opera seduttrice. In Apocalisse 20:1-3 non è detto specificamente che gli angeli del “dragone, il serpente antico, che è il Diavolo e Satana” sono gettati nell’abisso con lui. Ma poiché questi angeli furono precipitati sulla terra con lui, essi devono essere più tardi, quando egli viene inabissato, confinati nell’abisso con lui.
    L’incatenamento e l’inabissamento del Serpente, del Diavolo, è ciò che s’intende per schiacciamento del capo del serpente. I suoi angeli devono essere schiacciati con lui. Nel giardino dell’Eden Iddio disse al Serpente, al Diavolo: “Io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua progenie e la progenie di lei; essa ti schiaccerà la testa e tu la insidierai al calcagno.” (Gen. 3:15, Tintori) Gli empi dèmoni o angeli fanno parte della progenie del serpente; ne costituiscono la parte invisibile, spirituale. Poiché la Progenie della donna di Dio, cioè Cristo Gesù, insieme al Serpente ne incatena anche la progenie, l’incatenamento di questi empi demoni significa evidentemente il loro inabissamento col Diavolo, il “principe dei demoni”. I demoni hanno continuamente temuto di scendere nell’abisso. È degna di nota a questo riguardo la narrazione dell’incontro di Gesù con un uomo posseduto da molti di tali spiriti demoniaci: “Or quando ebbe veduto Gesù, dato un gran grido, gli si prostrò dinanzi, e disse con gran voce: Che vìè fra me e te, o Gesù, Figliuolo dell’Iddio altissimo? Ti prego, non mi tormentare [greco, basanidzo]. Poiché Gesù comandava allo spirito immondo d’uscir da quell’uomo; molte volte infatti esso se n’era impadronito; e benché lo si fosse legato con catene e custodito in ceppi, avea spezzato i legami, ed era portato via dal demonio ne’ deserti. E Gesù gli domandò: Qual è il tuo nome? Ed egli rispose: Legione; perchè molti demoni erano entrati in lui. Ed essi lo pregavano che non comandasse loro d’andar nell’abisso.” Non era ancora giunto allora per Gesù il momento di legar Satana il principe dei demoni e di gettarlo nell’abisso. Perciò Gesù non tormentò allora quei demoni facendoveli precipitare. Luca 8: 26-33.
    Satana il Diavolo e le sue legioni di demoni hanno formato un grande impero invisibile, un impero che non è di carne e sangue, ma di spiriti. È di questi che intendeva parlare Paolo scrivendo ai suoi compagni cristiani: “Non abbiamo da combattere colla carne o col sangue, ma contro i principi e le potestà, contro i dominatori di questo mondo tenebroso, contro i maligni spiriti dell’aria.” (Efs. 6:12, Tintori) Dal diluvio dei giorni di Noè in poi questi spiriti organizzati sotto il principe dei demoni hanno formato i cieli simbolici, ‘i cieli d’ora’ come li chiama Pietro. (2 Pietro 3:7, ibid.) Questi sono dunque i cieli che vengono distrutti in questa fine del mondo, e non la creazione di Geova Iddio; il sole, la luna, le stelle e le nebulose a spirale. Ora la visione avuta da Giovanni mostra che la distruzione degli empi cieli vien dopo che Satana il Diavolo ha dovuto assistere all’annientamento della sua empia organizzazione terrestre. Perciò la distruzione dei cieli mediante l’inabissamento di Satana e dei suoi demoni è quanto è raffigurato dalla fuga del cielo, ed essi non si riorganizzeranno mai più come furono durante le migliaia d’anni che fecero seguito al diluvio. Ma il glorioso sole, la luna e le stelle dei cieli letterali sussisteranno per sempre. Infatti in Salmo 72: 5, 7 così è descritta la signoria di Cristo, del “Figliuol di Davide”:
“Ti temeranno fin che duri il sole, finché duri la luna, per ogni età! Ai dì d’esso il giusto fiorirà, e vi sarà abbondanza di pace finché non vi sia più luna.” E in Salmo 89:35-37 si legge: “Una cosa ho giurata per la mia santità, e non mentirò a Davide: La sua progenie [Cristo] durerà in eterno, e il suo trono sarà davanti a me come il sole, sarà stabile in perpetuo come la luna; e il testimone ch’è nei cieli è fedele.”

