Annunziante il Regno di Geova
Annunziante il Regno di Geova
Venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo cosi in terra.
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Lo studio della bibbia

 
Secondo Timoteo
 
    Nell’anno 64 (d. C.) Nerone, a quanto si afferma, incendiò Roma, e in seguito accusò i Cristiani di essere autori della tragedia. Ne seguì una violenta persecuzione contro i Cristiani. Essi diventarono i popolari capri espiatori. Furono gettati in pasto alle belve nell’anfiteatro; furono arsi come torce viventi per illuminare i giochi notturni nei giardini imperiali e nel circo vaticano. Questo era lo stato di cose quando Paolo fu arrestato e condotto a Roma per subire un secondo processo, come si crede generalmente. Ciò avvenne verso il 65 o 66 d. C. Da Roma Paolo scrisse la sua seconda epistola a Timoteo; e fu l’ultima delle sue lettere canoniche. Durante la sua prima prigionia a Roma l’apostolo aveva una certa libertà di movimento, e si aspettava di venire assolto. Questa seconda volta la situazione era molto diversa. A quanto sembra egli era in catene e così strettamente sorvegliato che soltanto con molta difficoltà si poteva arrivare fino a lui; mentre Paolo durante la prima prigionia prevedeva l’assoluzione e liberazione, egli ora si aspettava di terminare il suo corso sulla terra. Era considerato un malfattore, un criminale della peggiore specie. (2 Tim. 1:8, 16-18; 2:9; 4:6-8, 18) Questo rigoroso trattamento palesa il cambiamento dell’attitudine di Nerone verso il Cristianesimo. Si crede che il martirio di Paolo sia avvenuto in Roma verso il 66 d. C. La seconda epistola a Timoteo fu probabilmente scritta prima dell’inverno del 65 o 66.
    Paolo ammonisce Timoteo a restar saldo nella fede, a non vergognarsi della testimonianza di Paolo prigioniero. Iddio non ha dato uno spirito di codardia, ma di potenza e d’amore e di sanità di mente. Cristo abolì la morte e mise in luce la vita e l’immortalità, e Paolo soffriva perché aveva predicato queste cose. (1:1-18) Paolo esorta Timoteo a comunicare ad altri le cose che aveva apprese, affinché anch’essi potessero insegnarle ad altri che cercano la verità. Come buon soldato di Cristo egli doveva sopportare le avversità e non immischiarsi negli affari di questa vita. Paolo dice a Timoteo: “Fa tutto il possibile per presentar te stesso approvato a Dio, operaio che non ha di che vergognarsi, maneggiando rettamente la parola della verità. Ma evita i discorsi vuoti che violano ciò che è santo; poiché essi avanzeranno sempre più nell’empietà”. Istruisci con mansuetudine! (2:1-26).
    Egli dà un avvertimento concernente gli ultimi giorni. Quelli saranno tempi difficili; gli uomini saranno simili a bruti; ogni devozione professata sarà soltanto esteriore. Quantunque gli uomini empi diventino sempre peggiori, Paolo esorta Timoteo a camminare secondo le Scritture, che gli erano state insegnate fin da fanciullo. Perché? Perché “tutta la Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a rimproverare, a mettere le cose a posto, a disciplinare nella giustizia, affinché l’uomo di Dio sia pienamente capace, del tutto PREPARATO PER OGNI OPERA BUONA”. (3:1-17) “Predica la parola, datti ad essa con urgenza in tempo favorevole e in tempo difficoltoso”, esorta Paolo. Verrà il tempo in cui non sopporteranno la sana dottrina, ma si accumuleranno maestri che solleticheranno i loro orecchi con quello che essi desiderano sentir predicare. Ma Timoteo doveva provare il suo ministero, malgrado le afflizioni. Paolo quindi dichiara che è pronto ad essere offerto nella morte; egli è fiducioso di aver combattuto un buon combattimento e spera che il Signore lo farà risorgere dalla morte insieme ad altri fedeli per la vita spirituale al tempo della Sua manifestazione. Concludendo, Paolo chiede a Timoteo di venire da lui prima dell’inverno, e gli dice che solo Luca era rimasto con lui. Chiede che Timoteo gli porti le pergamene lasciate a Troas. Nomina Alessandro il ramaio dicendo che egli gli fece molto male. Si rallegra poiché il Signore Iddio era con lui quando gli altri fuggivano, ed esprime ancora la fiducia che Geova Dio lo preserverà nel suo regno celeste. (4:1-22).