Annunziante il Regno di Geova
Annunziante il Regno di Geova
Venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo cosi in terra.
Questo è il sito ufficiale dell' Associazione Internazionale Testimoni di Geova

Lo studio della bibbia

 
 
    Il titolo di questo libro è preso dalla sua parola iniziale nell’originale ebraico, Mishelèy, che significa “proverbi”. Ma la parola ebraica tradotta “proverbi” ha un significato più vasto: essa significa “similitudine”, cioè, “paragone, parabola, indovinello”. La parola italiana “proverbi” ci viene dal termine latino proverbia, nel quale pro significa “per” e verbia significa “parole”. Quindi “proverbi” letteralmente vuol dire “per parole”, e tale significato basilare ci riporta al significato originale che la parola doveva esprimere. Doveva applicarsi a detti significativi che comunicavano in poche parole ciò che di solite avrebbe richiesto molte parole. Il proverbio risparmiava parole; le sue poche parole erano usate in sostituzione di molte parole, o “per parole”. Il breve detto proverbiale sostituiva un intero discorso, tanto era ricco di significato. Il significato letterale della parola “proverbi” fa dunque capire come è appropriato il titolo di questo libro della Bibbia, caratterizzato da concisione e chiarezza di discorso.
    Il libro di Proverbi, come quello di Salmi, è una raccolta di raccolte precedenti. Questo risulta dal fatto che il libro viene diviso in cinque parti, ognuna delle quali fu forse una volta una raccolta separata. Le suddivisioni sono le seguenti, e identificano ciascuna il proprio autore: (1) Capitoli 1-9, il cui versetto iniziale è una soprascritta che indica il suo compositore: “Proverbi di Salmone, figliuolo di Davide, re d’Israele”. (2) Capitoli 10-24, anche questa sezione con la soprascritta “Proverbi di Salomone”. (3) Capitoli 25-29, con la soprascritta che dice: “Ecco altri proverbi di Salomone, raccolti dalla gente di Ezechia, re di Giuda”. (4) Capitolo 30, presentato come “Parole di Agur, figliuolo di Jaké”. (5) Capitolo 31, intitolato mediante la soprascritta, “Parole del re Lemuel. Sentenze con le quali sua madre lo ammaestrò”.
    Da quello che è stato detto si capisce chiaramente che Salomone compose la maggior parte del libro, essendo attribuiti a lui i primi ventinove capitoli. Questo non significa che egli avesse effettivamente scritto questi capitoli. Primo Re 4:32 dichiara riguardo a Salomone: “Pronunziò tremila massime e i suoi inni furono in numero di mille e cinque”. Ma se Salomone non li scrisse, senza dubbio li scrissero altri che gli eran vicini. Se no, come si sarebbe potuto contarne il numero? Che il numero tremila non fosse solo una cifra approssimativa o arrotondata è dimostrato dal conto accuratissimo degli inni, aggiungendo perfino cinque ai mille. Inoltre, i proverbi di Salomone “raccolti” sotto la direttiva di Ezechia più di 250 anni dopo erano tratti da più antiche fonti scritte. Indubbiamente i proverbi di Salomone furono compilati di tempo in tempo durante il suo regno, e da queste varie copie furono fatte raccolte. Chi fece queste raccolte, e chi infine le mise insieme formando il libro di Proverbi? È affermato con chiarezza che la terza parte fu raccolta sotto la direttiva di Ezechia. Molti credono che Salomone stesso abbia messo in ordine la seconda parte; egli infatti avrebbe potuto sistemare la prima. Che egli veramente raccolse e ‘mise in ordine un gran numero di sentenze’ è dimostrato da Ecclesiaste 12: 11. Agur e Lemuel, compilatori della quarta e quinta parte dei proverbi, son rimasti nell’oscurità. Non c’è alcuna precisa nozione a loro riguardo, ma solo ipotesi. Né si può affermare con certezza chi fece o completò alla fine il libro di Proverbi come lo si trova nel cànone ebraico.
    Salomone regnò dal 1037 al 997 a. C. Poiché all’inizio del suo regno era giovane, è probabile che la maggior parte dei suoi proverbi fossero pronunciati verso la metà e il secondo periodo del suo regno, ma prima della sua caduta nell’idolatria. Egli era forse al suo apogeo al tempo della visita della regina di Sceba, qualche tempo dopo il suo ventennale programma di costruzione. Dal momento che non si sa nulla di definito intorno ad Agur e Lemuel, non si può dire nulla di attendibile sul tempo della composizione dei loro proverbi. Né si può assegnare una data definita alla raccolta e sistemazione finale del libro di Proverbi. Essa comunque non potrebbe essere anteriore al regno di Ezechia (745-716 a. C. ), poiché egli fu uno dei compilatori.