    La terrà non sarà mai spopolata

    Taluni religionisti insegnano erroneamente che l’atto per cui Satana è legato e gettato nell’abisso significa ch’egli otterrà la libertà di percorrere la terra durante i mille anni del regno di Cristo, ma che durante questo tempo la terra sarà completamente informe e vuota com’era al principio, cosicché Satana non verrà a contatto con le nazioni terrestri per tentarle e sedurle. È vero che il regno millenario di Cristo e l’imprigionamento di Satana nell’abisso hanno la stessa durata. Ma è un errore religioso applicare alla terra durante quel tempo le seguenti profezie delle Scritture:
    “Ecco, l’Eterno vuota la terra, la rende deserta; ne sconvolge la faccia e ne disperde gli abitanti. ... La terra sarà del tutto vuotata, sarà del tutto abbandonata al saccheggio, poiché l’Eterno ha pronunziato questa parola. La terra è in lutto; è spossata; il mondo langue; è spossato, gli altolocati fra il popolo della terra languono. La terra è profanata dai suoi abitanti, perch’essi han trasgredito le leggi, han violato il comandamento, han rotto il patto eterno. Perciò una maledizione ha divorato la terra, e i suoi abitanti ne portan la pena; perciò gli abitanti della terra son consumati, e poca è la gente che n’è rimasta.” Isaia 24:1-6.
    Questa profezia ebbe il suo primo adempimento sulla terra di Giuda e su Gerusalemme venticinque secoli, or sono, ma ha un più vasto e finale adempimento sull'organizzazione della Cristianità in questa fine del mondo. Fu la terra di Giuda, e non l’intero nostro globo che Geova vuotò dei suoi infedeli abitanti nel 607 a.C. A tale scopo egli permise che il potente conquistatore babilonese Nebucadnetsar invadesse quel paese e ne devastasse città e villaggi, perfino la sua capitale Gerusalemme, e deportasse a Babilonia la quasi totalità dei Giudei sopravvissuti. Anche quelli che furono lasciati nel paese divennero paurosi e alla fine fuggirono in Egitto. Così Geova colpi della sua maledizione la profanata Terra della Promessa e la vuotò di uomini e animali domestici, come se fosse stata una tazza ch’egli avesse capovolto e vuotato del suo contenuto. Egli non spopolò allora l’intero globo, ma, lasciò sulla terra le nazioni dei Gentili onde potessero dominare sul globo per “sette tempi”, e disperse i precedenti abitanti di Giuda, i Giudei, fra tutte queste nazioni dei Gentili. Per i settant’anni che seguirono lasciò che la terra di Giuda restasse abbandonata, con le sue città in rovina, il suo tempio a Gerusalemme saccheggiato e arso ed i suoi campi e le sue foreste incolti. Cosi quella terra divenne simile a deserto primitivo, il covo delle bestie selvatiche e degli uccelli rapaci.
    Esisteva peraltro un fedele residuo fra i Giudei che furono dispersi fra le nazioni, e relativamente a questi il ventiquattresimo capitolo d’Isaia continua dicendo: “Perciò gli abitanti della terra son consumati, e poca è la gente che n’è rimasta. … Poiché avviene in mezzo alla terra, fra i popoli, quel che avviene quando si scuoton gli ulivi, quando si racimola dopo la vendemmia. I superstiti alzan la voce, mandan gridi di gioia, acclaman dal mare la maestà dell’Eterno: ‘Glorificate dunque l’Eterno nelle regioni dell’aurora, glorificate il nome dell’Eterno, l’Iddio d’Israele, nelle isole del mare !’ Dall’estremità della terra udiam cantare : ‘Gloria al giusto!’ ” E che l’adempimento completo di questa profezia si verifichi all’epoca in cui Geova Iddio fa salire sul trono il Re da lui unto, Gesù Cristo, onde signoreggi per lui, è dimostrato dall’ultimo versetto di questo capitolo, il quale dice: “Poiché l’Eterno degli eserciti regnerà sul monte di Sion ed in Gerusalemme, fulgido di gloria in presenza de’ suoi anziani.” Isaia 24:6, 13-16, 23.
