Annunziante il Regno di Geova
Annunziante il Regno di Geova
Venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo cosi in terra.
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Lo studio della bibbia

 
 
    Sembra che esistesse un vincolo d’amore particolarmente forte fra Paolo e i Cristiani di Filippi. Fu Paolo che per primo predicò loro il vangelo e in seguito li visitò due volte per stabilirli più saldamente nella fede. In risposta e riconoscenza per questo servizio iniziale e per le visite successive, i Filippesi provvidero ripetutamente ai suoi bisogni materiali. (Filip. 4:15, 16) Per esempio, quando Paolo fu a Roma all’epoca della sua prima prigionia, era con lui Epafrodito, venuto da Filippi. Epafrodito era stato mandato presso Paolo dai Filippesi per portargli cose di cui aveva bisogno. (4:18) Una lunga malattia impedì il pronto ritorno di Epafrodito a Filippi, ma quando finalmente si mise in viaggio egli portò l’epistola di Paolo indirizzata ai Cristiani di Filippi. (2:25-30) La lettera non contiene alcuna cen-sura o rimprovero; è scritta con calore e contiene amorevoli esortazioni a perseverare nella fedeltà. Tenuto conto della malattia del latore della lettera e dei viaggi compiuti tra Roma e Filippi, si ritiene che l’epistola fosse scritta verso la metà del secondo anno di prigionia di Paolo, ossia verso il 60 d. C. Alcuni asseriscono che le catene menzionate nell’epistola non sono quelle che gli furono imposte a Roma, ma piuttosto altrove, forse a Cesarea. Ma in Filippesi 1:7, 13, 14 e 4:22 è indicato che Roma è il luogo della prigionia e di conseguenza il luogo da cui l’epistola ai Filippesi fu scritta.
    L’apostolo Paolo associa a sé Timoteo nella composizione dell’epistola (1:1), e procede facendo alcune considerazioni generali sul suo amore per i Filippesi e sulle sue preghiere affinché abbondino sempre più in conoscenza e in frutti di giustizia. Poi si rallegra per il fatto che anche le sue catene contribuiscano alla diffusione del messaggio del vangelo: “I miei affari sono riusciti piuttosto al progresso della buona notizia”. In tutti i modi Cristo è predicato. Paolo spera ardentemente sia con la vita che con la morte di poter sempre magnificare Cristo Gesù senza paura. Egli spera di rivedere i Filippesi, ma sia che venga a trovarli sia che riceva soltanto loro notizie, li esorta a stare saldi nell’unità predicando il vangelo e a non lasciarsi mai spaventare dai loro avversari. (1:2-30).
    Nel raccomandar loro amore, unità e umiltà, Paolo li consiglia di avere lo stesso sentimento di Cristo Gesù, il quale non cercò di farsi un’alta reputazione ma venne sulla terra come uomo e come servo e abbassò se stesso fino a una morte ignominiosa sul legno o palo. Per questo Egli fu sovranamente innalzato da Dio e gli fu dato un nome al quale ogni ginocchio nei cieli e sulla terra deve piegarsi e che ogni lingua deve confessare. Su questa base di amore e umiltà i Cristiani di Filippi sono consigliati di lavorare per la propria salvezza con timore e tremore. Non dovrebbero mormorare, ma dovrebbero essere irreprensibili e inoffensivi in mezzo all’empietà presentando con zelo la parola della vita a tutti gli uomini. Paolo esprime quindi la speranza di poter presto mandare loro Timoteo, e di venire lui stesso entro breve tempo; ma in attesa che si presentino queste opportunità decide di mandare loro Epafrodito con la sua epistola. (2:1-30).
    Ripetendoli egli mette in risalto gli avvertimenti contro i falsi maestri, specialmente quelli che tentano di trascinare i Cristiani sotto il giogo della schiavitù del vecchio patto della legge e riporre così fiducia nelle opere della carne. Se c’è qualcuno che può confidare nella carne, Paolo si ritiene in grado di farlo; ma egli considera tali cose di nessun valore e vi rinuncia volentieri per guadagnare Cristo. In Cristo egli aspira a vivere e morire e così giungere alla risurrezione. Egli si prefigge l’unico proposito di avanzare verso il premio della sua chiamata celeste; esorta con fervore i Filippesi ad avere lo stesso sentimento. Confrontando la fine meritoria di coloro che ricercano la giustizia mediante la fede in Cristo con la fine di coloro che cercano di mostrarsi giusti mediante le opere della carne, Paolo rivela che questi ultimi hanno fatto del ventre il loro dio, che le loro vane opere torneranno a loro vergogna, e che finiranno in perdizione. I fedeli, invece, riceveranno una gloriosa trasformazione dal cielo, dov’è la loro cittadinanza. (3:1-21).
    Egli conclude con alcuni ammonimenti generali, e col proposito di mantenere le menti e i cuori pieni di cose giuste Paolo dice: “Tutte le cose vere, tutte le cose di seria importanza, tutte le cose giuste, tutte le cose caste, tutte le cose amabili, tutte le cose delle quali si parla bene, se vi è qualche virtù e qualche cosa lodevole, continuate a considerare queste cose”. Dovevano fare ciò che udirono e appresero dall’apostolo. Ogni cosa può essere fatta in Cristo il quale dà forza. (4:1-23).