Annunziante il Regno di Geova
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Venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo cosi in terra.
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Lo studio della bibbia

 
 
    “Levitico” è il titolo adoperato per designare il terzo libro del Pentateuco. La versione Vulgata latina lo chiamò “Leviticus” dall’espressione “Levitikòn” della versione greca dei Settanta. Questa terza parte del Pentateuco si chiama così perché considera principalmente il servizio dei sacerdoti levitici. Rabbini giudei, in un tempo posteriore, lo chiamarono Torath Kohanìm (Legge dei sacerdoti) e anche Torath Qarebanòth (Legge dei sacrifici). Nelle Bibbie ebraiche il libro è chiamato Vayyiqera, che è la prima parola del libro e significa “ed egli chiamò”.
    Levitico ha inizio con la congiunzione “e” collegandosi strettamente alla narrazione precedente di Esodo; quindi troviamo ancora l’evidenza che il “libro della legge”, o il Pentateuco, fu originariamente un libro solo, scritto da Mosè. Che ulteriori scrittori della Bibbia e Cristo Gesù stesso riconoscessero Mosè come l’autore di Levitico è mostrato dalla relazione nella quale mettono il nome di Mosè con le citazioni di quel libro. Paragonate Nehemia 8:14, 15 con Levitico 23:34, 40-43; Luca 2:22 con Levitico 12:2; Romani 10:5 con Levitico 18:5; e Matteo 8:4 con Levitico 14:1-32.
    Sull’esatto periodo di tempo compreso dal racconto di Levitico c’è qualche incertezza. Ma è certo che non supera un mese. I testi che seguono rivelano che tra la fine di Esodo e il principio di Numeri c’è un intervallo di un mese, il primo mese dell’anno 1512 a.C. “E il primo giorno del primo mese del secondo anno [dopo l’uscita dall’Egitto], il tabernacolo fu eretto”. (Esodo 40:17) “L’Eterno parlò ancora a Mosè, nel deserto di Sinai, nella tenda di convegno, il primo giorno del secondo mese, il secondo anno dell’uscita de’ figliuoli d’Israele dal paese d’Egitto”. (Numeri 1:1) Perciò quello che si narra in Levitico dev’essere accaduto nell’intervallo di un mese. L’unico racconto nel libro che precisi un particolare periodo di tempo è quello degli otto giorni impiegati nella consacrazione di Aaronne e dei suoi figli e nel loro relativo servizio. (Levitico 8:33; 9:1) Da tutto questo si deduce che il periodo del quale parla Levitico fu almeno di otto giorni e al massimo di trenta. Dato che Mosè in questo tempo aveva ricevuto il comando di scrivere, è possibile che egli abbia scritto il libro di Levitico in quel primo mese dell’anno 1512 a.C.
    In quanto al contenuto, essendo stati stabiliti il tabernacolo e i suoi arredi, Levitico comincia a trattare immediatamente una serie di leggi e ordinamenti relativi alle specie di sacrifici e alle distinte procedure inerenti. Un attento esame rivela uno schema definito disposto secondo gli argomenti. La cosa più importante è che le norme non erano allora insignificanti riti religiosi di uomini e che essi non hanno ora semplicemente un valore storico. Che gettino profeticamente un’ombra di cose avvenire è confermato dall’apostolo Paolo: “La legge ebbe un’ombra dei futuri beni”. (Ebrei 10:1-14; si vedano anche Galati 3:24; Colossesi 2:16, 17) Non tutte le cose che le leggi di Levitico prefigurano sono state del tutto adempiute (per esempio, i benefici delle cerimonie dell’antitipico giorno dell’espiazione e del giubileo). Questo fatto costituisce l’importanza attuale del contenuto di Levitico e ne raccomanda il serio studio.
    Il libro di Esodo fu terminato con l’erezione del tabernacolo e la nomina di un sommo sacerdote insieme a sacerdoti assistenti per servirvi. Segue Levitico che regola con le sue leggi le relazioni del popolo con Dio. I primi sette capitoli parlano dei sacrifici. “Sacrificio” traduce la parola ebraica qorbàn, che ha come significato fondamentale “appressarsi” oppure “avvicinarsi”, e si riferisce a ciò che è portato all’altare. Il penultimo versetto di questi capitoli conclude riassumendo questa parte sui sacrifici, enumerandone le sei specie trattate: “Questa è là legge dell’olocausto, dell’oblazione, del sacrificio per il peccato, del sacrificio di riparazione, della consacrazione e del sacrificio di azioni di grazie”. (7:37).
