Annunziante il Regno di Geova
Annunziante il Regno di Geova
Venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo cosi in terra.
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Lo studio della bibbia

 
 
    In origine il libro chiamato “Nehemia” era unito al libro di Esdra formando un unico libro, conosciuto col nome di “Esdra”. Successivamente gli Ebrei divisero il libro così come è diviso attualmente, chiamando però le due parti di esso Primo e Secondo Esdra. Comunque ora le moderne Bibbie ebraiche adoperano la designazione usata nella Versione Riveduta. Un intervallo di dodici anni separa i racconti storici dei due libri di Esdra e Nehemia. (Esdra 7:1, 8; 10:17; Neh. 1:1; 2:1) In Nehemia il racconto va dal ventesimo al trentaduesimo anno del regno di Artaserse III, un periodo di dodici anni. Esso conduce rispirata storia degli Ebrei più vicino al tempo del Messia che non qualsiasi altro libro del cànone ebraico, tranne Malachia, sola eccezione possibile. Il tempo di quest’ultimo non può essere determinato con certezza, mentre Nehemia ci porta esatta-mente al 443 a. C, cioè a novantaquattro anni dopo la fine della desolazione di Gerusalemme. L’evidenza indica Nehemia come lo scrittore del libro che porta il suo nome, che significa “Jah è conforto”. Le parole iniziali ne legittimano il titolo, annunciando: “Parole di Nehemia, figliuolo di Hacalia”. Nel racconto Nehemia parla quasi sempre in prima persona. Egli non va confuso con un altro Nehemia, che tornò a Gerusalemme con Zorobabele. -Esdra 2:2; Neh. 7:7.
    Cattive notizie giungono a Nehemia mentre serve il re persiano nel palazzo di Susan. Hanani e certi uomini di Giuda giungono al palazzo, vedono Nehemia, e in risposta alle sue domande gli dicono che gli Ebrei in Giuda soffrono afflizioni e biasimo e che le mura di Gerusalemme sono state abbattute e le porte bruciate. Nehemia pianse, digiunò e pregò. Nella sua preghiera chiese perdono per i figli di Israele, implorò che Geova ricordasse le Sue parole dette mediante Mosè circa il radunamento del Suo popolo quando si fosse rivolto con pentimento a Lui, e pregò Geova di concedergli il Suo favore quando avrebbe esposto la questione al re di Persia. -1:1-11.
    Quattro mesi dopo aver ricevuto tali notizie l’afflitto Nehemia presentò la sua petizione ad Artaserse III. Udendo il suo coppiere descrivere la condizione degli Ebrei il re si mostrò favorevolmente disposto e chiese che cosa avrebbe potuto fare. Un mandato per recarsi a Gerusalemme, e organizzare e sovraintendere alla ricostruzione delle mura della città, fu la richiesta di Nehemia. Concesso! L’occasione aveva in sé un significato molto più grande di quello che Nehemia probabilmente allora comprese. Il re aveva dato “l’ordine di restaurare e riedificare Gerusalemme”, come era stato predetto in Daniele 9:25. Perciò questo ventesimo anno di Artaserse III (dal 455 a. C. al 454 a, C.) contrassegnò l’inizio delle settanta settimane di anni (o 490 anni) che, come l’angelo Gabriele aveva detto a Daniele, avrebbero raggiunto il punto culminante con l’apparizione del Messia, Quindi l’anno 455 a. C. divenne una data memorabile nella cronologia biblica. -2:1-8.
    Al suo arrivo a Gerusalemme, Nehemia compì un giro d’ispezione notturna intorno alle mura della città e fece i suoi calcoli. La sua dichiarazione del proposito di ricostruire le mura e il suo racconto della benedizione di Dio sul progetto stimolarono lo zelo degli Ebrei e rafforzarono le loro mani per l’opera. Verso il terzo giorno del quinto mese il lavoro di costruzione delle mura ebbe inizio. Poco dopo Nehemia cominciò a sperimentare l’adempimento di Daniele 9:25 riguardo a Gerusalemme, che “sarà restaurata e ricostruita, piazze e mura, ma in tempi angosciosi”. -2:11-20.
    Gli indemoniati Samaritani insorsero per interrompere il lavoro, al comando di Samballat il Moabita, Tobia l’Ammonita e Ghescem l’Arabo. Dapprima essi derisero e nettarono, definendo “spossati” gli sforzi del piccolo rimanente degli Ebrei. Ma ciò nonostante le mura cominciarono ad elevarsi. Aizzati a più vigorosa azione, gli alleati nemici cospirarono di muovere guerra carnale contro i costruttori. Nehemia venne a conoscenza del loro disegno e fece fronte alla situazione in maniera non pacifica. Metà degli operai attendeva al lavoro e l’altra metà si teneva nelle vicinanze armata per la battaglia. Quelli che portavano pesi e quelli che erano sulle mura avevano una mano al lavoro e nell’altra tenevano un’arma. Nehemia era dappertutto di guardia; al suo lato v’era costantemente un trombettiere. Uno squillo avrebbe radunato tutti gli operai in qualsiasi luogo si fosse manifestato un disturbo, per respingere l’attacco. Le coraggiose parole del governatore Nehemia erano nelle loro menti: “Non li temete! Ricordatevi del Signore, grande e tremendo; e combattete per i vostri fratelli, per i vostri figliuoli e figliuole, per le vostre mogli e per le vostre case!” -4:1-23.
