Annunziante il Regno di Geova
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Venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo cosi in terra.
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Lo studio della bibbia

 
 
    Il libro di Salmi è una raccolta di poesie sacre di genere lirico, composte originariamente per essere cantate con accompagnamento di strumenti musicali a corda o di altra specie. La traduzione greca dei Settanta chiama questo libro Psalmoi, nome che indica cantici con accompagnamento musicale. È dalla Versione dei Settanta che le versioni italiane della Bibbia presero il loro titolo per il libro, cioè, Salmi. Il libro è qualche volta chiamato “Salterio”, riferendosi così allo strumento a corda adoperato in principio per accompagnare il canto dei salmi. Nelle Bibbie ebraiche Salmi è intitolato Sefer Tehillim, o semplicemente Tehillim, che vuol dire “libro di laudi” o “laudi”. Entrambi i titoli, Salmi e Laudi, sono appropriati. Il tenore del libro, il tema che lo pervade tutto, è quello della lode a Geova; ma molti salmi sono vere e proprie preghiere e molti altri hanno un tono di supplica.
    Dai tempi antichi il libro dei Salmi è stato diviso in cinque libri, ciascuno dei quali forma una raccolta separata di Salmi. La divisione, dal Libro I al V rispettivamente, è la seguente: Salmi 1-41, Salmi 73-89, Salmi 90-106 e Salmi 107-150. Un altro punto è interessante: Le Scritture Ebraiche hanno tre grandi suddivisioni, cioè, la Legge, i Profeti, e gli Scritti. Salmi è il primo libro di quest’ultimo gruppo, e qualche volta il nome del primo libro è adoperato per indicare tutto il gruppo. Perciò quando Gesù disse che tutti gli scritti che si riferivano a lui “nella legge di Mosè, ne’ profeti e nei Salmi” dovevano essere adempiuti, egli vi comprendeva tutte le cose scritte nelle Scritture Ebraiche. (Luca 24:27, 44).
    I Salmi sono opera di vari scrittori. Le soprascritte dei singoli salmi identificano parecchi scrittori, sebbene queste soprascritte non sembrino sempre del tutto accurate. Per esempio, esse attribuiscono dodici salmi ad Asaf, ma, poiché pare che almeno alcuni di questi dodici si riferiscano a un tempo posteriore, potrebbe darsi che dalla soprascritta siano compresi anche i figli di Asaf. A Henan e ad Etan è attribuito un salmo ciascuno: le soprascritte di due salmi nominano Salomone; settantadue sono attribuiti a Davide, e una settantatreesima soprascritta menziona il suo nome; uno, il salmo novantesimo, è ascritto a Mosè, ed è probabile che anche il novantunesimo sia di sua composizione. Undici salmi sono indicati come per i figli di Kore. Ci sono alcune altre soprascritte che non menzionano alcun nome personale, e trentaquattro salmi sono del tutto senza soprascritta. È in un certo senso un errore comune ritenere per certo che Davide abbia composto tutti i Salmi. Quello che abbiamo detto, però, dimostra che malgrado ne abbia composti più di qualsiasi altro scrittore egli non li scrisse tutti. Gli scrittori di molti salmi non possono essere determinati con sicurezza.
    Né si può dichiarare precisamente chi raccolse i 150 salmi in un solo volume. Molti suggeriscono che li avesse compilati Esdra perché fossero adoperati nel secondo tempio, completando così il “Salterio” usato nel primo tempio. Davide fu il fondatore del “Salterio”, e che egli desse inizio alla raccolta non può esser dubbio. Ezechia anche risulta avervi avuto parte. (2 Cron. 29:30) Ciò che si deve ricordare è che i salmi furono composti durante un periodo di più di mille anni (da Mosè fino a dopo il ritorno dalla cattività), da parecchi scrittori diversi, e che dal tempo di Davide in poi ne furono fatte diverse raccolte. Questa è indubbiamente la ragione per cui il libro di Salmi ha cinque divisioni. Ciascuna di queste era una di tali raccolte. Che ci furono diversi collezionisti di questi cinque libri spiega perché alcuni salmi sono ripetuti nell’attuale unico libro di Salmi. (Paragonate i Salmi 14 e 53; 40:13-17 e 70; 108 e 57:5-11; 60:5-12). Con tutta probabilità Esdra fece la raccolta definitiva, mettendo le precedenti in un solo volume e facendone una parte del cànone ebraico.
    Oltre a indicare in molti casi il nome degli autori, le soprascritte indicavano lo stile e il carattere del salmo stesso, o il suo complesso musicale, come la specie di coro che lo doveva cantare oppure da quale strumento dovesse essere accompagnato, il suo uso nell’adorazione pubblica, la sua dedicazione, il suo scopo, o l’occasione dalla quale ne era derivata la composizione. Per illustrare, notate le soprascritte dei Salmi 3,18, 34,41, 60, 88 e 120.