    Questi sacrifici sono compresi in due grandi divisioni: sacrifici cruenti e sacrifici incruenti. Solo quelli cruenti contavano come espiazione, e per questa ragione ai consacrati di Dio era proibito di bere o mangiare il sangue. (Levitico 17:11-14; Ebrei 9:22) Le creature viventi adoperate erano tori, pecore, capri, colombe e tortore. In breve, i vari sacrifici avevano il seguente significato: L’olocausto indicava la completa dedicazione a Geova. I sacrifici di azioni di grazie si rendevano in occasione di ringraziamento o lode a Geova. I sacrifici per il peccato e i sacrifici di riparazione erano molto simili, però vi era una distinzione. In senso lato, sembra che il sacrificio per i peccati si riferisse al peccato vero e proprio, mentre il sacrificio di riparazione avrebbe più che altro avuto relazione con speciali casi di negligenza. Quest’ultimo era offerto per singoli individui; il primo per singole persone o per tutta la congregazione. Le oblazioni incruente di grano o farina erano fatte in riconoscimento della liberalità di Dio nel provvedere benedizioni terrene. Le offerte di consacrazione di quelli che venivano unti sacerdoti si bruciavano completamente, per indicare la piena consacrazione dell’offerente.
    I capitoli da 8 a 10 contengono quasi la sola narrazione storica, col racconto della consacrazione del Levita Aaronne e dei suoi figli e del servizio di Aaronne alla fine del periodo di consacrazione di sette giorni, e anche con la rivelazione dell’offerta di strano fuoco compiuta da due figli di Aaronne. Questo atto idolatra costò loro la vita. I cinque capitoli seguenti riportano la legge inerente agli animali puri e impuri e leggi su altre impurità e relative purificazioni. Il sedicesimo capitolo descrive le vitali, tipiche cerimonie dell’annuale giorno dell’espiazione. I restanti undici capitoli del libro parlano di leggi di santità e riportano le norme relative all’anno giubilare e alla sua proclamazione e al conferimento della “libertà in tutto il paese”. Un capitolo esorta all’ubbidienza, mettendo in contrasto le sue benedizioni con le maledizioni che seguono la disubbidienza. Questo capitolo, il ventiseesimo, è altamente profetico. Esso predisse molte cose che più tardi accaddero agl’Israeliti.
    La sostanza di Levitico è il racconto dell’espiazione tipica e della santificazione e santità del popolo eletto di Geova. I molti sacrifici ricordavano agli uomini il peccato ereditato da Adamo e il bisogno dell’espiazione. Perciò gli Israeliti avrebbero dovuto riconoscere la necessità della venuta dell’Agnello di Dio che avrebbe tolto i loro peccati. Ma come nazione essi caddero infine nella pratica di semplici opere morte. La legge condusse solo una minoranza a Cristo.
    Il fatto che uno scrittore posteriore non avrebbe potuto immedesimarsi così interamente nei tempi di Mosè rende testimonianza alla verità che il libro di Levitico fu scritto da Mosè nel deserto. Tutto indica la vita in un campo. Qualche legge persino riflette le speciali circostanze ca-ratteristiche di quel tempo. Per esempio, tutti gli animali da usare per cibo dovevano essere uccisi alla porta del santuario. Questo era perfettamente possibile quando tutti vivevano insieme in un accampamento, col santuario al centro; ma non era affatto conveniente quando si trovavano sparsi nell’eredità della loro tribù nella Terra Promessa, alcuni perfino molto lontani dal santuario. Perciò questo ordinamento subì delle modifiche circa 39 anni dopo, poco prima di entrare in Canaan. (Deut. 12:15, 20, 21) Citazioni di Levitico nelle Scritture Greche, e l’ispirata spiegazione dei suoi sacrifici nel libro di Ebrei, ne confermano l’autenticità. (Matteo 5: 38, 43; 15:4; Romani 10:5; 2 Corinzi 6:16; 1 Pietro 1:16).