Annunziante il Regno di Geova
Annunziante il Regno di Geova
Venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo cosi in terra.
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Lo studio della bibbia

 
Apocalisse
 
    “La rivelazione di Gesù Cristo, che Dio gli ha data”. Queste parole iniziali dell’ultimo libro della Bibbia identificano correttamente i veri Rivelatori, a differenza dal titolo dato a questo libro nel maggior numero delle versioni della Bibbia. Questa non è una rivelazione di Giovanni, né Giovanni è il rivelatore. Geova Dio fece certe rivelazioni a Cristo Gesù, e Cristo Gesù trasmise la rivelazione ai suoi servitori sulla terra, comunicando queste cose a Giovanni e comandandogli di scriverle in un libro. I Rivelatori sono Geova Dio e Cristo Gesù. Il termine “Rivelazione” corrisponde alla parola greca Apocàlupsis da cui deriva la parola italiana “Apocalisse”.
    Il nome dello scrittore è incontrastabilmente “Giovanni”. (1:1, 4, 9-11, 19; 21:2; 22:8) Ma la domanda che sorge è: quale Giovanni? Lo stesso apostolo Giovanni, e non un altro Giovanni, un Cristiano vissuto più tardi, come pretendono i critici moderni. Essi dicono che lo stile vigoroso dello scrittore del libro di Apocalisse, col suo linguaggio figurato e con il suo spirito di vendetta e di spietato sterminio dei nemici di Dio, non concorda con l’amorevole e mite spirito dello scrittore del Vangelo e delle lettere generali dell’apostolo Giovanni. Essi dimenticano che l’apostolo Giovanni fu chiamato da Gesù “Boanerges”, vale a dire, uno dei “figli del tuono”. Egli doveva essere stato un discepolo molto energico, che avrebbe fatto scendere il fuoco dal cielo sul capo dei nemici di Dio se tale fosse stata la volontà di Dio. (Mar. 3:17; Luca 9:54) Tutto il contenuto dell’Apocalisse può essere messo in armonia con lo spirito dell’apostolo Giovanni, che scrisse in termini così amorevoli nel suo Vangelo. Il soggetto trattato nell’Apocalisse è molto diverso da quello trattato nel Vangelo e nelle epistole di Giovanni; anche le circostanze nelle quali egli scrisse l’Apocalisse erano diverse. Queste cose facilmente spie-gano qualsiasi cambiamento di linguaggio e di stile.
    La storia primitiva dell’era cristiana conferma che l’apostolo Giovanni fu lo scrittore. La storia convalida la dichiarazione biblica che l’apostolo Giovanni fu confinato a Patmo per la sua fedeltà a Dio. Giustino Martire, nel 150 d. C. circa, disse: “Un uomo fra noi, il cui nome era Giovanni, uno degli apostoli di Cristo, in una rivelazione che gli fu fatta, profetizzò che i credenti nel nostro Cristo vivranno mille anni nella [nuova] Gerusalemme”. Molti altri scrittori del secolo successivo a quello in cui morì Giovanni attestano che egli fu lo scrittore di Apocalisse. Tanto le evidenze interne quanto quelle esterne stabiliscono senza incertezze che lo scrittore dell’Apocalisse fu l’apostolo Giovanni.
    Giovanni fu confinato o esiliato nell’isola di Patmo, situata oltre la costa occidentale dell’Asia Minore, per la sua fedeltà nella testimonianza a Geova Dio e a Cristo Gesù. Mentre si trovava qui egli ricevette una serie di visioni, e gli fu comandato di metterle per iscritto. È irragionevole pensare che lo zelante Giovanni abbia indugiato ad ubbidire al comando di scrivere che proveniva da Cristo. (Apoc. 10:4) Perciò Giovanni deve aver messo per iscritto le visioni dell’Apocalisse proprio qui sulla piccola isola di Patmo.
    Ma quando? In un tempo in cui la persecuzione era intensa, in cui erano prese delle misure spietate come quella dell’esilio. Si ebbero due persecuzioni nei tempi apostolici: quella sotto l’imperatore romano Nerone (64-68), e l’altra che divampò sul finire del regno dell’imperatore Domiziano, nell’anno 96 d. C. Alcuni critici sostengono che Giovanni fu esiliato durante la persecuzione neroniana e asseriscono che l’Apocalisse fu scritta in quel primo tempo, ma sono indotti a ciò dalle in-terpretazioni personali che essi danno alle profezie del libro. La mole delle evidenze più degne di fiducia indica che fu durante la persecuzione domiziana che Giovanni fu esiliato a Patmo. Nel secondo secolo Ireneo disse: “Essa [l’Apocalisse] fu vista non molto tempo fa, quasi nella nostra stessa generazione, alla fine del regno di Domiziano”. Eusebio racconta una notizia comune nel suo tempo secondo cui nella persecuzione di Domiziano l’apostolo Giovanni fu esiliato a Patmo per la sua fedeltà a Dio. Il regno di Domiziano terminò sul finire dell’anno 96. Il suo successore, Nerva, liberò molti esiliati di Domiziano, fra i quali si crede vi fosse Giovanni. Ma a quel tempo l’apostolo aveva scritto l’Apocalisse, verso il 96 d. C. Traiano successe a Nerva nell’anno 98, e si crede che l’apostolo sia morto nel terzo anno del regno di Traiano (100 d.C.) .
