Annunziante il Regno di Geova
Annunziante il Regno di Geova
Venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo cosi in terra.
Questo è il sito ufficiale dell' Associazione Internazionale Testimoni di Geova

Scuola teocratica

 
Vita eterna
 
    La vita era in giuoco - la vita del genere umano in un giusto nuovo mondo! Nel pomeriggio successivo la questione doveva esser decisa a loro favore porche godessero di quel prezioso privilegio eternamente. La festa di questa notte a Gerusalemme diede la promessa che sarebbe stata risolta. Questa era una notte commemorativa, l’anniversario del 14 Nisan d’oltre quindici secoli prima quando con un attacco irresistibile la morte invase la casa d’ogni famiglia egiziana. Non fu con una guerra batteriologica, né con terrificanti bombe atomiche o all’idrogeno cadute dal chiaro cielo d’Egitto che fu causata tale vasta distruzione di vite umane. No! Ma l’angelo distruttore del Dio degli oppressi Ebrei percorse quel paese del Nilo e, con mira infallibile, colpì tutti i primogeniti degli uomini e degli animali di morte improvvisa a mezzanotte. Miracolosamente le case degli Ebrei nel quartiere di Goshen presso il delta del Nilo furono oltrepassate. Prestando ascolto all’avvertimento dato dal loro Dio mediante il suo profeta Mosè, gli Ebrei avevano ucciso l’agnello pasquale, avevano spruzzato il suo sangue sui due stipiti e sulle architravi delle loro porte di casa, e vi si erano ritirati dentro mangiando l’agnello arrostito, con pane senza lievito ed erbe amare. Questo significava la vita per tutti i loro primogeniti, e la mattina seguente si prepararono a uscire dall’Egitto come un popolo libero.
    Per celebrare questo un gruppo di uomini, tutti Ebrei, si radunarono insieme in una stanza di piano superiore in una certa parte di Gerusalemme in quella notte anniversaria del 14 Nisan del 33 d.C. Qui in osservanza della legge data da Dio mediante Mosè mangiarono l’agnello pasquale con pane azzimo e calici di vino di benedizione.
    Mentre ora osserviamo gli uomini, ce ne sono dodici. Uno del numero originale è uscito, ma non per tornare a riunirsi con loro. Il suo nome è Giuda Iscariota, ed è corso giù dalla stanza superiore per una perfida missione che porta rapidamente alla morte del capo di quegli uomini il pomeriggio seguente, sì, e al suo proprio suicidio per impiccagione!
    Gli uomini rimasti continuano a stare reclini sui loro divani intorno alla bassa tavola pasquale. Il loro capo rivolge loro un lungo discorso di avvertimento e conforto. Egli termina con le parole: “Vi ho detto queste cose onde per mio mezzo abbiate pace. Nel mondo avrete tribolazione, ma fatevi animo! Io ho conquistato il mondo.” L’oratore sapeva che era destinato a morire in quel quattordicesimo giorno di Ni-san come l’agnello pasquale senza macchia ucciso anticamente quello stesso giorno in Egitto. Sapeva che la sua morte sarebbe stata per la rivendicazione della sovranità universale di Dio che il superbo Faraone d’Egitto aveva sfidata in faccia a Mosè. Sapeva che questo mondo era contro la giusta sovranità di Dio sopra questa terra. Il rifiuto di compromettersi con questo mondo voleva dire la morte per lui. Fino a questo momento in cui parlava non si era mai compromesso con questo mondo ma aveva intrepidamente proclamato in tutto il paese il regno dell’Iddio Altissimo. Morendo lealmente per sostenere il regno di Dio egli avrebbe conquistato il mondo. Con la potenza miracolosa di Dio egli avrebbe rivissuto per celebrare la sua vittoria. Il mondo avrebbe recato grandi tribolazioni ai suoi seguaci rimasti sulla terra, ma per virtù di lui i suoi seguaci avrebbero potuto avere pace di cuore e di mente. Essi avevano ragione di rallegrarsi. Poiché aveva vinto il mondo sulla questione della sovranità universale di Dio, egli avrebbe aiutato anche loro a vincerlo e a ottenere un’eterna ricompensa.
