Annunziante il Regno di Geova
Annunziante il Regno di Geova
Venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo cosi in terra.
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Un memoriale di integrità per il regno di Dio
 
    Geova Iddio il Creatore non stabilì alcun regno sull'umanità nel giardino dell'Eden. Dopo che il primo uomo e la prima donna ebbero peccato contro il Creatore, e quando stavano per essere cacciati dalla loro casa-giardino, Geova fece loro la promessa di suscitare un liberatore all'umanità. Egli disse all'empio tentatore di Adamo ed Eva in presenza loro: “E io porrò inimicizia fra te e la donna, e fra la tua progenie e la progenie di lei; questa progenie ti schiaccerà il capo, e tu le ferirai il calcagno.” (Gen. 3: 15) Vale a dire, prima che il liberatore schiacciasse la testa del serpente, egli doveva ricevere una dolorosa ferita comparabile al morso di un serpente nel calcagno. Egli doveva essere dotato di sufficiente volontà e coraggio per sopportarla, per amore del regno di Dio. Sotto la sofferenza egli doveva serbare la propria integrità verso Geova Iddio onde dimostrarsi degno di occupare il trono del Regno.
    Le profezie di Dio che seguirono rivelarono che il Re promesso sarebbe un discendente di Abrahamo per la linea del re Davide. A quanto sembra, Davide fu il primo re giudeo della stessa città su cui aveva regnato Melchisedec circa novecento anni prima, e cioè di Gerusalemme. (Salmo 76: 1, 2) Iddio promise a Davide che il preannunziato Re verrebbe dalla sua discendenza, e così il Re promesso fu chiamato “il Figliuol di Davide”. (2 Sam. 7: 12-17) Oltre mille anni dopo i giorni di Davide, i Giudei di Gerusalemme e dintorni rappresentarono un importante atto drammatico che palesò nettamente chi è il Re che diventa lo Schiacciatore del capo del Serpente. Il loro atto drammatico identificò il Re nell'uomo allora generalmente conosciuto come “Gesù il profeta di Nazaret”. Questo avvenne al momento in cui Gesù entrò cavalcando in Gerusalemme secondo la consuetudine degli antichi re d'Israele, cioè sopra un asino. Questo avvenne pochi giorni prima della celebrazione giudaica della pasqua annuale, l'anno 33 d.C.
    Un testimone oculare di questo avvenimento ci dice che in quell'occasione si adempì la profezia di Zaccaria 9: 9. Egli narra: “La maggior parte della folla stese i mantelli sulla via; e altri tagliavano de' rami dagli alberi e li stendevano sulla via. E le turbe che precedevano e quelle che seguivano, gridavano: Osanna al Figliuol di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna ne' luoghi altissimi.” Un altro scrittore ci dice che gridavano: “Benedetto il Re che viene nel nome del Signore; pace in cielo e gloria ne' luoghi altissimi!” E un altro aggiunge quest'altro grido da parte del popolo: “Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore ! Benedetto il regno che viene, il regno di Davide nostro padre! Osanna ne' luoghi altissimi!” E non solo lungo la strada che Gesù stava percorrendo, ma anche nel tempio i bambini gridavano: “Osanna al figliuol di Davide!” il che vuol dire: “Dio salvi il Figliuol di Davide!”—Matt. 21: 8, 9, 15; Luca 19: 38; Marco 11: 9, 10.
    Il soggetto del regno di Dio fu così introdotto nella celebrazione della pasqua di quell'anno. Durante i tre anni e mezzo precedenti, Gesù aveva indicato che il regno di Dio era la questione di capitale importanza davanti a tutta l'umanità. Egli aveva fatto questo predicando pubblicamente e privatamente la buona novella del regno di Dio. Dopo la sua trionfale cavalcata a Gerusalemme egli pronunziò molte parabole e profezie riguardanti il Regno, onde rendere palese chi vi sarebbe collaboratore, come sarebbe stabilito e quando. Il giorno della pasqua egli morì sul legno al Calvario, con un'iscrizione affissa sul capo che suonava accusa di sedizione contro di lui: “Gesù il Nazareno, il re dei Giudei.” (Giov. 19: 19, 20) Il terzo giorno dalla morte di Gesù, Geova Iddio esaudì l'invocazione di “Osanna” che il popolo aveva fatto ascendere a lui. Egli salvò il suo Re, il Figliuolo di Davide dalla stretta della morte facendolo risorgere a vita immortale, affinchè potesse al propio tempo schiacciare la testa del Serpente. Gesù fu da Dio rimunerato in questo glorioso modo perchè mai, neppure sotto le più dure sofferenze, che culminarono nello spargimento del suo sangue vitale egli venne meno alla sua integrità verso Geova, verso la Sovrana Maestà di tutto l'universo, il Fondatore del Regno.