    Un riassunto del contenuto specifico di Proverbi è quasi impossibile. Come si potrebbero esprimere più brevemente? Per loro stessa natura sono il nocciolo di compendiose espressioni. Togliete altre parole e il pensiero scompare con esse. Si possono fare solo osservazioni generali circa il contenuto. La prima parte (1-9) è un istruttivo poema nel quale si loda la sapienza, a volte personificata (1:20-33; 3:13-20; 7:4; 8:1-9:12). È reso chiaro che il timore di Geova è il principio della sapienza, che la sapienza è trovata da quelli che la cercano con diligenza, e che quelli che la ritengono guadagnano la vita. Vengono fatte esortazioni riguardo alla fede, all’ubbidienza e allo studio, ed è rivolto un avvertimento particolarmente vigoroso relativo all’astuta meretrice. Inoltre questa parte apre per un momento il sipario del tempo e rivela come la Parola o Logos fosse con Geova prima della sua ulteriore estesa opera creativa. (8:22-36).
    La seconda parte è una raccolta di singoli proverbi e massime separate. Nessun tema particolare è svolto qui, come si trova nella prima parte. Potrebbe essere generalmente descritta come un contrasto fra giustizia ed empietà, fra le virtù e i vizi opposti. La terza parte segue la stessa vena con altre massime e osservazioni di Salomone. La quarta (30:1-33, di Agur) è una confessione dell’insignificanza dell’uomo, della purezza della parola di Dio, e della perversità di una certa generazione. Quindi, con una costruzione di linguaggio piuttosto parallela, Agur cita quattro cose che non sono mai soddisfatte, quattro cose troppo meravigliose perché si possa capirle, quattro cose che non si possono sopportare, quattro cose piccole ma straordinariamente sagge, e quattro cose belle dalla magnifica andatura. Il capitolo 31, la quinta parte, contiene la lezione di Lemuel sulla castità e moderazione e la descrizione della donna virtuosa.
    Si noti lo stile di Proverbi. La maggior parte del libro è scritta in poesia. I capitoli 1-9 sono composti in poesia lirica; il resto del libro è costituito per lo più di sceltissimi parallelismi poetici, sia che siano parallele l’idea e la costruzione grammaticale o che il parallelismo sia solo nella costruzione grammaticale e le idee siano contrasti o in antitesi. Quale esempio dei primi parallelismi si veda Proverbi 2:1-5, e per gli ultimi si legga Proverbi 10:1-7. La poesia ebraica è vigorosa, sebbene non abbia rima. Il suo vigore, il suo ritmo e la sua scorrevolezza vengono dal ritmo del pensiero espresso con parallelismi. Alcune delle perle della sapienza dei Proverbi sono connesse o collegate in coerente successione come una collana di perle; altre, come un mucchio di perle, sono sciolte e non collegate. Nella poesia della donna virtuosa alla fine del libro, ciascuno dei ventidue versetti (10-31) comincia con una lettera dell’alfabeto ebraico in ordine regolare. Tali poesie son chiamate poesie alfabetiche, o acrostici. Si veda la lezione sui Salmi per una spiegazione più particolareggiata di questa costruzione.
    Il libro di Proverbi stabilisce regole di condotta che manterranno gli adoratori di Geova su diritti sentieri. La loro praticità è evidente; il loro valore per tenere i lombi della mente cinti con la giustizia è innegabile; il loro ausilio per aiutare a vigilare sul proprio spirito o sulla propria disposizione mentale è enorme. E questo è vero perché sono da Dio. Ricordate che Salomone al principio del suo regno pregò Geova perché gli desse sapienza divina. La ottenne, la dichiarò, e Proverbi la riporta. Ma i Proverbi influiscono non solamente sulla vita e sulla condotta giornaliera delle persone: essi sono profetici di memorabili avvenimenti. Questo significato profetico li eleva a un valore pari a quello degli altri libri delle Scritture Ebraiche.