    Ascoltiamo ciò che dice ancora, perché questo riguarda la nostra vita eterna. Ora alza i suoi occhi al cielo. Conversando tuttavia in preghiera egli dice: “Padre, l’ora è venuta; glorifica il tuo figlio, affinché tuo figlio glorifichi te, secondo come gli hai dato autorità sopra ogni carne, onde, in quanto all’intero numero di quelli che tu gli hai dati, egli dia loro vita eterna.” Da queste parole sappiamo che è il Figlio del Padre celeste che parla. Dio gli ha dato autorità sopra tutto il genere umano, “ogni carne.” Perché? Perché questo Figlio di Dio venuto dal cielo è diventato carne ed ha fatto un patto con Dio di morire per il genere umano, come quell’agnello pasquale dell’antichità morì per liberare gli Ebrei dalla morte e dalla tirannia dell’Egitto. Morendo e sacrificando la sua propria, assunta umanità egli potè acquistare la vita per “ogni carne”, cioè per L’intero numero di persone che il Padre celeste gli avrebbe date, attirandole con la fede e l’ubbidienza al Figlio di Dio.
    Quale emozionante teina presenta il Figlio di Dio allorché dice: “Vita eterna”! Ecco che cosa vuole chi ama la pace, la felicità e la buona armonia. Che ci viene richiesto per ottenerla? Noi siamo di carne, e Dio ha dato al suo Figlio potestà sopra ogni carne, noi compresi. Dobbiamo quindi ascoltare il Figlio di Dio mentre continua a pregare e ci dice: “Questo significa vita eterna, che acquistino conoscenza di te, il solo vero Dio, e di colui che tu hai mandato, Gesù Cristo.” Qualsiasi altra conoscenza nel mondo è un nulla a confronto con l’acquistata conoscenza delle due più importanti Persone dell’universo, il solo vero Dio e colui ch’egli ha mandato nel mondo, Gesù Cristo. Acquistare conoscenza di Loro e credere significa per noi vita eterna nel giusto nuovo mondo ora vicino. Come potremmo noi accettare da Dio per mezzo di Gesù Cristo il dono della vita eterna se non sappiamo nulla intorno ad esso e intorno al modo di conseguirlo? Tale conoscenza datrice di vita è la più importante che possiamo avere. Con queste pagine c’incamminiamo per ottenerla. Noi dobbiamo continuare ad acquistare tale conoscenza.
    Gesù Cristo non si rivolge al suo Padre celeste come a un misterioso Dio “trino”, ma come al “solo vero Dio”; ed egli parla di sé come dell’inferiore, il Figlio che il Padre manda dal cielo. Mettendo in risalto la propria inferiorità rispetto a Dio il Padre suo, Gesù aveva detto precedentemente proprio quella stessa notte ai suoi fedeli seguaci: “Uno schiavo non è maggiore del suo signore, né chi viene mandato è maggiore di colui che lo manda.” Giovanni 13:16 Il Figlio è il principale Servitore dell’unico vero Dio e gli è soggetto nell’eseguire il proposito divino di portare la vita eterna alla morente umanità. Sulla terra il Figlio onorò Iddio e lo raccomandò al genere umano. Ecco perché lo udiamo dire: “Io ti ho glorificato sulla terra, avendo compiuto l’opera che tu mi hai data da tare. Ed ora tu, Padre, glorificami presso te stesso della gloria che avevo presso di te avanti che il mondo fosse.” Facendo al suo celeste Padre questo rapporto d’aver felicemente compiuto l’opera assegnatagli sulla terra, il Figlio rivela di avere avuto vita prima di diventare uomo. Questa poteva essere stata solo vita celeste come Figlio spirituale, ed egli l’ebbe prima che fosse fatta la terra e vi fosse creato l’uomo. La vita di lassù era gloriosa, e il Figlio prega il suo Padre celeste di glorificarlo con la gloria che aveva prima di divenire uomo, con la gloria celeste. Il Figlio mostra la sua volontà di sacrificare per sempre la propria vita umana in vista di tale gloria. Il Padre suo lo doveva glorificare con una risurrezione dalla morte alla vita nei cieli in personale associazione col solo vero Dio.
