Annunziante il Regno di Geova
Annunziante il Regno di Geova
Venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo cosi in terra.
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Lo studio della bibbia

 
 
    Il titolo del secondo libro del Pentateuco è preso dalla versione greca dei Settanta, nella quale è chiamato “Exodos”, che significa uscita, o dipartita, cioè, dall’Egitto. “Esodo” è la forma italiana del greco “Exodos”. Questo titolo descrive particolarmente la prima parte del libro. È così anche per il titolo ebraico di questo libro. Nella Bibbia ebraica esso è chiamato Ve-Elleh Shemoth, “or questi sono i nomi”; che sono le parole con le quali il libro inizia. Abbreviato il libro è chiamato semplicemente: “Shemòth”, “nomi”; cioè, i nomi dei primi Israeliti in Egitto.
    Che Mosè scrisse questo libro, e che fu composto durante il soggiorno nel deserto, sono fatti già stabiliti nello studio su Genesi, in cui l’intero Pentateuco viene dimostrato quale memoriale divino scritto per mano di Mosè. (Eso. 17:14; Mar. 12:26) Il libro contiene la storia di avvenimenti ve-rificatisi durante i 145 anni dopo la morte di Giuseppe, avvenuta nell'anno 1657 a. C., fino al 1512 a. C., anno dell’erezione del tabernacolo nel deserto, ai piedi del Monte Sinai.
    In Esodo Mosè narra dell’ascesa di un nuovo Faraone, che nella sua invidia per la prosperità del popolo di Dio comincia una vigorosa campagna antisemitica. Egli lo opprime sotto il giogo dello Stato irreggimentandolo per il suo programma di opere pubbliche. L’amara oppressione e schiavitù fallisce; gli Ebrei continuano ad aumentare. Viene emanato il decreto di uccidere tutti i bambini maschi degli Ebrei, ma Mosè sfugge all’azione infanticida venendo nascosto e allevato dalla figlia di Faraone. (1:1- 2:10).
    Divenuto uomo egli difende vigorosamente i suoi fratelli uccidendo un Egiziano oppressore. Mosè fugge a Madian, dove sposa Sefora, figlia di Reuel. La sua fuga era avvenuta all’età di quarant’anni; ora, quarant’anni dopo, egli ritorna in Egitto. Riceve un comando divino di far ciò, in questo modo: ”Mentre pascolava il gregge del suo parente Jethro ai piedi del Monte Sinai fu colpito dal fenomeno di un cespuglio che bruciava senza consumarsi. Iddio gli parlò dal cespuglio. L’Onnipotente aveva notato l’afflizione di Israele in Egitto, e qui dichiarò il suo proposito di liberarlo; quindi rivelò il significato del suo nome ”Geova” a Mosè. Mosè è nominato per radunare gli Israeliti in adorazione e per chiedere al Faraone che siano rilasciati affinché abbiano libertà. (2:11-4:28).
    Accompagnato dal fratello Aaronne come suo portavoce, Mosè convinse gli Israeliti dell’appoggio di Dio compiendo dei segni. Quindi si presentò al Faraone d’Egitto! Il risultato è ben noto. Nessuna libertà di adorazione, fu la sua decisione! Soltanto maggior lavoro nell’interesse dello Stato, ecco la risposta. Mosè compie dei segni, che i magi di Faraone riescono a duplicare fino a un certo punto; ma essi sono presto sconfitti e lo ammettono. Con effetti devastatori le piaghe colpiscono il paese: fiumi si mutano in sangue, rane invadono il paese, zanzare dappertutto come la polvere, indi sciami di mosche, poi la mortalità del bestiame, ulceri infettive, grandine distruttiva, seguita in rapida successione dalle piaghe delle locuste e dalle tenebre, mentre gli Israeliti furono risparmiati dalla quarta piaga in poi. Tutto questo servì solo a indurare il cuore di Faraone. Quindi la terribile decima piaga! I primogeniti degli Egiziani uccisi! Prima di ciò fra gli Israeliti fu istituita la Pasqua, il 14 Nisan; infine Faraone fu ansioso di vederli andar via. Essi uscirono come una nazione libera. (4:29-13:22).
    Ma essi non avevano visto la fine dell’ostinato Faraone. In un finale, decisivo inseguimento contro il popolo di Dio, egli, con i suoi eserciti combattenti, li raggiunse al Mar Rosso. Mosè stende il suo bastone sulle acque. Miracolosamente si apre per essi un corridoio, ma si trasforma subito in una trappola mortale per gli eserciti inseguitori di Faraone. Il mare diviso si richiude con furia distruggitrice e seppellisce le truppe di Faraone in una tomba acquea. Mentre il mare schiumante porta ad una fine culminante la camera di Faraone, i liberati Israeliti innalzano un cantico di vittoria sulla sponda. (14:1-15:21).
  Cominciano quindi le varie esperienze del soggiorno nel deserto. Geova manda la manna per cibarli; combatte per loro sconfiggendo Amalek. Mosè si riunisce alla sua famiglia con la visita di Jethro, suo parente. Tre mesi dopo il loro esodo si accampano presso il Sinai. Qui è inaugurato il patto stipulato in Egitto al tempo della prima Pasqua. Geova per mezzo di Mosè fornisce la legge in tutti i suoi particolari, mediante la quale essi dovranno essere guidati. Viene riassunta nei Dieci Comandamenti, e deve condurli nell’adorazione per la quale sono stati liberati. Però quando viene data a Mosè, gli Israeliti sono già rivolti all’idolatra adorazione del vitello.
    Da Dio viene ricevuto un comando specifico relativo alla costruzione del tabernacolo. Gli Israeliti contribuiscono spontaneamente, ed esperti operai guidati dallo spirito di Geova portano il lavoro a compimento. Esso viene innalzato e il sacerdozio, con Aaronne come capo, è stabilito, il primo Nisan del secondo anno dopo il loro esodo dall’Egitto. Tutto è accettevole dinanzi a Dio, come è manifestato da una nuvola di protezione sopra il tabernacolo e dalla sua gloria che lo riempie. Gli ultimi versetti mostrano che per tutto il tempo che la nuvola restava quivi gli Israeliti non viaggiavano; quando essa si alzava essi levavano le tende. La nuvola di giorno e il fuoco di notte erano una incoraggiante manifestazione della presenza e protezione di Geova. Il Teocrata guidava la sua Teocrazia tipica. (15:22-40:38).
    Esodo è il racconto della nascita e dell’organizzazione della nuova nazione tipica di Dio e della storia costituzionale della tipica Teocrazia di Geova. Vi è narrato come Israele fu appartato e liberato per ché fosse per Geova ‘un tesoro particolare fra tutti i popoli, un regno di sacerdoti e una nazione santa’. Questa è la pura essenza del libro. La canonicità di questo libro è sufficientemente stabilita dal fatto che più di quaranta versetti sono citati da Cristo e dai suoi apostoli, o parola per parola o secondo il senso. Profezie adempiute, sia su piccola scala che al completo, dimostrano pienamente l’ispirazione di Esodo.