    L’Apocalisse è indirizzata alle “sette congregazioni che sono nella provincia dell’Asia”. Ma vi erano più di sette congregazioni in quella provincia romana. Ne furono probabilmente scelte sette perché quel numero era considerato sacro e significava completezza, pertanto l’indirizzo indicherebbe l’intera congregazione cristiana e quelli che professavano di appartenervi. Questa opinione è sostenuta nel versetto iniziale: “La rivelazione . . . per mostrare ai suoi schiavi le cose che devono aver luogo in breve”. Il libro è una rivelazione per tutti i “suoi schiavi”, particolarmente per quelli che vivono negli “ultimi giorni”, quando “il tempo è vicino”. (Apoc. 1:1-4).
    Dopo un’introduzione generale e il saluto, e dopo aver stabilito la presenza di Giovanni a Patmo (1:1-9), sono descritte visioni dopo visioni, fin quasi alla fine del libro (1:10-22:7). La prima visione rivela Cristo Gesù glorificato che manda messaggi separati alle sette congregazioni. Fra le sette, quelle di Smirne e di Filadelfia sono le uniche a non essere particolarmente rimproverate. Smirne è particolarmente lodata, e riceve la promessa: “Dimostrati fedele anche nel pericolo di morte, e io ti darò la corona della vita”. Quelli che hanno orecchi per udire dovrebbero ascoltare e fare attenzione a questo messaggio proveniente dal Re. (1:10-3:22).
    La successiva visione è quella del trono di Dio. Colui che vi è seduto è circondato da ventiquattro anziani e da quattro creature viventi dall’apparenza singolare. Colui che siede sul trono ha un libro sigillato con sette suggelli, che nessuno può rompere eccetto l’Agnello di Dio. Mentre egli toglie un suggello dopo l’altro, la visione si estende. Un guerriero vittorioso su un cavallo bianco precede l’entrata di quattro altri cavalieri che annunciano afflizioni per la terra di Satana. Si vedono quindi i seguaci di Cristo che hanno sofferto il martirio; i potenti di Satana sono terrorizzati da un grande terremoto, dall’oscuramento del sole e della luna, e dalla caduta delle stelle. Giovanni vede poi in visione i 144.000 suggellati dell’Israele spirituale, e oltre a questi, una gran folla di persone provenienti da tutte le nazioni che serve davanti al trono di Dio. Con l’apertura del settimo suggello appaiono in vi-sione sette angelici suonatori di tromba. (4:1-8:6).
    Mentre ciascun angelo suona la tromba, sopraggiungono guai sull’organizzazione di Satana. Impressionanti raffigurazioni sono usate per descrivere queste afflizioni scatenate dagli squilli delle trombe, mentre si abbattono sulla terra, sul mare, sui fiumi e sulle fonti. La quarta tromba reca l’oscuramento della terza parte del sole, della luna e delle stelle. Una stella piomba a terra al suono della quinta tromba e provoca la piaga di un esercito di locuste. Ma anche quando il sesto angelo suona la sua tromba scatenando altri guai e un maggiore sterminio, le piaghe non inducono il resto degli uomini a ravvedersi dalla loro empietà. Appare un angelo con un libretto. Giovanni lo divora, e lo trova dolce come miele nella bocca, ma amaro nelle viscere. Gli viene riferito che la santa città sarà calpestata dai Gentili per quarantadue mesi, che per 1.260 giorni due testimoni di Dio profetizzeranno vestiti di sacco, che poi saranno uccisi dalla bestia di Satana, ma che i rallegramenti delle nazioni saranno cambiati in prostrazione e terrore quando i testimoni verranno richiamati in vita dallo spirito di Geova Dio. Allora il settimo angelo mette la tromba alle labbra e suona. Un potente coro celeste echeggia: “Il regno del mondo è divenuto il regno del Signor nostro e del suo Cristo; ed egli governerà come re nei secoli dei secoli”. L’Onnipotente Dio ha assunto il suo potere e il suo unto Re governa! È giunto il tempo di giudicare i morti, di dare il premio ai santi e ai profeti e a quelli che temono Iddio e di distruggere quelli che distruggono la terra! Ma le nazioni della terra sono adirate. (8:7-11:19).
