Annunziante il Regno di Geova
Annunziante il Regno di Geova
Venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo cosi in terra.
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Lo studio della bibbia

 
 
    Il canone greco fu completato con gli scritti dell’apostolo Giovanni, il discepolo particolarmente menzionato come amato da Cristo Gesù. (Giov. 13:23) Giovanni scrisse tre epistole o lettere, il libro di Apocalisse, e il Quarto Vangelo, tutti evidentemente nell’ultimo decennio del primo secolo dopo Cristo. Sembra che Giovanni abbia scritto il suo Vangelo dopo il suo esilio nell’isola di Patmo e dopo il suo ritorno ad Efeso, essendo la data di composizione intorno al 98 o 99 d. C. L’argomento dei critici moderni secondo il quale questo “Quarto Vangelo” sarebbe stato prodotto nel 132 o 150, ossia dopo la morte dell’apostolo Giovanni, viene confutato dall’importante scoperta di un frammento di codice papiraceo manoscritto del Vangelo di Giovanni. Questo codice papiraceo fu scritto nella prima metà del secondo secolo, cioè, fra il 100 e il 150 d. C. Fu rinvenuto in Egitto. In questo primo periodo, dunque, copie del Vangelo di Giovanni erano state fatte ed estesamente diffuse, da Efeso fino all’Egitto. Tutto ciò sostiene vigorosamente che il Vangelo originale doveva ovviamente essere stato scritto alcuni anni prima e fa evidentemente risalire la data della sua composizione al tempo in cui visse il vecchio apostolo Giovanni stesso. Una volta ancora l’integrità e l’autenticità degli scritti biblici sono rivendicate dai recenti scavi archeologici.
    Quando Giovanni come testimone oculare scrisse il suo racconto della vita di Cristo, i tre Vangeli sinottici, Matteo, Marco e Luca, erano già stati scritti da molto tempo. La loro testimonianza era ben conosciuta. Le loro narrazioni avevano chiaramente esposto l’attività pubblica di predicazione di Cristo Gesù durante il suo soggiorno sulla terra. Tutto questo è manifesto dalla testimonianza interna del Vangelo di Giovanni. Egli non tratta gli stessi particolari dei tre Vangeli sinottici, scritti in precedenza. Egli non si occupa tanto degli avvenimenti quanto dei discorsi fatti da Gesù nella vita intima con i Suoi discepoli, discorsi non riportati nei precedenti Vangeli. Uno sguardo alla tavola che segue questa lezione basta per mostrare che l’apostolo Giovanni ripete raramente quello che riferirono i tre precedenti scrittori del Vangelo.
    Di speciale pregio è il Vangelo di Giovanni nel determinare la durata del ministero pubblico di Gesù quando era sulla terra. Il numero delle pasque celebrate dopo il battesimo di Gesù all’età di trent’anni è la chiave che risolve questo importante problema cronologico. Matteo, Marco e Luca menzionano soltanto una pasqua dopo il battesimo, quella celebrata poco prima della morte di Gesù sul palo. Se questa fosse l’unica, risulterebbe che la vasta attività di predicazione di Cristo Gesù sarebbe limitata ad un fuggevole periodo di sei mesi. Il Vangelo di Giovanni definisce l’attività di Gesù in un periodo di tre anni e mezzo indicando che furono celebrate quattro pasque durante il ministero terreno dell’unto Re. (2:13; 5:1; 6:4; 12:l e l3:l)
    Una controversia sorge sulla questione di applicare Giovanni 5:1 alla pasqua o ad una festa diversa. Il versetto dice: “Dopo queste cose ci fu una festa de’ Giudei, e Gesù salì a Gerusalemme”. Il testo indica chiaramente che fu la festa che indusse Gesù ad andare a Gerusalemme a quel tempo. La pasqua sarebbe stata la festa più probabile per esigere la sua presenza. È dichiarato precisamente ch’egli partecipò a due pasque, ed è indicata la particolare ragione (in Giovanni 7:1) per cui non poté assistere ad una terza. Le pasque avevano tale importanza. La raccolta delle spighe da parte dei discepoli sembra aver fatto seguito alla festa menzionata in Giovanni 5:1, e questa raccolta di grano maturo indicherebbe un tempo posteriore alla pasqua e precedente alla Pentecoste. (Luca 6:1) Soltanto considerando questa festa come la pasqua rimane sufficiente tempo per la vasta opera di predicazione in Galilea, senza ammassare arbitrariamente gli avvenimenti. La suddetta situazione inerente alla celebrazione di quattro pasque è divinamente corroborata dall’ispirata profezia di Daniele scritta molti anni prima, vale a dire, che l’unto (il Messia e Principe) sarebbe stato soppresso con la morte nel mezzo della settantesima settimana d’anni. Quel “mezzo” doveva giungere dopo un ministero di tre anni e mezzo come Messia. (Dan. 9:27).
    Dato che il Vangelo scritto dall’apostolo Giovanni tocca un terreno vergine, un esame generale del suo contenuto è essenziale per completare il nostro studio sul ministero terreno di Gesù come è rivelato dai quattro Vangeli. Soltanto Giovanni descrive l’intervallo di oltre sei mesi dal battesimo di Gesù all’inizio della campagna in Galilea con l’elettrizzante annuncio: “Il regno dei cieli è vicino”. Durante quell’intervallo di tempo è rivelato come Gesù sceglie i suoi primi discepoli, compie il suo primo miracolo, celebra la sua prima pasqua dopo il suo battesimo e caccia fuori dal tempio i mercanti, predica a Nicodemo, e come dirige le attività battesimali dei suoi discepoli. (1:35-3:36) Dopo l’imprigionamento di Giovanni Battista, Gesù predica ai Samaritani nel suo viaggio di ritorno in Galilea. (4:1-42).
