Annunziante il Regno di Geova
Annunziante il Regno di Geova
Venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo cosi in terra.
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Lo studio della bibbia

 
 
    Lo scrittore di questa epistola è identificato con queste parole: “Giuda, uno schiavo di Gesù Cristo, ma fratello di Giacomo”. Giuda non si qualifica apostolo (vi furono due apostoli così chiamati). Questo, sebbene non escluda di per se stesso che egli fosse il fedele apostolo Giuda, acquista un ulteriore significato quando si pensa che lo scrittore nella sua epistola parla degli apostoli in terza persona adoperando il pronome “essi” invece di “noi”. (Verss. 17, 18) Lo scrittore sembra quindi escludersi dagli apostoli. Egli è “fratello di Giacomo”, e con ciò sembra intendersi lo scrittore dell’epistola, Giacomo, il quale era un fratello di Gesù. Questo significherebbe che anche Giuda era un fratello di Gesù; e infatti il suo nome appare nell’elenco dei fratelli di Gesù. (Matt. 13:55: Mar. 6:3; vedere pure Giovanni 7:5 e Atti 1:14) Per dimostrare il suo apprezzamento per la parentela col risorto Re Cristo Gesù, Giuda si definisce schiavo di Cristo piuttosto che fratello di Gesù.
    Il tempo in cui fu scritta l’epistola non può essere stabilito con certezza. Però la somiglianza che ha col secondo capitolo della seconda epistola di Pietro mostra che all’epoca in cui furono scritte entrambe le epistole prevalevano condizioni simili. In base a ciò, molti credono che l’epistola di Giuda sia stata scritta nella stessa epoca della seconda epistola di Pietro, vale a dire, verso il 64 d. C. A sostenere quest’opinione c’è la probabilità che fosse scritta prima della distruzione di Gerusalemme, nel 70 d. C., poiché Giuda non fa alcun riferimento alla caduta di quella città. Naturalmente l’apostolo Giovanni scrisse dopo la caduta di Gerusalemme e tuttavia non vi fa riferimento, ma il caso di Giuda era diverso. Egli rafforza i suoi particolari argomenti menzionando gli specifici giudizi divini eseguiti contro i peccatori. (Verss. 5-7) Sembra probabile che se Gerusalemme fosse già stata distrutta egli avrebbe accennato a quella calamità ancora così fresca nella mente dei suoi lettori, specialmente per il fatto che Gesù l’aveva predetta. Perciò l’epistola di Giuda fu probabilmente scritta poco prima dell’anno 70 d. C.
    L’epistola di Giuda non fu indirizzata a qualche particolare congregazione o chiesa o a qualche gruppo o individuo, ma è una lettera generale che doveva essere estesamente diffusa fra tutti i Cristiani. L’epistola mette in guardia contro i falsi maestri che s’infiltravano inosservati e mutavano la devozione in dissolutezza e rinnegavano Iddio e Cristo. Giuda ricorda poi ai suoi lettori come Dio punì i malfattori nel lontano passato. Per rispetto verso Dio quale Suprema Maestà, l’arcangelo Michele non ardì lanciare contro il Diavolo “un giudizio con termini oltraggiosi” quando disputava per il corpo di Mosè; ma queste bestie irragionevoli dicono male delle autorità e del dominio teocratico. Sono come l’omicida Caino, come l’avido Balaam, come nuvole senz’acqua, come alberi senza frutti che devono essere sradicati, come le infuriate onde del mare schiumanti la loro vergogna, come stelle erranti a cui sono riservate eterne tenebre. La loro presenza contamina le congregazioni cristiane. Molti secoli prima del diluvio dei giorni di Noè, il fedele Enoc aveva preannunciato questi bestiali ingannatori e il tempo in cui Cristo ed i Suoi eserciti avrebbero eseguito il giudizio contro di loro. I fedeli servitori di Dio e di Cristo devono evitare questi mormoratori e biasimatori che camminano nelle loro proprie concupiscenze vantandosi e circondando le persone d’ìammirazione per trarne vantaggio; i servitori fedeli dovrebbero ricordare le parole di Gesù e l’avvertimento degli apostoli sulla venuta di tali schernitori. Edificatevi nella fede. Mantenetevi nell’amore di Dio. Manifestate misericordia ma odiate la veste contaminata dalla carne. A Colui che può trattenervi dal cadere e mantenervi irreprensibili, a Geova Dio, siano gloria, maestà, potenza e autorità, per sempre. - Verss. 1-25.