    Il capitolo 5 lascia il racconto dell’opera di costruzione quanto basta per narrare difficoltà interne circa il modo in cui alcuni ricchi Ebrei opprimevano i loro fratelli poveri, e narra come Nehemia riassestò la situazione. Il sesto capitolo riprende il racconto della ricostruzione delle mura “in tempi angosciosi”.
    I codardi nemici non ebbero il coraggio di combattere quando videro che Nehemia aveva scoperto la loro cospirazione ed era preparato a resistere con le armi. Cosi frustrati, essi cercarono di adescare Nehemia in un’altra città per ucciderlo. “Perché il lavoro rimarrebb’egli sospeso mentr’io lo lascerei per scendere da voi?” chiede il governatore. Egli non si allontana dal lavoro. Quattro di tali lettere del nemico non raggiungono il loro scopo, e la quinta rivela un cambiamento di tattica. Essa accusa i costruttori di sedizione e sparge la diceria che Nehemia abbia pagato degli uomini perché dicano di lui a Gerusalemme: “V’è un re in Giuda!” minacciando che questo tradimento sarebbe riportato ad Artaserse. Tobia e Samballat pagarono un falso profeta onde avvisasse Nehemia di fuggire nei recinti del tempio per la sua sicurezza personale; il coraggio dei governatore lo libera dal tranello e gl’impedisce di fuggire i suoi nemici. Anche alcuni dei nobili di Giuda tennero corrispondenza coi Samaritani e mostrarono loro simpatia. Tutti i piani per arrestare l’opera fallirono. Le mura furono terminate il venticinquesimo giorno del sesto mese, dopo cinquantadue difficili giorni. -6:1-19.
    Ma urgeva la soluzione di altri problemi. Le mura erano ricostruite, ma poche persone abitavano entro di esse. Ed ecco il succedersi di avvenimenti che prepararono il popolo ad accettare una disposizione teocratica per popolare la città: Il primo giorno del settimo mese il popolo si raduna come un sol uomo davanti alla porta delle acque; Esdra gli legge tutta la mattina il libro della legge di Mosè; la lettura della seconda mattina rivela il modo di osservare la festa delle capanne nel settimo mese; con gioia traboccante il popolo, spiritualmente rianimato, celebra la festa; durante i sette giorni di festa la lettura della Scrittura continua; due giorni dopo l’ottavo giorno, il giorno dell’assemblea solenne, il popolo confessa i suoi peccati; sono rammentate le bontà di Dio; si stipula un patto col Signore promettendo di non avere relazione con i pagani, ma di osservare i sabati e provvedere al servizio e ai servitori del tempio. Quindi segue la disposizione teocratica per popolare Gerusalemme: una su ogni dieci persone è scelta a sorte per abitare permanentemente nella città. -7:1-11:36.
    In quanto precede, un punto di notevole importanza è la pubblica lettura della legge. Nehemia 8:8 descrive: “Essi leggevano nel libro della legge di Dio distintamente; e ne davano il senso, per far capire al popolo quel che s’andava leggendo”. Ciò non si riferisce a lettura fatta con buona enunciazione ed espressione orale, ma a qualche cosa di particolare per la situazione di quel tempo. A causa della prigionia gli Ebrei avevano adottato la lingua aramaica; la massa non comprendeva più la lingua ebraica. Esdra leggeva i rotoli ebraici; difatti, non c’erano versioni aramaiche scritte. Perciò dopo che Esdra aveva letto brevi periodi era necessario tradurli oralmente in aramaico perché il popolo comprendesse. In Nehemia 8:8 il Talmud ebraico dice che “il libro” significava il testo originale; distintamente” significava spiegarlo mediante parafrasi caldaiche; “ne davano il senso” significava la divisione delle parole, ecc., secondo il senso; e “per far capire al popolo quel che s’andava leggendo” significava dare la pronuncia tradizionale delle parole (non essendoci in quel tempo i punti vocalici).
    I due ultimi capitoli trattano questioni riguardanti i Leviti e il sacerdozio, la dedicazione delle mura e la purificazone del popolo. Rispetto a quest’ultimo punto, sembra che dopo dodici anni di governatorato Nehemia tornasse per un certo tempo al palazzo di Susan. Durante la sua assenza Israele era ricaduto nel peccato: il sabato era stato profanato ed erano stati contratti matrimoni promiscui coi pagani. “Dopo un certo tempo”, il periodo preciso non essendo rivelato, Nehemia tornò. La sua opera purificatrice per ripristinare la condotta teocratica fu completa e vigorosa. Notevole l’espulsione di Tobia l’Ammonita dalle camere preparate per lui negli edifici del tempio dal sacerdote Eliascib. Quest’ultimo aveva illegalmente mutato in appartamenti per il malvagio Tobia i depositi destinati a contenere le decime. Nehemia li restituì al loro scopo gettando letteralmente fuori tutte le masserizie di Tobia. La purificazione compiuta da Nehemia mette fine al racconto.