    Molti mesi d’intensa predicazione in Galilea trascorrono, e un’altra celebrazione pasquale si avvicina, ma l’apostolo Giovanni ha scritto appena nove versetti su questo tempo memorabile (4:46-54). Perché? Perché questi avvenimenti sono stati già confermati dalla bocca di tre ispirati testimoni; gli scritti dei tre Vangeli sinottici attestano dell’incalzante offensiva di verità promossa da Cristo Gesù contro le menzogne. Inoltre, questi tre precedenti racconti non interrompono il rapido svolgimento della campagna in Galilea per notare la seconda pasqua e la celebrazione della stessa da parte di Gesù a Gerusalemme. Ma Giovanni lo fa, e riempie così una lacuna. (5:1) Il secondo anno della vigorosa campagna di Galilea, durante la quale sono scelti i dodici apostoli, pronunciato il sermone sul monte, compiuto un secondo giro di predicazione per tutta la Galilea e subito dopo un terzo giro consecutivo nel territorio, nel quale gli apostoli sono inviati a due a due, tutte le attività di questo secondo anno memorabile in Galilea sono sorvolate dal Vangelo di Giovanni, per la stessa ragione per cui egli omise il primo anno della campagna di Galilea.
    Ma ora con un’altra pasqua imminente, una di quelle che di nuovo i tre altri scrittori del Vangelo non menzionano, Giovanni interviene per colmare la lacuna. Egli riprende la narrazione nel momento che gli apostoli tornano dalla loro partecipazione al terzo giro nella Galilea, riferisce l’imminenza di una pasqua, narra il miracoloso pasto provveduto a 5.000 persone, il tentativo antiteocratico d’incoronare Gesù come re e il miracolo di Cristo di camminare sulle acque. (6:1-21) A questo punto Giovanni riporta un discorso pronunciato da Cristo nella sinagoga a Capernaum che provoca una divisione e un allontanamento di molti discepoli. (6:22-71) Quindi Giovanni 7:1 indica il motivo per cui Gesù non partecipò alla terza pasqua: “Perché i Giudei cercavan d’ucciderlo”. Vale a dire, alla festa di Gerusalemme doveva sorgere la cospirazione, e non era ancora l’ora fissata da Dio perché il Serpente e la sua progenie ferissero il calcagno del Re. La profezia rimandò quello pseudotrionfo di Satana alla pasqua successiva.
    La campagna di Galilea in questo frattempo sembrò essersi quasi esaurita. L’opera di predicazione si estende nei distretti circonvicini. Un giro è compiuto nella Fenicia, da un’estremità all’altra, e poi giù nella Decapoli, per risalire subito dopo fino a Cesarea di Filippi. Dopo il ritorno in Galilea e ulteriore predicazione, benché la maggior parte di questo periodo sia impiegato nell’addestrare gli apostoli, Gesù si dirige alla volta di Gerusalemme per la ferra dei tabernacoli del 32 d. C. È a questo punto della celebrazione di una festa che Giovanni riprende il filo del racconto e narra gli insegnamenti di Gesù alla festa dei tabernacoli, ma subito dopo sospende il racconto per lasciare esclusivamente a Luca il compito di dettagliare il resto dell’ulteriore ministero nella Giudea. (7:2-9:41) Egli interviene con un distacco di due mesi, soltanto per accennare a Gesù alla festa della dedicazione, al suo insegnamento intorno al Buon Pastore e al suo ritorno oltre il Giordano. (10:1-42) Luca riprende di nuovo per narrare la prima parte dell’ulteriore ministero in Perea. Giovanni riempie un’altra lacuna, narrando la risurrezione di Lazzaro, il consiglio di Caifa contro Gesù e il ritorno di Gesù in Efraim. (11:1-54).
    Con un successivo balzo nel corso del tempo Giovanni ci porta a pochi giorni prima della pasqua del 33 d. C., sorvolando la seconda parte dell’ulteriore ministero in Perea accuratamente descritto nei racconti dei tre Vangeli sinottici. Ma anche nel riferire intorno alle attività di Gesù durante i pochi giorni precedenti alla Sua morte sul palo, l’apostolo Giovanni non ripete semplicemente ciò che dissero gli altri scrittori del Vangelo. Egli omette molte cose, non menzionando neppure uno degli avvenimenti di quel movimentatissimo mercoledì, 12 Nisan dell’anno 33. Il racconto di Giovanni sulla celebrazione dell’ultima pasqua di Gesù con i Suoi apostoli e sugli avvenimenti che seguirono è di gran lunga il più intimo e dettagliato. Egli solo narra che Gesù lavò i piedi degli apostoli (13:1-20) e presenta per esteso l’illuminato discorso di Gesù di quella sera sul consolatore o santo spirito promesso, sul reciproco amore, sulla sopportazione della persecuzione e della tribolazione, terminando con la preghiera di Gesù per i credenti. (14:1-17:26) Segue quindi la narrazione del suo tradimento nei singoli particolari, il suo processo davanti al Sinedrio giudaico e al governatore Pilato davanti al quale egli rese testimonianza della propria regalità; poi la sua morte e risurrezione, seguita dalle sue visibili apparizioni ai suoi discepoli. Alla fine Giovanni dichiara che Gesù fece molte altre cose, tante che se fossero messe tutte per iscritto il mondo non potrebbe contenerne i libri. Ma i Cristiani sono oggi riconoscenti che lo spirito santo di Geova abbia spinto Giovanni a scrivere il suo Vangelo come conclusione del cànone delle Scritture Greche, poiché esso è inestimabile.