    Fu a caro prezzo che Cristo Gesù conquistò il primo posto nel regno di Dio, ma egli lo pagò volonterosamente. Perché? Perché il Regno è la cosa principale davanti a tutto l'universo. Il Regno è il Governo universale che l'Altissimo Iddio mette al potere e in attività onde rivendicare la sua propria sovranità che è universale ed immutabile e onde ripulire il suo nome da tutti i vituperi e le calunnie che il Serpente, il tentatore ha accumulato su di esso durante questi seimila anni. Poichè Geova Iddio che è supremo ed è la Sorgente della vita di tutta la creazione, la rivendicazione della Sua sovranità universale e del Suo buon nome è di più ampia importanza che la salvezza delle creature umane peccatrici. Tuttavia è precisamente mediante questa rivendicazione che la redenzione e la salvezza di qualsiasi umano peccatore è portata a compimento. Avendo evidentemente la netta concezione che il motivo di più alta importanza per cui doveva scendere nella morte era quello di dar prova della sua integrità e di rivendicare il nome e la sovranità di Geova, Gesù stabilì un memoriale fra i suoi seguaci che seguivano le sue orme la notte stessa della pasqua del 33 d.C. Ma prima egli mangiò la pasqua con loro.
    Essendo Giudeo per nascita umana, Gesù celebrò secondo era dovere la pasqua a Gerusalemme, la città dove Geova Iddio aveva fatto porre il Suo nome e fatto costruire il Suo tempio. La data in cui doveva celebrarsi questa pasqua annuale era il quattordicesimo giorno di Abib, o di Nisan, come fu più tardi chiamato questo mese. Geova Iddio aveva fissato che il mese di Abib fosse il primo dell'anno giudaico. Egli stabilì per legge che gl'Israeliti celebrassero la pasqua annualmente come memoriale della prima pasqua che i loro antenati avevano osservato in Egitto. A quell'epoca Egli li aveva affrancati dalla schiavitù dell'Egitto e aveva ucciso tutti i primogeniti d'Egitto onde fiaccare la volontà degli Egiziani di rifiutare di permettere che Israele abbandonasse l'Egitto. Iddio aveva detto agli Israeliti a mezzo di Mosè suo profeta: “Quel giorno sarà per voi come un memoriale, e voi lo celebrerete come una festa a Geova; attraverso alle vostre generazioni voi lo celebrerete come una festa mediante un'ordinanza perpetua.” (Esodo 12: 14, Vers. Stan. Amer.) L'uccisione di un agnello pasquale, lo spruzzamento del sangue sugli stipiti della porta, e quindi l'atto del mangiare l'agnello arrostito in casa a porta chiusa quell'ultima notte di schiavitù in Egitto, erano prominentemente raffigurati nella celebrazione. Ma le celebrazioni future della festa non dovevano esser fatte in memoria dell'agnello pasquale; dovevano essere un memoriale a Dio, una “festa di Geova”. La celebrazione rammemorava l'atto con cui Geova rivendicava la sua suprema potenza sull'Egitto e liberava il suo popolo eletto, e non era pertanto rammemorazione principalmente dell'agnello pasquale.
    La liberazione d'Israele dall'Egitto avvenne più di tremila anni or sono. Essa raffigurò profeticamente come Geova liberi tutti quelli che entrano a far parte del suo popolo da questo mondo oppressore di cui il Serpente, il tentatore, è il reggitore più potente del Faraone d'Egitto. L'agnello pasquale, a motivo del cui sangue i primogeniti dei figliuoli d'Israele furono risparmiati dalla morte, costituiva un tipo di qualcuno. Di chi? Di Colui mediante il quale Geova rivendica il suo nome e libera il suo popolo. Per questo motivo Giovanni, che battezzò Gesù nel fiume Giordano, lo additò dicendo: “Ecco l'Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo.” Che queste parole avessero speciale riferimento all'agnello pasquale è stato dimostrato dall'apostolo Paolo, il quale scrisse: “Poichè anche la nostra Pasqua, cioè Cristo, è stata immolata. Celebriamo dunque la festa, non con vecchio lievito, nè con lievito di malizia e di malvagità, ma con gli azzimi della sincerità e della verità.” (Giov. 1: 29; 1 Cor. 5: 7, 3) Quindi era cosa del tutto conveniente che Gesù, dopo aver celebrato la sua ultima pasqua tipica con i suoi discepoli in Geru-salemme, fosse ucciso più tardi lo stesso giorno, il 14 di Nisan. In tal modo egli adempì compiutamente la figura profetica dell'agnello pasquale e rese la celebrazione della pasqua un'osservanza fuori corso. Colla sua morte quale Agnello di Dio era venuta, per lui l'ora di celebrare le realtà eterne di cui l'antica pasqua era stata semplicemente un tipo o una prefigurazione.