    È parimenti vera la profezia contenuta in Geremia 4:22-28, che dice : “Veramente il mio popolo è stolto, non mi conosce ; son de’ figliuoli insensati, e non hanno intelligenza; sono sapienti per fare il male; ma il bene non lo sanno fare. Io guardo la terra, ed ecco è desolata e deserta; i cieli, e son senza luce. Guardo i monti, ed ecco tremano, e tutti i colli sono agitati. Guardo, ed ecco non c’è uomo, e tutti gli uccelli del cielo son volati via. Guardo, ed ecco il Carmelo è un deserto, e tutte le sue città sono abbattute dinanzi all’Eterno, dinanzi all’ardente sua ira. Poiché così parla l’Eterno: Tutto il paese sarà desolato, ma io non lo finirò del tutto. A motivo di questo, la terra fa cordoglio, e i cieli di sopra s’oscurano; perchè io l’ho detto, l’ho stabilito, e non me ne pento, e non mi ritratterò.”
    In questi versetti Geremia ebbe ispirazione di profetizzare relativamente ai settant’anni di desolazione della terra del popolo eletto di Geova, gli Israeliti, dal 607 al 537 a.C. Durante quel tempo la terra di Giuda e di Gerusalemme fu desolata e deserta e il favore del cielo non risplendette su di essa. Fu sotto la maledizione, e in essa ‘non c’era uomo’. Per questo motivo divenne un deserto. In tutto il libro, non solo in questo quarto capitolo Geremia descrive come questa condizione di desolazione, senza uomini che doveva colpire Giuda e Gerusalemme doveva verificarsi mediante l’invasione delle orde babilonesi, la distruzione delle città giudaiche e la deportazione di gran parte dei sopravviventi a Babilonia e la fuga dei superstiti in Egitto. In Geremia 36: 29, per esempio si legge: “Il re di Babilonia verrà certamente e distruggerà questo paese e farà sì che non vi sarà più nè uomo nè bestia.” Alla fine del settantesimo anno di desolazione si realizzò la profezia di Geova pronunziata da Geremia: “Si compreranno de’ campi in questo paese, del quale voi dite: È desolato; non v’è più nè uomo nè bestia; è dato in mano de’ Caldei.” (Ger. 32:43; anche 33:10-13) E a mezzo di Ezechiele Geova profetizzò ai desolati “monti d’Israele”: “Moltiplicherò su voi uomini e bestie; essi moltiplicheranno e saranno fecondi, e farò sì che sarete abitati com’eravate prima, ... e voi conoscerete che io sono l’Eterno.” Ezech. 36:8-11.
    Sì, la terra di Giuda fu spopolata per settant’anni, ma questo non costituì il tipo di un globo spopolato, caotico, informe durante i mille anni nei quali Satana il Diavolo sarà legato. No ; ma la desolazione totale che si abbattè sull’antica Giuda per l’infedeltà dei Giudei raffigurò profeticamente la totale distruzione che dovrà abbattersi sulla sua moderna parte corrispondente, organizzazione della sedicente Cristianità. Perchè professa di essere cristiana, ma è permeata di paganesimo ed accumula vituperi sul santo nome di Dio, la falsa Cristianità sarà spazzata via in questa fine del mondo. Essa non sarà mai più restaurata, poiché i veri Cristiani che sono membri del “corpo di Cristo” entreranno nella loro eredità celeste per regnare con lui mille anni. Così le vere basi per dare il nome di “Cristianità” a un sistema religioso in qualsiasi parte del nostro globo saranno state rimosse per sempre. La fine di questo mondo avrà per risultato, non solo la distruzione della cosiddetta “Cristianità”, ma la distruzione di tutta la terra simbolica, dell’organizzazione visibile della società umana sottoposta al Diavolo. Tuttavia questo non avrà per risultato il totale spopolamento del pianeta. 21 Preannunziando la fine di questo mondo Gesù disse : “Come fu ai giorni di Noè, così sarà alla venuta del Figliuol dell’uomo” Il Diluvio spazzò via distruggendo tutti quelli che non conoscevano il giorno é l’ora della sua venuta e non entrarono nell’arca. Ma ha forse spazzato via pure Noè e la sua famiglia che entrarono nell’arca? No! (Matteo 24:37-39) Similmente la fine di questo mondo trascinerà nella distru-zione la Cristianità e il resto dell’empio genere umano, ma quelli che oggi prendono posizione schierandosi dalla parte della sovranità universale di Geova e del suo regno sotto la signoria di Cristo Gesù hanno la promessa di sopravvivere a questa fine del mondo, esattamente come Noè e la sua famiglia sopravvisero al diluvio mondiale. Il glorioso destino della terra comincerà solo dopo la fine di questo mondo!