Annunziante il Regno di Geova
Annunziante il Regno di Geova
Venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo cosi in terra.
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Lo studio della bibbia

 
Primo Giovanni
 
    L’apostolo Giovanni, noto per essere stato particolarmente amato da Cristo Gesù, terminò gli scritti del cànone delle Scritture Greche durante l’ultimo decennio del primo secolo dell’era cristiana. Compose cinque libri della Bibbia, tre dei quali sono epistole. La prima epistola di Giovanni è quasi unanimemente attribuita alla penna dell’apostolo che scrisse il Vangelo e l’Apocalisse. Quanto al tempo e al luogo in cui fu scritta, le opinioni non sono così concordi. Tuttavia l’evidenza disponibile a questo riguardo sembra avvalorare l’opinione che l’epistola sia stata scritta dopo l’Apocalisse, cioè dopo il 96 d. C., e verso il tempo in cui fu scritto il Vangelo di Giovanni, intorno all’anno 98 o 99. Sembra che l’apostolo Giovanni abbia passato gli ultimi anni della sua lunga vita nelle vicinanze di Efeso in Asia Minore, ed è pertanto probabile ch’egli abbia scritto la sua prima epistola mentre si trovava in questa regione. Non è rivolta a una congregazione o a qualche individuo in particolare e perciò si pensa che sia stata scritta per circolare fra le congregazioni cristiane in generale.
    L’amore è la qualità messa in risalto nell’epistola. Il capitolo iniziale dichiara che “Dio è luce, e in unione con lui non ci sono tenebre alcune”. Perciò colui che sostiene di essere in comunione con Dio e allo stesso tempo cammina nelle tenebre è bugiardo. Solo quelli che camminano nella luce hanno comunione con Dio, con Cristo e con i fratelli cristiani. Tutti commettono peccati, ma se confessano questi peccati e invocano perdono nel nome di Gesù saranno purificati da ogni ingiustizia. (1:1-10) Dopo aver identificato Cristo Gesù come Soccorritore dei Cristiani presso il Padre e come sacrificio propiziatorio, non solo per i loro peccati, ma anche per quelli di tutto il Nuovo Mondo, Giovanni consiglia di non amare questo vecchio mondo né le cose che sono in esso. Iddio non ama questo mondo pieno di concupiscenza e superbia; quelli che l’amano non possono essere amati da Dio né avere amore per Dio nei loro cuori. Questo mondo e quelli che l’amano passano via, ma “chi fa la volontà di Dio rimane per sempre”. L’apostolo mette quindi in guardia contro gli anticristi, e ammonisce i fedeli a rimaner saldi nell’unzione dello spirito di verità ch’egli ha insegnato loro. (2:1-29).
    Il particolare amore che Dio nutre per le creature è palesato dal fatto che alcuni uomini sono chiamati per essere figli di Dio nella gloria spirituale, a somiglianza del glorificato Re Cristo Gesù. Da quel momento in poi questi chiamati devono vivere per la giustizia e non devono più peccare volontariamente. Devono abbondare in amor fraterno; non devono nutrire nell’intimo del loro cuore nessun odio per i fratelli cristiani. L’invidioso Caino uccise il giusto Abele, suo fratello; quelli che odiano i loro fratelli sono omicidi come lui. L’amore si deve manifestare con buone azioni. “Amiamo, non a parole né con la lingua, ma coi fatti e in verità”. (3:1-24) Dopo alcune informazioni sul modo di provare le espressioni ispirate per determinare se sono da Dio o dal Diavolo, Giovanni continua la sua esortazione sull’amor fraterno e sull’amore di Dio. Dio è amore. Egli ha manifestato il suo amore verso noi mandando il proprio Figlio sulla terra per essere una propiziazione per i nostri peccati. Noi dovremmo manifestare lo stesso altruismo verso i nostri fratelli. Inoltre, il nostro amore verso Dio dovrebbe riflettere perfetta devozione e integrità verso Lui. L’intrepidezza nel dichiararlo pubblicamente e nel confessarlo nel giorno del giudizio è la prova dell’amore perfetto verso Dio; l’amore perfetto caccia via la paura. (4:1-21).
    Tutto ciò che precede conduce alla definizione dell’“amor di Dio” esposta all’inizio del capitolo 5: “Questo è ciò che significa l’amor di Dio, che osserviamo i suoi comandamenti; eppure i suoi comandamenti non sono gravosi”. Segue quindi il versetto citato molto sovente dai trinitari, 1 Giovanni 5:7, secondo la Versione Diodati e le versioni cattoliche. Questo versetto non si trova negli antichi manoscritti Vaticano 1209, Sinaitico, e Alessandrino. Infatti, non si trova in nessun manoscritto GRECO anteriore al quindicesimo secolo. Quasi tutte le versioni moderne, salvo quelle cattoliche italiane, omettono giustamente questo versetto spurio. Nella nota in calce della versione cattolica di Giuseppe Ricciotti, viene ammesso che il versetto “manca in tutti i codici greci anteriori al secolo XV e in quelli della Vulgata anteriori al secolo VIII”. Un’altra versione cattolica, pubblicata nel 1941 dalla Confraternita Cattolica Romana di dottrina religiosa negli Stati Uniti, include il versetto. Ma in una nota in calce questo gruppo cattolico ammette che il versetto non si trova negli antichi manoscritti, ma lo include in base alla pretesa che il papa abbia l’autorità di giudicare la validità di tutti i versetti delle Scritture. La Versione Italiana Riveduta rende correttamente questa parte dell’epistola, mostrando che lo spirito di Geova, l’acqua della verità e il sangue della propiziazione sono concordi come tre armoniosi testimoni dimostranti che Gesù è il Figlio di Dio. (5:6-8) Ciò elimina dall’epistola di Giovanni il diabolico versetto trinitario che vi era stato insinuato mediante un contraffazione religiosa. Dopo aver considerato i vivificanti benefici che provengono dal Figlio Cristo Gesù, Giovanni dichiara che l’intero empio mondo giace nel malvagio, Satana. Egli conclude con un ammonimento sul culto degli idoli. (5:1-21).