Annunziante il Regno di Geova
Annunziante il Regno di Geova
Venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo cosi in terra.
Questo è il sito ufficiale dell' Associazione Internazionale Testimoni di Geova

Lo studio della bibbia

 
Ecclesiaste
 
    “Ecclesiaste” è il titolo del libro, così come è stato tramandato dalla versione greca dei Settanta, e significa “predicatore”. Nella Bibbia ebraica il libro è chiamato Qoheleth (si pronuncia cohèlet), dalla seconda parola del versetto iniziale. Qoheleth è la parola ebraica che il sapiente re Salomone applicò a se stesso come un nome, e che significa “ecclesiaste”, o “predicatore”, o proclamatore. (Eccl. 1:1, 2, nota in calce) Benché il libro non menzioni realmente il nome di Salomone come suo scrittore, parecchi passi sembrano abbastanza convincenti per poter stabilire che egli ne fu l’autore. Il Pre-dicatore è identificato in Ecclesiaste 1:1, 12 come un figlio di Davide e re d’Israele a Gerusalemme. Nella storia biblica Salomone è l’unico che risponda a queste condizioni. I versetti 13-16 di questo stesso capitolo mostrano lo zelo del Predicatore nel cercare la sapienza, e l’eccellente successo ottenuto in questa sua ricerca di sapienza. Questo si addice a Salomone. Ecclesiaste 12:11 ci informa che il Predicatore fu un compositore di massime o sentenze. Il sapiente re Salomone non pronunciò forse tremila massime? (1 Re 4:32).
    È chiaro che il Predicatore di Ecclesiaste e Salomone sono una stessa ed unica persona. Questo è vero nonostante la contraria opinione di alcuni “critici” della Bibbia, che pare prendano piacere a intorbidare le chiare acque della verità con le loro “alte critiche”. I pochi termini aramaici che si trovano nel libro potrebbero essere stati appresi da Salomone da alcune delle sue mogli o concubine straniere. Inoltre la Siria, nella quale si parlava l’aramaico, faceva parte dei domini di Salomone. Può darsi che queste massime di Salomone, come i suoi proverbi, siano stati raccolti nella loro attuale forma come Ecclesiaste da un compilatore posteriore; ma questa possibilità non influisce nemmeno di un iota sul fatto che Salomone ne fu lo scrittore. Egli probabilmente compose questa serie di brevi saggi piuttosto innanzi nei quarant’anni del suo regno (1037-997 a. C.), ma prima della sua caduta nell’idolatria e della perdita del favore e del santo spirito di ispirazione di Dio. Alcuni Giudei e altri tradizionalisti cercano di giustificare il recidivo Salomone sostenendo che egli si riprese dalla sua caduta e che in seguito scrisse Ecclesiaste; ma non possono dare la minima prova di questa loro tradi-zione. La testimonianza biblica indica chiaramente che Salomone morì nella disapprovazione divina. (1 Re 11:1-43).
    Ma quando compose il libro di Ecclesiaste, Salomone era nel favore e sotto l’ispirazione di Geova. L’essenza del libro è: Temi Dio, il Giudice di tutti, e osserva i suoi comandamenti; eccetto la sua approvazione, tutto il resto è vanità. Questo tema è esplicitamente enunciato nell’introduzione e ribadito nella conclusione: “Vanità delle vanità dice l’Ecclesiaste, vanità delle vanità; tutto è vanità”. “Ascoltiamo dunque la conclusione di tutto il discorso: - Temi Dio e osserva i suoi comandamenti, perché questo è il tutto dell’uomo. - Poiché Dio farà venire in giudizio ogni opera, tutto ciò ch’è occulto, sia bene, sia male”. (1:2; 12:10, 15, 16).
    Il seguente è un breve schema generale del contenuto di Ecclesiaste. Lo stato temporaneo dell’uomo è contrapposto alla terra che dura per sempre e alle continue operazioni dei suoi cicli naturali; il re prova e riprova i frutti delle occupazioni e fatiche umane solo per respingerli come vani con lo stanco commento: “Anche questo è vanità”; egli vede stabilito un tempo per ogni cosa e proposito; comprende che l’uomo e la bestia muoiono nello stesso modo e che entrambi tornano alla polvere dalla quale sono stati tratti; considera le oppressioni provocate da invidia, ozio, cupidigia, soli-tudine e caparbietà; avverte della follia del chiacchierone, dell’obbligo di adempiere i voti, del fatto che Dio tiene conto delle ingiustizie, e che il prodotto della terra è per tutti e non per i pochi che vanamente accumulano ricchezze; una rassegna dei rimedi alla vanità è seguita da osservazioni sulla sapienza; a tutti accadono le stesse cose, e nella tomba non c’è consapevolezza; sapienza e follia sono messe in netto contrasto l’una con l’altra; sono dettate regole per la carità; e il finale dodicesimo capi-tolo rafforza l’ammonizione a ricordare il Creatore nei giorni della vostra giovinezza e del vostro vigore, rivolgendo ulteriori ammonimenti circa i mali dell’età avanzata, quando la debole vecchiaia fa presa su di voi e vi priva della vostra forza di ricordare il Creatore con zelante attività nel Suo servizio.