    Nell’esecuzione dell’opera affidatagli, che cosa fece il Figlio? Ascoltate il rapporto che disse al suo Padre e Capo: “Io ho reso manifesto il tuo nome agli uomini che tu mi hai dati dal mondo. Essi erano tuoi, e tu me li hai dati, ed essi hanno osservato la tua parola. Essi sono ora venuti a conoscere che tutte le cose che tu mi hai date sono da te; perché i detti che tu mi hai dati io li ho dati a loro, ed essi li hanno ricevuti e son certamente venuti a conoscere che io venni come tuo rappresentante, e han creduto che tu mi hai mandato.” Qui viene riferito un fatto rimarchevole. Gesù attesta che il Padre suo ha un nome e ch’egli rese questo nome manifesto ai suoi seguaci. Questo fu paragonabile alla missione di Mosè il quale fece noto il nome di Dio agli oppressi Ebrei in Egitto. Nei suoi scritti (Esodo 3:14 e 6:2,3) Mosè ci narra questo: “Iddio disse a Mosè: ‘Io sono quegli che sono.’ Poi disse: ‘Dirai così ai figliuoli d’Israele: L’io sono m’ha mandato da voi.’ “E Dio parlò a Mosè, e gli disse: ‘Io sono l’Eterno, e apparii ad Abrahamo, ad Isacco e a Giacobbe, come l’Iddio onnipotente; ma non fui conosciuto da loro sotto il mio nome di Jahveh.’ ”
    Comprendendo l’importanza di conoscere il nome e ciò ch’esso significa. Gesù lo manifestò ai suoi seguaci. Come Figlio di Dio mandato dal cielo il rappresentante di Dio conosceva il nome divino meglio di Mosè. Prima di intraprendere la sua pubblica opera di proclamazione del regno di Dio fu sottoposto a tre speciali prove mentre era solo nel deserto per quaranta giorni. Egli sostenne la prima prova rivolgendo queste parole al tentatore: “È scritto: ‘L’uomo deve vivere, non di pane solo, ma d’ogni dichiarazione che esce dalla bocca di Geova.’ ” Sostenendo la seconda prova, disse al tentatore: “Ancora è scritto: ‘Non devi mettere alla prova Geova il tuo Dio.’ ” Infine egli respinse il tentatore con queste parole: “Va’ via, Satana! Poiché è scritto: ‘È Geova il tuo Dio che devi adorare, ed è a lui solo che devi rendere sacro servizio.’ ” (Citazione di Matteo 4:4,7,10 In questi versetti Gesù stesso cita Deuteronomio 8:3; 6:16; 5:9; 6:13. In ciascuna prova il Figlio di Dio citò gli scritti di Mosè nei quali è adoperato il nome di Dio. Il Figlio di Dio, nello stesso nome datogli sulla terra, portava il nome del Padre suo, poiché i suoi seguaci giudei sapevano che il nome “Gesù” significava “Geova è salvezza”. Questo nome indica come sia necessario per la nostra vita eterna conoscere sia Gesù che il Padre suo. Geova mandò il suo Figlio Gesù perché fosse il Messia, l’unto Re promesso, e a tal fine il Padre unse il suo Figlio con lo spirito santo, subito dopo il suo battesimo in acqua. Per questa ragione egli è chiamato Gesù Cristo, perché “Cristo” significa “Messia” o “Unto” o “Uno consacrato mediante un’unzione”.
    L’amorevole proposito del Cristo è quello di conferire la vita eterna a tutti coloro che il Padre suo gli dà attirandoli a Gesù mediante il potere della conoscenza. Sapendo che il mondo li avrebbe ora colmati di tribolazione, Gesù prega per loro, non per questo mondo: “Io faccio richiesta riguardo a loro; faccio richiesta, non riguardo al mondo, ma riguardo a quelli che tu mi hai dati, perché son tuoi, e tutte le cose mie son tue e le cose tue sono mie, ed io sono stato glorificato fra loro. Inoltre io non sono più nel mondo, ma essi sono nel mondo e io vengo a te. Padre santo, veglia su loro per rispetto del tuo proprio nome che tu mi hai dato, onde siano uno come lo siamo noi. Quando ero con loro io vegliavo su loro per rispetto del tuo proprio nome che tu mi hai dato, e io li ho custoditi, e nessuno di loro è distrutto eccetto il figlio di distruzione, così che la scrittura si è adempiuta.”