    Nella visione una donna nel cielo partorisce un figlio maschio; Michele e i suoi angeli combattono contro il Diavolo e i suoi demoni; l’empio seduttore e le sue orde sono gettati sulla terra, dove si rendono responsabili di afflizioni sempre maggiori; essi prendono pure di mira il rimanente dei seguaci di Cristo per farli oggetto di una particolare persecuzione. (12:1-17) Poi sale dal mare la bestia con sette teste e dieci corna. Essa abbaglia il mondo, e l’umanità adora il Dragone che le dà il suo potere. Sorge poi una bestia con due corna simile a un agnello, che compie prodigi e inganna. Viene fatta una immagine della prima bestia; l’empio decreto è che tutti quelli che non l’adorano devono morire. Senza il segno della bestia nessuno può comprare o vendere. Il suo numero è 666. (13:1-18).
    Sul celeste Monte Sion sta in piedi l’Agnello di Dio, e con lui sono i 144.000 coeredi redenti fra gli uomini. Essi cantano un nuovo cantico davanti al trono. Appaiono degli angeli, uno reca l’eterno vangelo che deve essere predicato, un altro grida che Babilonia è caduta, un terzo condanna quelli che adorano la bestia a bere dal calice dell’ira di Dio, e quelli che da ora in poi muoiono nel Signore sono dichiarati benedetti mentre un angelo di Dio miete la messe di questa terra e un altro getta le uve della terra nello strettoio dell’ira di Dio, dove sono calpestate. (14:1-20) Un’altra visione rivela sette angeli con sette coppe contenenti le sette ultime piaghe. (15:1-8) Nessuna parte del mondo di Satana scamperà alle piaghe versate da queste coppe. Gli angeli le versano sulla terra, sul mare, sui fiumi, sulle fonti, sul sole, sul trono della bestia, sul gran fiume Eufrate, e nell’aria! Quando è versata la sesta coppa viene indicato che i demoni di Satana radunano la sua organizzazione ad Armaghedon. (16:1-21).
    Una meretrice sfarzosamente adornata appare quindi seduta su una bestia di colore scarlatto, con sette teste e dieci corna. È Babilonia, la madre delle meretrici! Questa bestia era apparsa una volta, poi era scomparsa alla vista, ma ora riappare cavalcata dalla meretrice. Questa amante la guida in una guerra suicida contro l’Agnello di Dio, ma prima di subire la distruzione eterna la bestia spazza via la dissoluta meretrice e si volge contro di lei con ardente furia distruttrice. (17:1-18) Questa visione si dilegua, ma quella che segue conferma la caduta di Babilonia. Il popolo di Dio riceve il comando di uscire da essa. I suoi peccati sono saliti fino al cielo, e le è resa una doppia retribuzione che la pre-cipita nella distruzione come una grande macina gettata nel mare. Alla sua caduta i capi del mondo di Satana piangono e fanno cordoglio. Ma i cieli di Dio si rallegrano. La vendetta è giunta. (18:1-24).
    I due capitoli successivi descrivono la visione della battaglia combattuta fino alla fine decisiva di Satana e della sua schiatta di vipere. Dopo essersi deliziato con la visione dello sposalizio dell’Agnello, Giovanni vede Cristo il “Re dei re e Signore dei signori” che guida i suoi eserciti celesti contro tutti gli altri avversari. Perfino lo stesso Satana è incatenato nella morte per mille anni, durante i quali Cristo e i Suoi benedetti santi regnano e giudicano il genere umano, e alla fine di questo periodo Satana è sciolto ancora per un breve tempo per mettere gli abitanti del nuovo mondo di Geova a un’ultima prova. Dopo breve tempo quell’empio è distrutto per sempre, insieme a coloro ch’egli seduce. (19:1-20:15).
    In una luce di suprema gloria la serie delle visioni di Giovanni si conclude con l’apparizione dei nuovi cieli e della nuova terra di Geova. La Gerusalemme celeste si rivela in tutto il suo maestoso splendore. Geova Dio e Cristo Gesù la illuminano di un fulgore tale da far impallidire il sole di mezzogiorno, e a quella celestiale città le nazioni renderanno gloria e onore. Dal trono di Dio e dell’Agnello sgorga un purissimo fiume di acqua della vita, e sulle sue rive cresce l’albero della vita per il beneficio dei servitori di Dio. (21:1-22:7).
    I versetti di chiusura (8-21) contengono un invito a bere dell’acqua della vita. Questo invito è fatto annunciare dallo Spirito e dalla sua sposa. Quelli che odono accolgono l’invito e lo fanno echeggiare, affinché altri ascoltino e tutti quelli che vogliono possano venire a bere gratuitamente le acque della vita. Questi versetti che costituiscono la conclusione dell’Apocalisse contengono pure l’ammonimento di non aggiungere e di non togliere nulla dalla Parola di Dio. Ringraziato sia Iddio la cui Parola sussiste per sempre ed è pervenuta fino ai giorni nostri. Mediante essa siamo “PREPARATI PER OGNI OPERA BUONA”.