Annunziante il Regno di Geova
Annunziante il Regno di Geova
Venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo cosi in terra.
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Lo studio della bibbia

 
   Proverbi
 
Il titolo di questo libro è preso dalla sua parola iniziale nell’originale ebraico, Mishelèy, che significa “proverbi”. Ma la parola ebraica tradotta “proverbi” ha un significato più vasto: essa significa “similitudine”, cioè, “paragone, parabola, indovinello”.
 
“Ecclesiaste” è il titolo del libro, così come è stato tramandato dalla versione greca dei Settanta, e significa “predicatore”.
 
Il titolo italiano è un’abbreviazione del primo versetto del libro: “Il Cantico de’ cantici di Salomone”.
   Isaia
 
Isaia è il primo dei tre che sono comunemente chiamati “profeti maggiori”; cioè, primo per ordine di tempo e di disposizione nel cànone biblico.
   Geremia
 
"AHIMÈ, Signore, [Geova], io non so parlare, poiché non sono che un fanciullo". Queste furono le commosse parole pronunciate dalle labbra del giovane Geremia di Anatot quando, nell’anno 647 a.C., Geova gli disse che fin dalla nascita era stato ordinato profeta per le nazioni. Ma le parole non erano una scusa per nascondere una pigra mancanza di zelo verso Geova Dio.
 
Questo libro non fa il nome del proprio scrittore. La prima diretta evidenza del suo scrittore si trova nel versetto introduttivo della più antica traduzione esistente, la Versione dei Settanta, dove leggiamo: "E dopo che Israele fu condotto in schiavitù e che Gerusalemme rimase deserta, Geremia profeta sedette sconsolato, e pianse Gerusalemme in queste lamentazioni, e col cuore amareggiato sospirando e gemendo disse".
 
"Or avvenne l’anno trentesimo, il quinto giorno del quarto mese, che, essendo presso al fiume Kebar, fra quelli ch’erano stati menati in cattività, i cieli s’aprirono, e io ebbi delle visioni divine. Il quinto giorno del mese (era il quinto anno della cattività del re Joiakin), la parola dell’Eterno fu espressamente rivolta al sacerdote Ezechiele, figliuolo di Buzi, nel paese dei Caldei, presso al fiume Kebar; e la mano dell’Eterno fu quivi sopra lui". - Ezech. 1:1-3
   Daniele
 
Questo libro porta il nome del suo scrittore. Benché nel libro non ci sia alcuna diretta dichiarazione che Daniele, il cui nome significa "Dio è giudice" o "giudice di Dio", lo scrisse, nessuno lo mette in dubbio.
   Osea
 
Col libro di Osea cominciano gli scritti dei dodici profeti chiamati comunemente “minori”. Essi sono minori soltanto per la loro lunghezza, non certo per il loro contenuto o significato. Questi scritti costituiscono gli ultimi dodici libri delle Scritture Ebraiche, secondo la disposizione della Versione Riveduta. Ciascun libro porta il nome del profeta che lo scrisse e di cui contiene le parole, come i libri dei profeti “maggiori” Isaia, Geremia ed Ezechiele.
   Gioele
 
GLI individui non sono importanti, neanche quelli impiegati da Geova Dio come suoi profeti e messaggeri. Questa verità è ripetutamente messa in risalto nello studio dei libri profetici della Bibbia.
   Amos
 
Amos non fu addestrato nel collegio o scuola teocratica dei profeti fondato da Samuele. Egli fu chiamato da Geova all’incarico profetico dalla sua condizione di pastore e raccoglitore di frutti di sicomoro in Tekoa di Giuda.
   Abdia
 
Il libro di Abdia è il più breve delle Scritture Ebraiche. È troppo breve per giustificare una divisione in capitoli, ma è semplicemente diviso in ventuno versetti.
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