    Quel “figlio di distruzione” avrebbe potuto ricevere la vita mediante Gesù, se fosse rimasto fedele. Ma benché gli fosse così intimo fino al punto di prendere regolarmente i pasti con lui come un caro amico, Giuda Iscariota scelse di alzare il calcagno contro di lui. Per questo egli si condannò alla distruzione, stac-candosi dal Canale della vita. Gesù non sentì nessuna responsabilità per la perdita di questo traditore. Il Salmo 41, versetto 9, aveva predetto il suo tradimento e, non forzato, Giuda aveva scelto per motivi egoistici di adempire la profezia. Sì, Gesù e i suoi discepoli avevano sin d’allora le Sacre Scritture. Parecchi secoli prima della nascita di Gesù questi sacri scritti ebraici erano stati completati, in tutto trentanove libri, dai libri di Mosè a quello del profeta Malachia, e fra di essi non era nessun libro apocrifo o deutero-canonico. Queste ispirate Scritture Ebraiche erano comprese sotto tre capi: La Legge, i Profeti, e i Salmi. Gesù si riferiva qui ai Salmi con i quali cominciava la terza suddivisione delle Scritture. Nell’insieme, queste Scritture Ebraiche contenevano il divino nome “Geova” 6.823 volte. Per rispetto di questo santo nome Gesù aveva vegliato sui suoi discepoli mentre era stato con loro. Dopo che Gesù si fu dipartito Geova Dio dovette vegliare su di loro per amor del suo nome, poiché essi erano un popolo per il suo nome.
    “Ma,” continua Gesù, “ora io vengo a te, e dico queste cose nel mondo affinché abbiano la mia gioia in se stessi al completo. Io ho dato loro la tua parola, ma il mondo li ha odiati, perché essi non sono alcuna parte del mondo come io non sono alcuna parte del mondo.” Oltre alla Parola di Dio già scritta nelle Scritture Ebraiche, Gesù aveva recato ai suoi discepoli un messaggio o una parola da parte di Dio, la quale doveva a suo tempo essere aggiunta per iscritto alle Scritture Ebraiche. Per aver accettato la Parola di Dio, compresa quella recata da Gesù, il mondo odiò i suoi discepoli, e gli odiatori peggiori furono i capi religiosi. I discepoli di Gesù si attennero alla Parola di Dio anziché a questo mondo. Perciò essi non furono parte di questo mondo come non lo fu Gesù. Il mondo avrebbe voluto sbarazzarsi di loro, ma essi avevano un’opera da fare nel mondo. Per questo Gesù non volle che fossero tolti.