    Gesù sapeva ch'egli doveva soffrire per il regno di Dio quello stesso giorno, e perciò egli desiderava ardentemente di celebrare questa ultima pasqua con loro. Infatti leggiamo in Luca 22: 13-18: “Quando l'ora fu venuta, egli si mise a tavola, e gli apostoli con lui. Ed egli disse loro: Ho grandemente desiderato di mangiar questa pasqua con voi, prima ch'io soffra; poichè io vi dico che non, la mangerò più finchè sia compiuta nel regno di Dio. E avendo preso un calice, rese grazie e disse: Prendete questo e distrubuitelo fra voi; perché io vi dico che oramai non berrò più del frutto della vigna, finchè sia venuto il regno di Dio.” Da quanto sopra risulta evidente che, mangiando dell'agnello pasquale arrostito che raffigurava lui stesso e bevendo del vino pasquale, egli non accentrava i suoi pensieri su se stesso. Egli aveva in mente molto di più la grande questione che sta davanti a tutto l'universo, la vera sovranità del suo Padre Geova Iddio. Questo egli era determinato a sostenere e mantenere sebbene questo significasse per lui un'amara angoscia e sofferenza fino alla morte ignominiosa sul legno.
Attingerermo ora la narrazione di ciò che seguì alle versioni fondate sui manoscritti Greci più antichi disponibili, che sono considerati i più autorevoli e degni di fiducia. E leggiamo: “Come stavano mangiando Gesù prese un pane e lo benedì, e lo ruppe in pezzi e lo diede ai suoi discepoli, dicendo: 'Prendete questo e mangiatelo. È il mio corpo!' Ed egli prese il calice del vino e rese grazie e lo diede loro, dicendo: 'Dovete tutti bere di esso, perchè questo è il mio sangue che ratifica l'accordo e dev'essere versato per molti, per il perdono dei loro peccati. Ed io vi dico che non berrò mai più questo prodotto della vite fino al giorno in cui berrò del nuovo vino con voi nel regno del Padre mio!' ” (Matteo 26: 26-29)
Le parole di Gesù sul pane senza lievito e sul calice del vino rosso non erano delle parole magiche che cambiassero l'intera sostanza del pane e del vino in corpo letterale e sangue letterale. Queste sue parole erano semplicemente l'annunzio che il pane ed il vino erano dei simboli od emblemi. Entrambi gli emblemi, il pane senza lievito e il vino rosso, additano un'unica e stessa cosa, cioè, la morte di Cristo per la rivendicazione della sovranità universale e del santo nome del Padre suo. Presso noi oggi la pasqua non é intercalata di vino del memoriale come era ai giorni di Gesu, quando si usavano quattro calici di vino nella notte per il memoriale, per cui veniva pronunziata una benedizione, secondo la consuetudine d'allora, su ciascuno dei quattro calici. Gl'increduli Giudei celebrano ancora oggidì la cena della pasqua con i suoi quattro calici di vino, ma la celebrazione del memoriale annuo per i Cristiani il 14 di Nisan è assolutamente distinto, dalla morte di Gesù in poi, da questo pasto pasquale.
    “Fate questo in memoria di me,” disse Gesù. Le sue parole non sono un'istruzione a celebrare il memoriale senza ricordare il Padre e Dio di Gesù, Geova, il Re Universale. La pasqua era un memoriale a Geova Iddio, con cui si commemorava il suo atto di rivendicazione sull'Egitto piuttosto che commemorare principalmente l'agnello pasquale allora immolato. Fra i discepoli di Gesù, la cena del Signore di ogni 14 di Nisan ha preso il posto della pasqua. Così nel giorno da Geova fissato per un memoriale all'Onnipotente Iddio, il Signor Gesù non lo mise in disparte, ma vi si attenne per contrassegnarlo con una diversa celebrazione di più vasto significato. Sicuramente, nello stabilire il memoriale per i membri del suo corpo il giorno stesso del memoriale di Geova, il 14 di Nisan, il nostro Signor Gesù non istituiva una celebrazione ne che dovesse rendere onore più a lui che a Geova. La morte di Cristo, pur compiendo il riscatto dell'umanità, avvenne principalmente per la rivendicazione del nome e della sovranità universale di Geova. Perciò i membri del corpo di Cristo celebrano il memoriale all'onore di Geova, ma con una ricordanza di Gesù Cristo come di Colui del quale Geova si serve principalmente per la Sua propria rivendicazione e come di Colui che tutti i cristiani devono imitare con integerità fino alla morte.