    L’ultimo citato è il primo di quindici salmi classificati come “Cantico dei gradi”. (Salmo 119, Sales) Circa ciò che è indicato da queste classificazioni le opinioni variano. La parola ebraica così tradotta deriva da una radice che vuol dire “ascendere” o “salire verso l’alto”. Essa potrebbe riferirsi ai gradini per salire, o ad elevazione in genere. Perciò alcuni dicono che indica che questi salmi devono essere cantati con la massima elevazione di voce, altri che si riferisce all’insuperabile eccellenza del soggetto dei salmi, ed altri ancora che significa che il coro che cantava questi cantici era situato su un luogo elevato. Se si riferisce ai gradini, potrebbe significare che erano cantati dal popolo mentre saliva i gradini del tempio sul colle di Sion. L’opinione prevalente asserisce che questi ‘canti delle salite’ (Luzzi, nota in calce) eran cantati dal popolo mentre viaggiava verso Gerusalemme, sia quando tornavano da Babilonia che quando erano in cammino verso il tempio per le feste annuali. Al viaggio verso la città si faceva in genere riferi-mento come a una salita, perché essa era situata in una località elevata. - Si vedano Salmo 122:4; Esdra 7:9.
    Alcuni salmi hanno in ebraico una struttura alfabetica nella quale le righe, i versi o le stanze cominciano con le lettere successive dell’alfabeto ebraico. In altre parole, il primo rigo comincia con la prima lettera dell’alfabeto ebraico, il secondo rigo con la seconda lettera dell’alfabeto, e così via per tutto l’alfabeto ebraico di ventidue consonanti. Questa struttura è chiamata “acrostica”, e forse era usata per aiutare la memoria dei cantori. Acrostici sono i Salmi 9 e 10 (presi insieme; essi erano uno in origine), 25, 34, 37, 111, 112, 119 e 145. Il Salmo 119 si distingue specialmente essendo diviso in ventidue stanze di otto versi l’una; ciascun verso nella stanza comincia con la stessa lettera ebraica, la quale lettera ebraica compare pure all’inizio di tale stanza. Le ventidue stanze sono raggruppate successivamente sotto le ventidue lettere dell’alfabeto ebraico. Così la prima stanza inizia con la prima lettera dell’alfabeto ebraico, alef (?), e ciascun verso di quella stanza comincia con la lettera alef; la seconda stanza inizia con la seconda lettera, bet (?), e con questa lettera bet comincia ciascuno degli otto versi di quella stanza; e così via per le ventidue stanze. La Versione Riveduta mette solo il nome della lettera ebraica prima di ogni stanza.
    Un’espressione che il lettore di Salmi troverà frequentemente è “Sela”. Essa ricorre settantun volte. È un’espressione musicale, e si ritiene che voglia dire “pausa, sospensione, trattenere”; o da parte del cantante del salmo per un interludio musicale o da parte di entrambi, cantante e musica strumentale, per una silenziosa meditazione. In ciascuno caso, la pausa, è usata per dare maggior risalto al fatto o sentimento espresso, permettendo al pieno significato dell’ultima dichiarazione d’imprimersi nella mente. Le citazioni che seguono daranno ulteriori informazioni sul tempo, l’occasione e il luogo in cui i salmi erano cantati, e anche in quanto all’accompagnamento musicale dei cantori: 1 Cronache 15:19-21, 28; 16:5, 6, 42; 2 Cronache 5:12, 13; 7:6; 20:21, 22; 29:25, 28, 30; Esdra 3:10, 11; Nehemia 12:27, 40-43; Salmi 95:1, 2; 98:4-6; 105:2; 150:3-5; Matteo 26:30; e Giacomo 5:13.
    Il libro dei Salmi consiste dei più belli ed elevati cantici, poesie e odi liriche che siano mai stati scritti. I Salmi son riconosciuti come la perfezione della poesia atta ad esser cantata e a esprimere i sentimenti del salmista, anziché avvenimenti come nella poesia narrativa e drammatica. Alcuni salmi, tuttavia, sono di quest’ultimo tipo; narrano una storia o hanno un elemento drammatico. Essi sono scritti in versi ebraici ritmici ma senza rima. Caratteristici dei salmi sono i loro molti parallelismi, cioè l’espressione di pensieri paralleli o in contrasto oppure sentimenti in strutture grammaticali similari. Questo contribuisce a rendere immensamente più potente e scorrevole il ritmo.
    Ma nessuno soggiaccia al malinteso che il libro di Salmi non sia altro che bei cantici, ricchi per valore letterario ed espressione emotiva. Essi non sono scritti solo per esprimere sentimenti di persone, o per rappresentare situazioni nelle quali si sarebbero trovati taluni individui in secoli successivi. L’unica persona prefigurata dai salmi è Cristo Gesù. Su di lui contengono molte profezie, e predicono anche situazioni nelle quali si sarebbero trovati i suoi seguaci come classe. Lo spazio non permette di elencare le prefigurazioni di Cristo Gesù, ma notate almeno i Salmi 2:6; 16:10; 22:1, 7, 8, 16, 18; 34:20; 35:11; 41:9; 69:4, 8, 9, 21; 78:2; 110:1, 2; e 118: 22, 23. Non vi sbagliate: i salmi sono pieni di profezie. Essi sono citati da Gesù e dai suoi apostoli più frequentemente di qualsiasi altro libro delle Scritture Ebraiche. Anche ai nostri giorni sono citati dai predicatori del vangelo a causa della loro natura principalmente profetica.