    “Io ti chiedo, non di toglierli dal mondo, ma di vegliare su loro a causa del maligno. Essi non sono alcuna parte del mondo come io non sono alcuna parte del mondo. Santificali per mezzo della verità; la tua parola è verità. Come tu hai mandato me nel mondo, anch’io ho mandato loro nel mondo. E mi santifico a loro favore, in modo che essi pure siano santificati per mezzo della verità.” Il mattino seguente Gesù era destinato a dire al giudice, il governatore romano, Ponzio Pilato: “Per questo scopo sono venuto nel mondo, perché recassi testimonianza alla verità. Chiunque è dalla parte della verità ascolta la mia voce.” Giovanni 18:37 Alla domanda di Pilato: “Che cosa è verità?” la risposta potrebbe essere stata ch’essa con-sisteva nelle già scritte Scritture Ebraiche e nel messaggio di Dio che Gesù diede ai suoi discepoli. Con la potenza di questa verità Dio santifica quelli che l’accettano e si attengono ad essa. Cioè, egli li separa da questo empio mondo e li apparta per il suo sacro servizio. Attenendosi alla verità divina Gesù si santificò. Ecco perché egli non diventò mai una parte di questo mondo. Egli mandava i suoi discepoli nel mondo in servizio divino, ma neppure essi ne sarebbero diventati parte poiché il loro attaccamento alla verità avrebbe santificati e allontanati da esso. Nel mondo essi debbono dichiarare questa santificatrice parola di verità, affinché altri credano. Quindi Gesù con amorevole previsione prega anche per tali credenti: “Io faccio richiesta, non soltanto per questi, ma anche per quelli che ripongono fede in me per mezzo della loro parola, in modo che siano tutti uno, come tu, Padre, sei in unione con me ed io sono in unione con te, anch’essi siano in unione con noi, affinché il mondo creda che tu mi hai mandato. Inoltre io ho dato loro la gloria che tu hai dato a me, affinché siano uno come noi siamo uno. Io in unione con loro e tu in unione con me, onde siano perfetti nell’unità, affinché il mondo abbia la conoscenza che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me.” Se i credenti di Cristo dovessero conformarsi a questo mondo, sarebbero divisi fra loro dalle sue sette religiose, dai suoi partiti politici, dalle sue distinzioni sociali, dal suo orgoglio e dalle sue tradizioni nazionali, e da pregiudizi razziali. Ma essendo santificati lungi dalla mondanità mediante la potenza della verità di Dio essi dovevano essere stretti in una perfetta unità, malgrado la razza, il colore, la lingua, o il luogo di nascita. Dovevano essere in reciproca unità, nello stesso modo in cui sono in unità Geova il Padre e Gesù Cristo il Figlio. Questa non è una inesplicabile, antiscritturale unità “trina”, poiché tutti questi credenti in Cristo dovevano essere portati in perfetta unione l’uno con l’altro ed anche in unione con Dio e Cristo. Per questa unità dei credenti nel servire Dio e nel proclamare la sua parola, molti nel mondo vengono a conoscere che Gesù Cristo è il diletto Mandato di Dio.
    Per l’unificazione dei suoi seguaci con lui la quale toccherà l’apice nel cielo Gesù terminò la sua preghiera con queste parole: “Padre, in quanto a quello che tu mi hai dato, desidero che, dove sono io, essi pure siano con me, affinché contemplino la mia gloria che mi hai data, perché tu mi amasti prima della fondazione del mondo. Padre giusto, in verità, il mondo non è venuto a conoscerti, ma io sono venuto a conoscerti, e questi son venuti a conoscere che tu mi hai mandato. E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, onde sia in loro l’amore col quale mi hai amato e io in unione con loro.” No, l’odio del mondo non smentisce che Dio ama Gesù e i suoi seguaci; esso prova il contrario. Fino al giorno di Gesù il mondo ignorava la via che conduce alla vita. La conoscenza che aveva Gesù del solo vero Dio significava vita eterna per lui. I suoi seguaci devono ricevere ora la vitale conoscenza del Padre celeste e del suo Mandato. La missione di Gesù sulla terra fu quella di portare la conoscenza necessaria alla vita delle persone che l’avrebbero ricevuta e avrebbero creduto in essa. Egli conosceva il nome di Dio e lo rivelò ai suoi seguaci. Egli si propose di far ciò, non solo fino alla sua morte, ma anche dono la sua risurrezione alla vita celeste nella gloria. Quelli che vengono a conoscere il nome e il proposito di Dio e che diventano un popolo per il suo nome hanno l’amore di Dio dimorante in loro e sono uniti a Gesù per amore del nome divino.
    La preghiera di Gesù (La preghiera di Gesù nei precedenti paragrafi è stata citata da Giovanni, capitolo 17) indica i punti essenziali che dobbiamo conoscere. Nulla è più dolce e prezioso della vita con una conoscenza del grande Datore di vita e del diletto Figlio mediante il quale Egli offre la vita ai morenti. Nelle pagine che seguono noi continueremo perciò la nostra interessante ricerca di questa conoscenza. Il mondo potrebbe concentrare il suo odio su di noi perché seguiamo questo corso, ma noi sappiamo che questa conoscenza, rappresenta qualche cosa che il mondo non può mai dare, la vita eterna.